In questa serie coreana proposta da Netflix assistiamo all’incontenibile vendetta di Nam Gi-Jun (So Ji-Seob), un gangster che ha abbandonato l’attività criminale e si è dedicato a gestire un campeggio nei pressi di Seul. Dopo che il fratello minore Nam Gi-seok (Lee Jun-hyuk), destinato a raccogliere l’eredità del padre Lee Joo-woon (Huh Joon-ho), uno dei principali boss della città di Seul, è stato barbaramente ucciso (e il caso insabbiato per paura del coinvolgimento diretto del figlio del capo di un’altra importante famiglia criminale, la Bongsan), Nam Gi-Jun si lascia alle spalle un’impressionante scia di sangue pur di risalire fino alla sorgente dell’omicidio del fratello e punire il vero mandante. Con il prosieguo di questa lenta e inesorabile vendetta, che finisce per decimare i vertici delle due più potenti famiglie criminali della città, ampliamo la prospettiva iniziale e, attraversando una fitta foresta di solitudine e menzogne, riusciamo a scoprire la mente responsabile della vicenda.
Mercy For None (Lett. Pietà per nessuno) si inserisce nel filone dei revenge movie orientali, ambientati nel mondo della malavita di Seul. Una metropoli cupa e decadente in cui la corruzione è radicata a tutti i livelli, senza possibilità di redenzione. Il sistema è chiuso e non può essere scalfito: cambiano i protagonisti, certo ci sono imprevisti, ma non c’è via d’uscita, come sembrano sapere tutti i principali personaggi di questo cupo noir. La violenza, estrema e senza tregua, è di diretta emanazione del webtoon Gwangjang, adattato per la serialità televisiva da Choi Sung-eun (Little Sister). I pochi barlumi di umanità passano fugaci solo sul volto del protagonista, interpretato da un ottimo So Ji-Sub, apprezzato dal pubblico per A Company Man (2012) e che qui ci offre una prova attoriale intensa e a tratti struggente, come nel finale. Il suo personaggio è un cavaliere solitario e romantico, che incede claudicante dato che, per punirlo, in passato le gang gli avevano reciso il tendine d’Achille. Che il personaggio più umano sia quello che commette più omicidi può sembrare un paradosso, ma si inserisce nell’ormai assodato format per cui l’eroe appare piuttosto come un anti-eroe: le virtù tradizionali sono piegate a comportamenti tutt’altro che irreprensibili, anche se con una giustificazione, in questo caso onorare la memoria del fratello e vendicarlo.
Compatto, in sette episodi essenziali e dal ritmo serrato, Mercy For None immerge fin dal primo episodio lo spettatore in un contesto di violenza senza freni. I pochi momenti di respiro, in cui gli affetti sono capaci di prendere il sopravvento, sono legati al rapporto tra Gi-seok e Gi-Jun e di fatto delimitano il racconto, andando ad aprire e a chiudere la narrazione. Nel mezzo c’è una ricerca di vendetta caparbia e testarda, portata avanti senza enfasi, quasi con riluttanza e pudore da Nam Gi-Jun, che affronta molteplici attacchi, portati senza strategia né organizzazione, quasi piuttosto con disperazione, da un esercito di nemici; assalti confusionari motivati dalla necessità e dalla paura a cui lui oppone la tranquilla determinazione di un uomo che non ha nulla da perdere. Gi-Jun procede quasi come in un videogioco, superando schiere di nemici armati di coltelli e mazze; le armi da fuoco sono davvero poche e riservate ai nemici più importanti, quelli che davvero hanno avuto un ruolo nella morte del fratello. Gi-Jun dal canto suo predilige i pugni, poderosi e devastanti, capaci di far letteralmente volare via gli avversari. A livello stilistico la qualità migliore è proprio la fluidità degli scontri, naturalmente lunghissimi, irrealistici e senza filtri, raccontati con una fotografia noir di grande fascino a cui il sonoro, con i rumori di ossa rotte e di ferite da cui sgorgano fiotti di sangue, dona un’estetica definita per quanto codificata nel genere. La macchina da presa indugia sul sangue, sui corpi martoriati, sugli occhi fissi e senza vita delle vittime della vendetta di Gi-Jun, senza pudore né reticenza.
Al di là delle qualità tecniche e della grande visibilità il prodotto va capito e letto non come un’esaltazione della violenza o un inno al desiderio di autodistruzione del protagonista, quanto piuttosto come il racconto di un mondo in decadenza, senza valori, senza aperture di possibilità verso il futuro e in cui le nuove generazioni non riescono a garantire un equilibrio tra prassi del passato e nuove istanze socio-economiche. La solitudine del protagonista è quella dell’individuo che cerca di allontanarsi dalla società in cui è nato, ma è costretto dagli eventi a percorrere strade già viste e battute.
E’ questa tensione del rapporto tra individuo e società uno degli aspetti più forti che la serie trasmette allo spettatore e forse uno dei suoi maggiori motivi di interesse. Oltre alla qualità dei combattimenti, s’intende.
TITOLO ORIGINALE: Mercy for None
DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: 45 minuti
NUMERO DEGLI EPISODI: 7
DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix
GENERE: Crime Drama Noir Action
CONSIGLIATO: imperdibile per quanti amano le scene di combattimento, il rumore delle ossa rotte e i fiotti di sangue.
SCONSIGLIATO: inadatto ad un pubblico di minori e, in generale, a quanti non amano le serie oltre misura violente. Da segnalare anche che è disponibile in italiano solo con i sottotitoli.
VISIONI PARALLELE: No Tears for the Dead, film di Lee Jeong-beom, un solido action coreano con grande attenzione agli aspetti emotivi e al racconto del senso di colpa da parte del protagonista, un killer senza scrupoli che inizia a cambiare dopo aver accidentalmente ucciso una giovane donna. La situazione peggiora quando gli viene assegnato il compito di eliminare proprio la madre della ragazza.
UN’IMMAGINE: il campeggio condotto da Gi-Jun è un luogo diverso dai neon della città di Seul dove si svolge gran parte del racconto, un luogo altro con un preciso valore simbolico, ma che alla fine risulta anch’esso freddo e spoglio, come se il paesaggio non potesse in alcun modo stemperare l’infinita solitudine e il dolore del protagonista. C’è una certa bellezza nella natura che circonda il campeggio, ma è comunque una bellezza senza energia, senza gioia, senza colori.

