Redacted

“Il linguaggio dell’immagine è la mia preoccupazione principale”

Brian De Palma, 1975

 Gratificato con il Leone d’Argento per la miglior regia, il nuovo film di Brian De Palma, presentato in anteprima mondiale al Lido, appare distante anni luce dalla Black Dahlia che aveva inaugurato la kermesse veneziana solo l’anno scorso.

Redacted, girato in Giordania con attori pressoché sconosciuti, con un budget ridottissimo ed in alta definizione, è al contempo radicalmente innovativo e profondamente depalmiano.

Il regista di Newark ha deciso di confrontarsi con la stessa storia già raccontata nel suo Vittime di Guerra (1989), che la cruda realtà irachena ha brutalmente replicato nel marzo 2006.

Questa volta però, De Palma ha scelto di mettere in scena la storia dello stupro e dell’omicidio di una giovane irachena, da parte di un gruppo di soldati americani di stanza a Samarra, come se fosse un documentario, frutto del montaggio di materiale già esistente: riprese amatoriali di uno dei soldati coinvolti, nastri delle telecamere di sorveglianza della base, un reportage francese e tanti frammenti raccolti sul web o dai notiziari televisivi.

Diversi punti di vista, dunque, e finanche l’apparente assenza di un punto di vista, per raccontare la storia di sei soldati, sempre più straniati ed alienati dalla cupa routine dell’attesa di una tragedia imminente, ponendosi su un piano narrativo completamente antitetico, rispetto alla rappresentazione unilaterale, che ha caratterizzato il racconto “ufficiale” della spedizione irachena.

The movie is a grimly mischievous emblem of our media-blitzed world, ha scritto David Denby[1].

Ciò che è differente, rispetto ai tempi del Vietnam è che, con l’avvento di internet e delle piccolissime videocamere digitali, poche azioni possono rimanere segrete[2].

Un cosiddetto mockumentary, un falso documentario, dunque, in cui De Palma rinuncia alla sua messa in scena barocca, ai suoi prodigiosi carrelli, ai lunghi piani sequenza, agli split screen, ai plongée che hanno riempito il suo cinema sino a Black Dahlia, per delle riprese apparentemente casuali, sgrammaticate, rubate in mezzo ad una strada o dentro alle stanze della base americana.

Eppure è proprio in questo grado zero dell’inquadratura che De Palma riafferma inaspettatamente la forza del suo cinema visionario, in cui le immagini possono mentire per 24 fotogrammi al secondo ed è solo il regista-demiurgo, attraverso il montaggio, a ricostruirne il senso.

De Palma, che negli ultimi dieci anni era stato messo ai margini da una hollywood interessata solo ad affidargli vuote macchine spettacolari alla Mission: Impossible, riacquista il centro dell’arena, con un film piccolo e forse invisibile, ma che brilla come il diamante incastonato nel cemento di Snake Eyes.

Redacted è una riflessione sul potere delle immagini, in cui quelle ricostruite, sceneggiate, interpretate si mescolano a filmati originali, tratti da youtube, ed alle fotografie di guerra.

Ma di fronte alle informazioni censurate, manipolate – redacted appunto – della Guerra in Iraq, ancora una volta è il regista-demiurgo farsi carico di comporre pazientemente un puzzle agghiacciante: non solo la guerra genera immagini, ma anche che le immagini stesse generano nuova guerra, in una spirale che diventa sempre più tragica e disumana[3].

De Palma si incarica di ricordarci, ancora una volta, quanto sia forte il potere delle immagini: manipolate, occultate, travisate ed utilizzate per la creazione di un racconto realistico, solo apparentemente oggettivo.

Per De Palma l’inclusione del materiale che circola su internet non è solo frutto di un’attrazione estetica, ma diviene anche necessità artistica, per recuperare notizie censurate o “addolcite” dai media ufficiali e per mostrare i lati oscuri del conflitto, come le esecuzioni in diretta di soldati americani o l’uccisione di civili.
E’ vero, come afferma A.O.Scott, che the information is out there — confusing and painful, yes, but nonetheless available for discussion and analysis[4], ma il compito che De Palma si è dato è proprio quello di accostare, raccogliere, ricreare quelle immagini, perchè possano illuminare una tragedia collettiva e non limitarsi a raccontare un dramma individuale.

E nel farlo Redacted riflette su se stesso, ponendosi il più controverso degli interrogativi morali: come mostrare le atrocità della guerra, senza finire per sfruttare la rappresentazione di quell’orrore.

De Palma, paradossalmente, non ci risparmia nulla delle lunghe giornate dei soldati a Samarra, nella base, al check point, nelle perlustrazioni, ma decide di illuminare solo con la luce verde degli infrarossi di una telecamera, tutto l’episodio dello stupro, lasciando completamente fuori campo la violenza alla giovane irachena.

Troppe volte accusato di facile voyerismo, di misoginia, De Palma appare qui invece rigoroso, misurato nelle sue scelte:in all, the assault excites nothing but disgust. None of us particularly want to hear what “Redacted” has to say, including liberals who criticize the war but regard the soldiers as noble victims. De Palma suggests, by contrast, that some soldiers have become demoralized by the incoherent war policy and have fallen into criminal behavior—an unpleasant idea, but hardly, after Abu Ghraib and Haditha, a lie.[5]

In Redacted non c’è solo una generica condanna della spedizione irachena, ma c’è la raffigurazione più tragica dell’immoralità del Soldato, ridotto ad una macchina da guerra, forgiato nei campi di addestramento, privato di ogni umanità ed abbandonato in un contesto economico e sociale che non comprende e che nessuno ha provato a spiegargli.

Lo stato permanente di paura ed esaltazione, raffigurato in Redacted, è il contesto in cui la morte più atroce è un evento imprevedibile eppure sempre presente e dove il valore di una vita, la dignità di ogni persona è calpestata dall’ignoranza, dalle parole d’ordine imparate e non comprese, dall’orrore in cui quei soldati sono catapultati.

Redacted è implacabile nel raccontare la miseria morale ed intellettuale di quei soldati, reclutati, tra coloro che vedono forse nell’esercito l’unica àncora di salvezza per sottrarsi ad una routine criminale o ad un orizzonte sociale e lavorativo, privo di speranze.

De Palma descrive la deriva di una civiltà, che il cinema non può ignorare, e il disincanto di una nazione stanca delle bugie di guerra, finendo col demolire, in tal modo, tutta quella retorica dell’eroe, che dopo l’11 settembre ha trovato tanto spazio nella narrativa statunitense.

Non ci sono eroi in guerra, l’orrore – l’orrore del Kurtz di Conrad – si appropria di ogni respiro ed il più “eroico” dei soldati, non può far altro che registrarlo, fissandone le immagini, ma non ha la forza morale di tentare di impedirlo.

Il film si chiude sulle fotografie di tante vittime di guerra, spesso martoriate dalle bombe, dai colpi di mortaio, dalle mine.

L’ultima è quella di Abeer Qasim Hamza Al-Janabi, 14 anni, irachena, stuprata ed uccisa a sangue freddo: il suo corpo, dato alle fiamme, è tutto ciò che resta di lei.

I volti sono però oscurati da un tratto di pennarello: anche queste immagini, paradossalmente, sono state redacted, per motivi legali, quasi a volerci ricordare che, a condizione di saperli analizzare, le fonti e i punti di vista non ufficiali possono servire a far emergere quanto è nascosto sotto quel tratto di pennarello[6].

Redacted ****

 


[1] David Denby, Obsessed, New Yorker 19.11.2007

[2] Cfr. Roger Ebert, Redacted, Chicago Sun-Times, 16.11.2007

[3] Paolo Mereghetti, Redacted, Corriere della Sera, 1.9.2007

[4] A.O.Scott, Rage, Fear and Revulsion: At War With the War, New York Times, 16.11.2007

[5] David Denby, Obsessed, New Yorker 19.11.2007

[6] Federico Ferrone, Riadattamento del Reale, www.drammaturgia.it, 1.9.2007

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