Femme Fatale

La rivista CIAK ha creato una rubrica intitolata Piaceri proibiti! nella quale invita i lettori a scrivere una recensione  dei propri “peccati cinematografici”, i film che non si ammetterebbe mai di amare alla follia.

Il nostro piacere proibito è questo.

FEMME FATALE di Brian De Palma ***1/2

Il più sottovalutato e vilipeso tra i Movie Brats degli anni ’70, Brian De Palma è invece uno dei pochi ad avere avuto le idee chiarissime, sin dall’inizio.

Nipotino di Hitchcock, senza paura di plagio, misogino almeno quanto il regista inglese, straordinario autore di riprese impossibili, che smascherano la macchina cinema, senza alcun interesse per la verosimiglianza, ma secondo la massima per cui il cinema non può essere una tranche de vie, ma al massimo un morceau de gâteau.

Condannato all’oblio negli ultimi 10 anni, nonostante il suo Redacted sia a tutti gli effetti il più straordinario film sulla guerra in Iraq e sui conflitti nell’era di internet e dei blog, Femme Fatale ha rappresentato la summa del suo cinema dei corpi, della sensualità, dell’iperbole visiva.

In esilio produttivo da Hollywood, De Palma ambienta in Francia il suo thriller definitivo, con Banderas nel ruolo tipico del testimone impotente e con Rebecca Romijn, in quelli della femme fatale del titolo.

Diversamente da Vestito per Uccidere, Blow Out e Omicidio a luci rosse, questa volta è la donna a reggere i fili del complotto ed a ribaltare le prospettive.

E’ forse uno scarto, rispetto alla tradizionale passività delle protagoniste dei suoi film, ma che si adatta perfettamente all’esuberanza prorompente di Rebecca Romijn, di cui la macchina da presa del regista si innamora ad ogni inquadratura, a cominciare dal riflesso nello schermo televisivo che apre il film, prima del piano sequenza da applausi, che ci trascina nel vivo del racconto.

De Palma è ossessionato dalle immagini, dalla loro riproduzione: il suo è, à la Godard, un cinema che mente 24 volte al secondo. La realtà non esiste se non nella rappresentazione che percepiamo.

Rappresentazione che spesso è ingannevole, sfuggente: non a caso il protagonista qui è un fotografo, rapito dai mille volti della sua preda, che non riesce mai davvero ad afferrare.

Femme Fatale è un segno infranto, un piccolo gioiello caduto nel dimenticatoio riservato ai grandi vecchi, che sono passati di moda e che sono costretti al silenzio o al massimo alla celebrazione del loro nobile passato (Scarface, Gli Intoccabili, Carrie).

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