Venezia 2021. Il buco

Il buco **

Il nuovo film di Michelangelo Frammartino, il terzo della sua carriera, arriva a distanza di undici anni da Le quattro volte, magnifico ritratto quadripartito girato in quella Calabria da cui proviene la sua famiglia.

Il buco si allontana significativamente dal precedente, inseguendo le suggestioni di un evento realmente accaduto nell’Italia del boom del 1961.

Un gruppo di speleologici piemontesi si spinse sino a Villapiana e poi al Parco del Pollino, per esplorare un abisso incredibile presente in mezzo alla vallata di Bifurto.

Mentre il gruppo di avventura nella profondità della terra superando strettoie, stagni d’acqua e dislivelli, fino a raggiungere il fondo a 687 metri sotto la superficie, un anziano pastore si ammala improvvisamente e perde coscienza, rimanendo a lungo tra la vita e la morte.

Nel paese intanto la televisione, come un rito collettivo da godere tutti assieme all’aperto, di fronte al bar del paese, trasmette i balletti delle Kessler e i documentari sul grattacielo Pirelli che si innalza verso il cielo di quella Milano che allora cominciava a sognare la verticalità di un mondo nuovo.

Il film è semplice, essenziale, silenzioso, senza dialoghi e senza musica, restituendo il silenzio, il rispetto e la fatica degli speleologi, come i suoni e i richiami del pastore.

Frammartino non trova però la poesia di Le quattro volte, la magia questa volta gli riesce a metà e la bellezza estatica delle immagini rimandano un esperienza umana che si osserva con partecipazione, ma senza emozioni.

Anche il simbolismo esplicito che racconta il nord e il sud su una dimensione verticale e opposta suona piuttosto forzato, così come la copertina di Epoca usata dagli speleologi per illuminare la grotta con John Kennedy.

Il suo nuovo lavoro si è fatto antropocentrico, mentre il precedente aveva l’ambizione di interpretare i segni della natura, il respiro delle cose, il racconto della terra.

Questa volta le due parti dialogano poco, sembrano solo giustapposte da una contemporaneità solo casuale.

Il rigoroso formalismo di Le quattro volte si fa più incerto, anche perchè le condizioni di ripresa sono state certamente più complesse, nelle profondità dell’abisso.

L’osservazione si è fatta più costruita, lo spazio dell’incanto e della riflessione restano assenti o semplificati.

Oltre alla testimonianza di un’impresa controcorrente, non rimane molto.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.