Atypical: un finale aperto e pieno di speranza

Atypical ***

Nella quarta e conclusiva stagione di Atypical ritroviamo Sam Gardner e la sua famiglia alle prese con vecchi problemi e nuove sfide. Sam (Keir Gilchrist) si è trasferito: ora vive con il suo migliore amico, Zahid, ma per entrambi la convivenza non è affatto facile: idiosincrasie, esigenze, abitudini collidono, esasperando entrambi. La parola chiave è adattamento, ma questa volta non vale solo per Sam. Certo per lui la possibilità di vivere da solo è una sfida particolarmente importante, dimostrazione di una raggiunta autonomia che sembrava lontanissima, a causa dell’autismo, nella prima stagione del nostro racconto. Anche la sorella Casey (BrigetteLundy-Paine) è alla prese con diverse situazioni problematiche, relative al rapporto con la compagna Izzie (Fivel Stewart), alla necessità di raccontare le proprie inclinazioni sessuali ai genitori, allo stress che il Collegee le competizioni sportive le caricano sulle spalle. Se la vita coniugale di Elsa (Jennifer Jason Leigh) e Doug (Michael Rapaport)  sembra essersi rasserenata, per Doug la perdita del migliore amico/collega Chuck (Karl T.Wright), appena andato in pensione, rappresenta uno shock, che rende ancora più difficile metabolizzare la relazione della figlia con Izzie.

L’instabilità di Izzie, complicata dal rapporto difficile con la madre, è secondo lui la vera causa dei problemi di Casey. In tutto questo Zahid (Nick Dodani) deve affrontare una spiacevole operazione chirurgica e Paige (Jenna Boyd), la ragazza di Sam,fa del suo meglio per dimostrare le proprie capacità sul lavoro, sebbene vestirsi da patata in una catena di fast foodnon sia l’impiego a cui ha sempre aspirato. In tutto questo brulicare di vita e di problemi da affrontare, Sam scopre cosa vuole davvero raggiungere nella sua vita: andare in Antartide per poter ammirare i pinguini dal vivo. Un progetto impegnativo per chiunque, figuriamoci per un ragazzo nello spettro autistico.

La quarta stagione a prima vista sembra quindi voler alzare l’asticella, spostando l’interesse dei protagonisti verso obiettivi più grandi, portandoli a confrontarsi con situazioni più complicate, con gravi problemi di salute, con la necessità di separarsi per continuare a crescere, di rinunciare a quanto raggiunto per ricominciare a respirare o anche a riconoscere la morte come orizzonte per impostare le proprie scelte di vita. Sono sfide impegnative, affrontate e raccontate sempre in modo lieve, senza per questo sminuirle o trasformarle in cliché. Potremmo sintetizzarle sotto la categoria “capire cosa si vuole davvero fare nella vita”, ma questo rischierebbe di classificare la materia complessa e caotica della nostra quotidianità, cosa che la serie non ha mai voluto fare. Immersi nel flusso del racconto, vediamo i protagonisti impegnarsi alla ricerca di una qualche forma di felicità e per farlo sono costretti a rimettere in gioco quanto finora acquisito con grandi sacrifici. Tra i temi trattati ci sono spunti interessanti, come quello della pressione sulle atlete e di come questa pressione possa portare non solo a gravi crisi nervose, ma anche a smarrire la passione per quello che si sta facendo.

Ci è sembrato uno degli spunti più freschi e l’attualità di questa tematica l’abbiamo del resto toccata con mano anche nelle recenti Olimpiadi, con il caso della ginnasta americana Simone Biles. La complessità dei temi e delle sfide però rischia di lasciarne alcune sullo sfondo, senza riuscire a coinvolgere fino in fondo lo spettatore che le attraversa assaporando il gusto della resilienza più che emozioni e negoziazioni personali. L’eccessivo accumulo di situazioni critiche non può che portare ad una gerarchia: ci sono quelle meglio trattate e sviluppate (il desiderio di andare in Antartide di Sam o l’impegno di Paige nella catena di fast food dove lavora) e altre invece che appaiono poco incisive (il rapporto travagliato di Izzie con la madre,  la malattia di Zahid o la chiusura del negozio di elettronica Techtropolis). In passato la scelta di concentrarsi su piccole e mirate situazioni che venivano dilatate in tutta la stagione o per più di una stagione, aveva consentito alla scrittura una maggiore capacità di coinvolgere gli spettatori. Un limite che quasi non si avverte, grazie soprattutto alle performance, sempre convincenti e fresche, di tutto il cast (anche degli attori con disabilità) e ai dialoghi pungenti e ritmati. E’ del resto immutato il tono, mai cinico, che avvolge lo spettatore e lo fa sentire come a casa, permettendogli di superare qualche leggerezza in fase di scrittura che coinvolge anche alcuni caratteri, come Evan (Graham Rogers), l’ex fidanzato di Casey o la madre di Izzie, Sasha (Lindsay Price).

La considerazione dei  rapporti con le precedenti stagioni ci consente di cogliere quanto le evoluzioni dei singoli personaggi siano coerenti e graduali: in questa quarta stagione giunge a compimento il processo di maturazione di Elsa, che riesce a trovare le chiavi giuste per relazionarsi con Sam, ma anche e soprattutto con la figlia Casey, da cui inizialmente la separava un muro di incomunicabilità. Anche più di Doug, Elsa riesce a costruire un rapporto con la figlia: un rapporto credibile perché non cancella quelle spigolosità nella relazione tra le due che sarebbe stato innaturale superare con un semplice atto di volontà. Sembra addirittura che Casey acquisisca consapevolezza di avere degli insospettati punti di somiglianza con la madre. L’ostilità di Doug verso Izzie è naturale, perché basata su una manifestazione di gelosia verso la persona che di fatto lo ha sostituito nel cuore di Casey, l’unica in famiglia che lo capisse davvero.

Elsa finalmente sembra aver recuperato la propria vita, al di là del ruolo di madre e moglie, è soddisfatta dell’equilibrio raggiunto, anche attraverso attività collaterali come zumba fitness. Una soddisfazione che Doug deve ancora trovare, ma che il finale aperto sembra garantirgli la possibilità di raggiungere, accompagnando Sam nel suo viaggio in Antartide. Le storyline degli adulti sono avvincenti e descritte con quell’attenzione che normalmente manca ai teenager drama. Il personaggio di Casey è quello che più degli altri ingaggia lo spettatore con un misto di forza e fragilità, con la disponibilità a rimettere tutto in discussione quando capisce che la vita che la circonda la sta svuotando, facendole perdere la passione e la vitalità.

La sua consapevolezza di essere bisessuale e di amare Izzie ha attraversato queste ultime stagioni, con tante situazioni che, legate al dibattito sui generi molto di moda, avrebbero potuto facilmente ridursi ad una retorica senza mordente. Invece la sceneggiatura di Robia Rashid, declinata in modo efficace nell’interpretazione di Brigette Lundy-Paine, è riuscita a trasporre in modo concreto, quotidiano, i temi dell’identità sessuale e delle politiche di genere, senza appesantire la narrazione, ma anzi rendendola più ricca di stimoli. Infine, naturalmente, Sam che incarna lo spirito della serie. Ben al di là della sua evoluzione come adolescente nello spettro autistico è il coraggio e la naturalezza con cui esprime e rivendica la sua atipicità a sorreggere la narrazione. Potremmo ripercorrere tutte le conquiste di Sam: il lavoro doposcuola, l’amicizia con Zahid, la relazione con Paige, frequentare il College, andare a vivere da solo, imparare a guidare. Ora infine un ulteriore scalino, il più difficile, per lui come per ciascuno di noi: dar senso al proprio tempo.

Il finale di stagione è quindi anche il finale della serie. Un finale aperto sul futuro, spalancato come la porta di casa Gardner. Abbiamo assistito e raccontato molti finali deboli, aperti nel senso di incompiuti o senza una prospettiva. Ecco, in questo caso è diverso: il finale è aperto perché in questa apertura al mondo risiede il senso della serie. Una conclusione senza retorica, com’è nello stile di Robia Rashid, la creatrice di questo show a cui va il merito di aver realizzato una delle serie più delicate degli ultimi anni, capace di trattare temi profondi con leggerezza e ispirazione. Il finale, così aperto sul futuro dei protagonisti, al di là dell’età, è un inno alle possibilità che si aprono davanti a noi e che dovremmo cercare di cogliere, anche se non siamo più adolescenti.

Titolo originale: Atypical – quarta stagione
Durata media episodio: 30 minuti
Numero degli episodi: 10
Distribuzione streaming: Netflix
Genere: Drama, Comedy

Consigliato: a quanti cercano un racconto che ispiri, senza cinismo né violenza. Coloro poi che si sono appassionati alla famiglia Gardner e alle sue avventure nelle stagioni precedenti non perderanno l’occasione di abitare nuovamente una serie che apre il cuore alla speranza, senza essere stucchevole.

Sconsigliato: a quanti si aspettano una serie che prenda di petto l’autismo e ne descriva con realismo le criticità per i ragazzi nello spettro come per le rispettive famiglie. Il tono è leggero, non c’è denuncia e qualche volta si perde anche un po’ il focus realistico sulla malattia. Questo però non indebolisce il messaggio e non lo edulcora.

Visioni parallele:

The Middle, una serie Tv che racconta in tono leggero e coinvolgente le difficoltà quotidiane di una famiglia americana. Nove stagioni per questa produzione ABC che ha segnato il decennio tra le situation comedies. In Italia visibile su Mediaset Premium.

Un’immagine: i membri della famiglia Gardner che si salutano nell’ultimo episodio, pronti ad andare ciascuno per la propria strada. Perdura nel loro cuore, come in quello dello spettatore, un senso di benessere e di gratitudine per quanto appreso tra le mura di quella che resterà per sempre un rifugio contro la violenza e il cinismo della società.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.