Kimi

Kimi **1/2

Seattle, in tempo di COVID. Manca una settimana alla quotazione in borsa di una società high-tech che produce un assistente vocale simile a Siri e Alexa.

Intervistato via Zoom, in piena pandemia, il CEO insiste nel sottolineare la dimensione umana dietro al suo prodotto, Kimi.

Una dimensione che è garantita dall’impiego di una serie di tecnici informatici che filtrano il flusso di conversazioni private tra il device e gli utenti, in cerca di bug da correggere manualmente.

Angela è una di questi tecnici: vive in un grande loft, flirta con un uomo che abita di fronte e che forse ha conosciuto durante il lockdown. A causa di un trauma subito nel passato, è agorafobica: rinchiusa in casa tutto il giorno, davanti allo schermo del suo pc, le sue conversazioni viaggiano solo attraverso la rete.

Una sera, ascoltando uno di quei flussi audio da correggere, si accorge che qualcosa non va: quel frammento che il sistema le ha girato, sembra nascondere una violenza. Manda così una mail ad uno dei suoi supervisori, ma viene immediatamente redarguita perchè certe comunicazioni non devono passare in forma scritta. Si rivolge al suo capo, Natalie Chowdhury, e nel frattempo ad un tecnico, che le risponde dalla Romania e le trasmettere l’intero log delle conversazioni registrate da quell’utente.

Ascoltandole Kimi si accorge che c’è molto di più. Quando vince le sue paure ed esce finalmente per raggiungere la sede della società per parlare con Natalie e denunciare tutto all’FBI, comprenderà che la società ha un solo interesse: insabbiare tutto e farla sparire.

Il nuovo film di Steven Soderbergh, il settimo dal 2017, ovvero dal suo ritorno dopo quattro anni sabbatici, il terzo per HBO Max, è uno dei pochi film capaci di raccontare il mondo nuovo della pandemia senza forzature e senza sentimentalismi.

Costruendo, grazie all’espertissimo sceneggiatore David Koepp (Mission: Impossibile, Jurassic Park, Spider-Man, Carlito’s Way, La guerra dei mondi) un film deciso ad aggiornare la paranoia hitchcockiana della finestra sul cortile, attraverso sensibilità e strumenti odierni, capaci di controllare spostamenti, comunicazioni, gusti e desideri, Kimi è la quintessenza del thriller à la Soderbergh: secco, essenziale, senza fronzoli, spesso anticlimatico, nel suo rifiuto sia di formalismi stilistici sia di derive melodrammatiche.

Costruito interamente sulle piccole spalle di Zoë Kravitz nel ruolo di Angela, il classico personaggio ordinario che finisce per trovarsi in una situazione straordinaria, riuscendo a ribaltare le sue fragilità e le sue ossessioni, per esporre crimini e misfatti di un neo capitalismo privo di scrupoli e predatorio negli affari come nella vita privata.

L’ultimo amarissimo No Sudden Move chiudeva le sue impeccabili geometrie gangster nello stesso modo, con il grande capitale in vestito di grigio a reggere le fila di una cospirazione criminale a cui boss e poliziotti sono costretti ad inchinarsi.

Kimi ha ambizioni meno radicali, ma lo stesso messaggio di fondo, che ci invita a diffidare delle bonarie apparenze dei CEO della Silicon Valley, come mostra subito la prima scena, che svela il misero inganno dietro l’apparente inquadratura casalinga a favore di Zoom.

Certo Soderbergh, dal punto di vista narrativo, non inventa nulla omaggiando i classici del genere e soprattutto La conversazione di Coppola e Blow-Out di De Palma, che già rappresentavano la sensibilità della New Hollywood rispetto all’ideale europeo di Antonioni e alla paranoia degli anni del Watergate.

Ma lo fa a modo suo, con gli strumenti che gli sono propri e con grande economia di mezzi e toni.

Aggiornando le ansie della protagonista al mondo di oggi, tra mascolinità tossica, auto-isolamento e tecnologia invasiva, Kimi lascia tuttavia che i temi emergano senza forzature e senza sottolineature, con leggerezza e necessità drammatica, utilizzando un registro satirico così sottile che non pesa mai sui suoi personaggi.

Superati di slancio i trent’anni di carriera e i trenta lungometraggi, Soderbergh sembra essere così pienamente in controllo dei suoi strumenti, da trasformare ogni nuovo film in un appuntamento imperdibile.

Su HBO Max. In Italia uscirà a cinema o su Sky?

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