Bussano alla porta

Bussano alla porta *1/2

La piccola Wen gioca con le cavallette nel bosco che circonda la casa che i genitori adottivi Eric e Andrew hanno affittato per l’estate. Improvvisamente compare davanti a lei il corpulento Leonard, seguito da altri tre sconosciuti, armati con strani strumenti fai da te. L’uomo le spiega che i suoi genitori dovranno aiutarli a salvare il mondo dalla sua fine prematura.

Wen scappa in casa, ma il quartetto di ospiti misteriosi finisce per entrare con la forza, spiegando a Eric e Andrew che sono messaggeri dell’apocalisse, convenuti proprio lì da spaventose visioni comuni. Per evitare lo scatenarsi di piaghe bibliche che precipiteranno il mondo verso l’estinzione, Andrew, Eric e Wen dovranno offrire in sacrificio al Signore uno di loro.

Quando il terzetto ovviamente si rifiuta, il primo dei quattro intrusi, dopo un breve rituale, viene brutalmente ucciso dagli altri. Subito dopo la televisione mostra lo scatenarsi di terremoti e spaventosi tsunami sulla costa occidentale degli Stati Uniti.

E’ la prima delle piaghe annunciate da Leonard e dagli altri o si tratta di un piano minutamente organizzato per vessare Eric e Andrew, già oggetto in passato di aggressioni omofobe?

L’identità di uno dei quattro intrusi accende i sospetti di Andrew…

Il nuovo film di M.Night Shyamalan è l’adattamento infedele del romanzo di Paul Tremblay del 2018, La casa alla fine del mondo, edito da Mondadori.

Il regista di Philadelphia tuttavia modifica sostanzialmente la parte centrale e soprattutto il finale della storia, cambiandone il verso radicalmente e piombando il suo film in un cupo millenarismo determinista e fanatico.

Spesso in passato i suoi lavori hanno risentito di un cristianesimo oscurantista, da antico testamento, in cui colpa e punizione sembrano dimenticare la dimensione evangelica del perdono e dell’amore.

Bussano alla porta, nella versione di Shyamalan, è un film chiuso su se stesso, che accetta l’assurdità della premessa apocalittica come reale e prosegue così passo dopo passo per confermare l’inesorabilità.

Se il romanzo introduce elementi e situazioni capaci di mettere in dubbio le premesse enunciate da Leonard, incrinando la tetragona volontà del quartetto degli invasori, il film invece segue una strada opposta, che nuoce alla storia e revoca ogni possibile detour, in favore di un racconto in cui cause ed effetti sono quelli stabiliti in premessa.

Bussano alla porta resta così un film senza sorprese e senza uscita, che crede al suo universo di sacrifici di sangue, orchestrati peraltro senza alcun coraggio e lasciati sempre fuori campo.

Lontanissimo dall’approccio teorico di un Haneke e da qualsiasi tentativo di riflessione sulla stessa dimensione della violenza e della sua rappresentazione sullo schermo, è francamente intollerabile il modo con cui utilizza la presenza di una bambina e l’identità dei suoi genitori come strumento narrativo celibe, che non produce altro senso se non quello letterale.

Stendiamo poi un velo pietoso su flashback e flashforward, inseriti brutalmente nella storia con la stessa violenta prepotenza dei quattro invasori protagonisti.

Pusillanime nella messa in scena, modesto nella riscrittura drammatica, ideologicamente fanatico, Bussano alla porta è davvero il grado zero del cinema di Shyamalan, il suo lato oscuro.

Da dimenticare.

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