The Green Knight

The Green Knight ***

Ispirato dal racconto cavalleresco anonimo del XIV secolo Sir Gawain e il Cavaliere Verde, oggetto di studi tolkeniani negli anni venti del Novecento, il nuovo film di David Lowery è una bellissima avventura cavalleresca che omaggia e decostruisce la leggenda arturiana con grande sensibilità e fascino.

Il suo è slow cinema, contemplativo, silenzioso, che accumula mistero e dimentica l’azione, nonostante la produzione americana.

Gawain figlio della sorella di Re Artù, aspira alle gesta eroiche dei cavalieri che siedono alla Tavola Rotonda, ma nel frattempo si risveglia ubriaco nel bordello di Camelot, al fianco di Essel, una prostituta, innamorata di lui.

Il giorno di Natale, Artù lo nomina cavaliere, poco prima che irrompa a corte un Cavaliere Verde, armato di ascia, che propone al Re una sfida. Si lascerà colpire con una spada purchè abbia la possibilità di restituire il colpo a distanza di un anno e un giorno alla misteriosa Green Chapel.

Gawain accetta la sfida, Artù gli porge la sua spada e il giovane coraggioso sferra un colpo che mozza la testa dello sfidante.

Con grande sorpresa di Gawain, il Cavaliere Verde recupera la sua testa, gli ricorda l’apuntamento futuro e fugge via.

L?anno trascorre velocemente e Artù ricorda a Gawain che la promessa va onorata.

Il lungo viaggio del cavaliere verso la Green Chapel sarà pieno di imprevisti: attraverserà un campo di battaglia pieno dei corpi dei soldati caduti, sarà derubato e legato da uno spazzino e dai suoi complici, incontrerà una volpe che lo accompagnerà sino alla fine e troverà accoglienza nel castello di un Lord, corteggiato dalla moglie che assomiglia in modo sinistro a Essel.

Nel finale Lowery si prende molta più libertà ipotizzando due diversi esiti per il viaggio di Gawain.

Il film è costruito anche visivamente attraverso una serie di elementi che richiamano la tradizione popolare da cui la storia è tratta: le scritte ricorrenti a tutto schermo, la musica e le canzoni, l’illuminazione iperrealistica.

Tuttavia nel racconto della ricerca dell’onore da parte del giovane Gawain, c’è molto di più dell’omaggio al ciclo arturiano e al mito di Camelot, che viene interpretato secondo una prospettiva originale, lontana da ogni retorica classica.

Gawain è arrivato troppo tardi, quando la leggenda è già stata scritta e nonostante la prova con il Cavaliere Verde, che gli regala fama e notorietà, sa di non essere all’altezza di quel manipolo di coraggiosi che siede al desco del Re.

La madre esperta di magie e incantesimi gioca col suo destino, trama nell’ombra, ma alla fine Gawain sceglierà da solo, cambiando la sua storia.

Lowery immerge i suoi personaggi in un contesto che manipola elementi paesaggistici e naturali sempre a partire dal realismo della messa in scena, giocando con l’illuminazione, le scenografie spoglie medievali, i costumi che assecondano lo scontro tra i personaggi fin dai loro cromatismi. Il giallo del mantello di Gawain, la sua cintura verde, il vestito blu della Lady che lo desidera, gli interni scuri e rossi, la luce gialla e verde della Green Chapel, il bianco lattiginoso della valle dei giganti, l’arancione della volpe che attraversa una natura ostile.

Il film si muove seguendo il viaggio dell’eroe verso il suo appuntamento col destino, mentre una serie di forze avverse sembrano rallentare e deviare il suo percorso.

Il viaggio di Gawain diventa ipnotico, onirico, si pone fuori dalla Realtà e dalla Storia, perchè è già racconto, pieno di incontri impossibili, di casualità improbabili.

La sensibilità malickiana di Lowery riemerge in modo prepotente nella capacità di unire i suoi personaggi e l’ambiente che abitano in un unico grande respiro. La forza visionaria del suo film lascia spesso senza parole. Il coraggio e l’audacia della sua messa in scena riempiono gli occhi.

La composizione del quadro sfrutta spesso campi lunghi e medi, che contrappuntano i primi piani dei personaggi, creando una alternanza perfettamente equilibrata.

Andrew Droz Palermo che già aveva lavorato con Lowery per Storia di un fantasma sfrutta senza sosta le possibilità coloristiche la natura gli offre, lavorando sulla saturazione, sui contrasti luminosi, sulle dominanti esui costumi dei personaggi per accentuarne l’effetto.

Cosa vuol dire essere un cavaliere? Come ci si deve comportare per diventarlo? Cosa si aspettano gli altri? E una volta ottenuto il potere, come va esercitato?

L’ultima parte di The Green Knight risponde a queste domande, senza bisogno di profferire una parola, ma con la forza delle immagini, raggiungendo vette di cinema purissimo, incontaminato.

The Green Knight è un film d’avventura che non assomiglia a nessuno altro, che sfida il suo pubblico a seguirlo, lasciandosi trasportare della sfida coraggiosa e incosciente di Gawain.

Sembra un film piccolo. E’ invece meravigliosamente grande.

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