A Teacher: i giorni dell’amore perduto di Eric e Claire

A Teacher **1/2

In una della prime sequenze di A Teacher, la trentaduenne Claire Wilson, insegnante in un liceo di Austin, Texas, commette un furto al supermercato. Tornata a casa, confessa al marito di aver rubato un rossetto. Ashley non dà troppo peso a quel gesto bizzarro. Eppure Claire, costretta a imporsi una ferrea disciplina esistenziale fin dall’adolescenza, ha appena varcato un confine invisibile.

A Teacher, miniserie prodotta dal canale FX e distribuita oltre i confini statunitensi da Disney+, racconta la relazione tra Claire ed Eric Walker, uno studente di diciassette anni. La showrunner Hannah Fidell è anche la regista del film del 2013 (presentato al Sundance Festival e inedito in Italia), dal quale la miniserie è tratta. A Teacher si identifica totalmente nei due attori che interpretano Claire ed Eric, rispettivamente Kate Mara e Nick Robinson.

Kate Mara ha creduto molto nel progetto, tanto da assumerne le redini, in qualità di executive producer. L’attrice di Bedford conferisce forma e sostanza al personaggio di Claire, donna insicura e complessa. A Teacher è principalmente una storia di sottile violenza e di abuso di potere, di amore malato e di ossessione reciproca.

Claire, docente brillante, è approdata ad una scuola prestigiosa, la Westerbrook High School, dopo anni di gavetta. Eric è un suo studente di successo, con buoni voti e, dote rara, la testa sulle spalle. I suoi acerbi compagni di classe sembrano avere un’unica preoccupazione: mostrare alle ragazze, e soprattutto a se stessi, quanto testosterone hanno in corpo. Eric pensa che aiutare gli altri sia un nobile obiettivo consono alla sua natura e, sogno timidamente coltivato, si immagina medico. Tra lui e l’Università del Texas si frappongono i difficili test di ammissione.

A Teacher mette in evidenza parallelismi e linee di congiunzione che spingono i due protagonisti uno nelle braccia dell’altro, a partire dalle vicende familiari di entrambi. I padri, questi grandi assenti… Quello di Claire, distrutto dall’alcolismo. Quello di Eric, ignoto, scomparso. A ciò, si aggiunge la difficoltà di garantire una discendenza. Ashley e consorte non riescono ad avere un figlio e si rivolgono alla tecnica della riproduzione assistita, tentativo, alla luce dei fatti, tragico e disperato. Se ad Ashley la paternità è negata (dalla sterilità? dalla sfortuna? dalla cattiva disposizione di Claire?), Eric è costretto a ricoprire il ruolo di capofamiglia maschile. Sandy, sua madre, è una lavoratrice single e ha altri due figli, più piccoli. Famiglie fratturate, scosse da traumi, esempi di una media borghesia impoverita. Figure della provincia americana attaccate alla necessità di un impiego umile e duro. Lo stesso Eric contribuisce alle entrate del nucleo familiare prestando servizio, di sera, presso una tavola calda. Ed è proprio qui che lo studente incontra per la prima volta la sua insegnante in abiti “civili”, lontano dall’aula e dagli orari di lezione.

Kate Mara e Nick Robinson si calano nei panni dei protagonisti con tatto e intelligenza. Nella miniserie gli snodi della relazione proibita sono enucleati con precisione, quasi si trattasse di dimostrare un teorema. Dopo il primo approccio, scatta un gioco di seduzione abilmente dissimulato da parte di Claire. È la donna a proporre al ragazzo di fargli da tutor per affrontare gli esami, quando Eric dice di averne bisogno. Il tour “motivazionale” all’Università del Texas è sempre una sua iniziativa. Qui, quasi si baciano. Nel quasi, sta la tensione, la sospensione, il desiderio. Claire lo tiene sulla corda,  lo ammonisce a non comportarsi da stupido, lo esorta a essere saggio e a non sprecare le sue potenzialità, lo salva da una denuncia per abuso di alcolici, estorcendo un aiuto al fratello poliziotto. Nel momento in cui il ragazzo è ormai sedotto, ne prende le distanze: negando, afferma l’inevitabile. “Sei tu che mi hai permesso di baciarti”, le dirà Eric nell’ultima scena, ambientata dieci anni dopo gli avvenimenti. Evidenze a posteriori, non percepibili nei giorni dell’innamoramento.

Che giudizio dare di Claire, protagonista di una storia di umana fragilità e sofferenza? A Teacher non inclina verso il ribrezzo morale e nemmeno verso la pietà. Claire corrompe il suo ruolo educativo e commette un reato, certo, tuttavia vi è un aspetto patologico, squisitamente psicologico, che non può sfuggire. Torniamo al rossetto, al furto, al piacere recato dall’infrazione commessa. Nella relazione con Eric, Claire stabilisce regole (non dirlo a nessuno, dobbiamo vederci solo una volta alla settimana, non devi interagire con i miei post…), cui lei stessa, per prima, viene meno. Dopo il regalo dei diciott’anni, da lei generosamente offerto ad Eric, si sente pronta per rivelare il suo segreto a qualcuno.

È una scena chiave, emblematica per il tracollo emotivo che vi si rappresenta, una graduale deriva, uno scivolamento dall’euforia alla strazio, passando per il disincanto. Esterno di un locale. Ashley, all’interno, sta provando la batteria appena acquistata (esborso economico impegnativo che ha provocato il disappunto di Claire), prima che la sua band formata da amici quarantenni, nostalgici di occasioni mancate, inizi a suonare cover dei Talking Heads e dei Wilco. Appoggiata a un’auto, Claire, incoraggiata dal gesto di Kathryn, amica e collega di lingua francese, che ha appena rubato una bottiglia di tequila dal bancone del bar, si confida con lei. L’equivalenza tra un rossetto, una bottiglia di tequila… ed Eric è però fallace, ridicola, inconsistente. Scandalizzata, Kathryn riporta Claire alla realtà e le dice di non avere alternative: procederà con una denuncia a suo carico.

Facciamo un salto. Qualche mese più tardi, al termine del periodo di detenzione, isolata, disoccupata, destinata a un sicuro divorzio, additata da madri forse non del tutto irreprensibili con l’epiteto di “predatrice sessuale”, Claire dice al fratello di essersi sentita libera grazie a Eric, per la prima volta nella sua vita. In fondo, incalza, non è stato lui a marcare a vista il padre durante la giovinezza, a salvarlo dall’alcolismo e da una morte prematura. A Teacher, che si svolge nel 2014, salvo l’episodio conclusivo, è un dramma privato, pochi ed ellittici sono i riferimenti al quadro sociale e alla politica americana (emerge, al massimo, il superficiale disprezzo di Logan&Co, i compari di liceo di Eric, per le femministe). Tuttavia, il clima culturale del Texas, Stato del Sud per eccellenza conservatore, è palpabile.

Claire rompe gli schemi sociali nel segno di un egoismo puro, giustificato da moventi unicamente personali. La libertà sperimentata da Claire è monca. L’anticonformista Claire, che a lezione cita, furbizia degli autori, Edipo Re di Sofocle, inciampa nell’errore concettuale di molta filosofia di stampo libertarian. Una libertà calcolata su se stessi, scaturita da esigenze singolari, ripiegata su una soddisfazione immediata e incapace, nel suo tragitto, di comprendere gli altri, facilmente scivola nell’arbitrio, nella rapacità e nella tracotanza.

“All’Università, con tutte le ragazze che ti gireranno intorno, ti scorderai di me”, dice Claire ad Eric, quando il ragazzo la invita a guardare oltre l’attimo presente. Claire, terrorizzata dalla responsabilità, invoca la più borghese delle sovrastrutture mentali, la convenienza, e si illude di terminare la storia con i conti in pareggio: l’affrancamento dal passato, per lei, l’inizio di una brillante carriera, per lui. Il do ut des è un’ipotesi fallimentare, una exit strategy perdente. L’angoscia per un futuro sbarrato si riflette con prepotenza sul presente di entrambi. Alla felicità subentra la colpa, all’amore la disperazione.  La relazione ha il suo epilogo all’alba, in un desolante motel degno dei racconti di Sam Shepard, nel nulla anonimo dell’entroterra americano, dopo una fuga tragica e insensata.

A Teacher insegue il romanzo di formazione. Eric cresce, matura, cambia. E naufraga nell’incertezza. Introdotto alle consuetudini del college, si accorge che le aspettative altrui, in questo caso il cameratismo dei coetanei, sono l’ennesima gabbia da cui evadere. La diversità di Eric si palesa nel rigetto, prima silente e poi esplicito, dei riti di iniziazione universitari. Il sessismo, il machismo, le spacconate, il consumo di droga, la trivialità delle confraternite collegiali, la tendenza al vituperio tipica dell’adolescente americano medio, il degrado lessicale assurto a standard di comunicazione: il contesto lo umilia. Eric rifiuta il titolo di “leggenda vivente”, assegnatogli dai colleghi uomini, per essersi portato a letto un’avvenente professoressa, né vuole essere considerato una vittima di abusi, una persona da “rispettare” in virtù delle sue disavventure precedenti, un profilo attribuitogli dalle ragazze. La pesantissima “medaglia” al collo lo trasforma in un paria, in un mito, in un individuo al contempo unico e intoccabile. Eric, preso a tenaglia tra il conformismo e il politically correct, non dimentica Claire e può dirlo solo… al cielo stellato.

“Se fossi stata un uomo, ora mi darebbero un cinque”, sbotta Claire, donna con una virtuale lettera scarlatta ricamata sul bavero della giacca. In A Teacher il maschilismo è messo a nudo: è nelle parole, negli atteggiamenti, nel modo di vedere l’altro sesso. L’errore di Claire, agli occhi del puritanesimo diffuso capillarmente nella società, è doppio: non sbaglia solo per ciò che compie, ma anche per ciò che è e rappresenta.

A dieci anni di distanza dagli eventi, Eric e Claire si incrociano casualmente in un supermercato. Lui, ormai trentenne, non vive più ad Austin ed è rincasato per una mesta reunion di compagni di liceo. Lei lo contatta per pranzare insieme al ristorante. Il grande freddo vince sui sentimenti sopiti. Contro ogni aspettativa, Claire si è realizzata. Le occasioni della vita le hanno perfino dischiuso le porte dell’insegnamento. Il suo cambiamento somiglia molto a una redenzione, non religiosa, ma sociale. Il comune sentire, dispotico per istinto, nega la giustizia quando è pretesa come un diritto, eppure la concede di fronte a una richiesta, a una preghiera di generosità. E proprio la generosità di un uomo (“Non so neanche perché mi abbia accettato”) salva Claire dalla solitudine. Si può affermare lo stesso per Eric?

A Teacher, come detto, deve quasi tutto agli attori. Nel cast troviamo anche Ashley Zuckerman, Shane Harper, Rya Ingrid Kihlstedt e M.C. Gainey. La serie è scontata, se non debole, nei dialoghi. La narrazione si affida ai linguaggi della comunicazione digitale, i frequenti messaggi e i video che Eric, finché la segretezza prevale, ha l’accortezza di cancellare, e dei social network, Instagram über alles. Gli autori aprono una finestra sul sexting invertendo i fattori consueti: non il frutto di un’esuberanza giovanile malata, bensì un tiro meschino, e patetico, giocato dalla donna matura al disorientato amante. Adeguarsi alla bassezza dei tempi non corrisponde forse ad ammettere la propria sconfitta? Il finale, ed è meglio così, non consola. Sono tristi e irrecuperabili i giorni dell’amore perduto di Eric e Claire.

Titolo originale: A Teacher
Numero degli episodi: 10
Durata ad episodio: 25 minuti circa l’uno
Distribuzione: Sezione Star di Disney+
Data di uscita in Italia: 30 Luglio 2021
Genere: Drama

Consigliato a chi: ama le poesie di Dylan Thomas, ha piacevoli ricordi dei sedili posteriori della sua auto.

Sconsigliato a chi: ha perso il suo cavaliere al ballo della scuola, ha sacrificato serate per fare da babysitter ai suoi fratelli minori.

Letture e visioni parallele:

– Sul tema dell’amore “diseguale”, citiamo A voce alta (TEA), il romanzo di Bernhard Schlink dal quale è stato tratto il celebre The Reader, film con Kate Winslet del 2008.

– Tra i film d’amore, in particolare sull’amore impossibile, attualmente presenti nel catalogo MUBI consigliamo il classico Love at Sea / L’amour à la mer (1964) di Guy Gillies e il più recente Hedi (2016) di Mohamed Ben Attia.

Una citazione: “È curioso constatare come le persone d’intelletto più spregiudicato spesso si assoggettano con la massima disciplina alle regole esteriori della società. A costoro basta il pensiero che non ha bisogno d’incardinarsi in azione… Forse una donna intuisce di avere dinanzi a sé un compito senza speranza. Come primo passo occorre abbattere e ricostruire daccapo l’intero sistema sociale” (Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta, 1850).

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