Luca

Luca **1/2

Il genovese Enrico Casarosa, trasferitosi a New York a vent’anni per studiare animazione e storyboarding, debutta finalmente nel lungometraggio, dopo una lunga gavetta cominciata ai Blu Sky Studios (L’era glaciale e Robots) e poi proseguita alla Pixar.

Luca è un viaggio fra terra e mare, che riprende i temi del suo premiatissimo cortometraggio, La luna, candidato all’Oscar dieci anni fa.

Il film è uscito per Disney+ saltando la sala, almeno nel nostro Paese.

Siamo in Liguria negli anni ’60, nella piccola Portorosso.

L’Italia fa da sfondo privilegiato alle avventure di tre ragazzini, Luca appunto, l’amico Alberto e la rossa Giulia, che viene da Genova, per passare l’estate col padre, pescatore senza un braccio, che si chiama Massimo Marcovaldo.

La storia comincia di notte, qualche anno prima, su una barca da pesca: quando tra le reti finisce un lungo pesce, che poi sfugge alla cattura, i due pescatori alimentano la leggenda di “mostri marini”, che infestano le acque della piccola insenatura.

Sotto la superficie del mare, Luca è proprio uno dei “mostri”, una creatura anfibia e mutaforma, capace di vivere anche in superficie, assumendo sembianze umane.

Vive con i genitori e la nonna, che si dice abbia vissuto nel mondo degli uomini: un modo che a Luca è severamente proibito frequentare.

Nelle sue lunghe giornate a guardia di un banco di piccoli pesci, si imbatte in Alberto, un ragazzino solo, che vive tra i due mondi senza alcun senso di colpa: i due fanno subito amicizia, sognando la libertà promessa da una pubblicità della vespa.

Ma i genitori di Luca si accorgono dei suoi ritardi e delle sue assenze e decidono di mandarlo dallo zio Ugo, che abita nell’oscurità degli abissi.

Luca decide così di fuggire e di raggiungere assieme ad Alberto il paese di Portorosso. Qui fanno amicizia con Giulia e l’aiutano a sfidare il bullo del paese, Ercole Visconti, che tutti temono e che viaggia su una vespa rossa fiammante, comprata con le vittorie della curiosa gara di triathlon, che si svolge tutti gli anni e che comprende una prova di nuoto, una in bici e una di… trenette al pesto, offerte dallo sponsor, un pastificio locale.

L’iniziale sintonia fra i tre underdogs si farà più complicata quando i sogni e i desideri dei tre si manifesteranno nella loro singolarità e quando Giulia comprenderà che i due forestieri sono proprio quei “mostri marini” a cui tutti in paese danno la caccia.

Il film scritto da Mike Jones di Soul, già adattatore di Si alza il vento di Miyazaki, e dallo scrittore Jesse Andrews, dal cui esordio era stato tratto Quel fantastico peggior anno della mia vita, da un soggetto dello stesso Casarosa ci riporta per l’ennesima volta nell’Italia del secondo dopoguerra, con le foto di Mastroianni, il mito della Vespa di Vacanze Romane, Morandi, la Pavone e Mina nella colonna sonora e quella deliziosa immagine che perpetua all’infinito il solito stereotipo di un Paese fatto di piccoli borghi provinciali, in cui la diffidenza si trasforma in ospitalità.

Manca del tutto una sensibilità ecologista, rispetto al destino del mare e dei suoi abitanti. E il richiamo alle grandi animazioni dello Studio Ghibli – anche a quelle più semplici come Ponyo – è quasi del tutto assente.

Nessun senso di meraviglia, nessuna responsabilità sociale, nessuna riflessione sull’ecosistema in cui si muovo i protagonisti di questa storia.

Se lo sfondo storico è, come detto, piuttosto risaputo e stucchevole, pur senza mai cadere nei cliché più triti, ma riducendo al minimo il folcklore, anche la scrittura drammatica è in realtà assai prevedibile, con l’amicizia fraterna tra i due ragazzi messa in crisi dall’irruzione dell’elemento femminile.

Un femminile che, come vuole la nuova politica disneyana, non rappresenta mai un interesse emotivo, men che meno sentimentale. Nè in un senso nè nell’altro.

Giulia rappresenta invece per Luca una porta verso la conoscenza di un mondo che gli è estraneo, l’uscita da quella sorta di Città dei Balocchi in cui l’ha precipitato  Alberto.

Luca vuole andare a scuola, vuole conoscere le stelle, sogna di navigare attorno a Saturno.

Per farlo però dovrà sperimentare il tradimento, la riconciliazione, il sacrificio e poi la generosità.

E soprattutto il distacco dalla propria famiglia d’origine e dal proprio microcosmo, in un modo però che gli sceneggiatori gestiscono secondo il solito topos americano della partenza per il college e che con la cultura italiana familiare non ha davvero nulla a che spartire.

A meno di non voler leggere in quell’addio finale una nota autobiografica piuttosto forte.

Il vero problema di Luca è che vorrebbe raccontare l’Italia, ma lo fa con gli occhi pieni d’America, risultando alla fine un prodotto senza identità, buono un po’ per tutti i gusti e tutte le latitudini, tutto studiato a tavolino.

Si tratta in maniera evidente di un Pixar minore, sia per il modesto impegno produttivo e ideativo, sia per gli esiti piuttosto ordinari e diminutivi, in realtà perfetti per il piccolo schermo televisivo.

Dal punto di vista stilistico il film non aggiunge nulla di nuovo al percorso che la Pixar ha cominciato da molto tempo verso un fotorealismo assoluto degli sfondi e dei contesti – si noti in particolare come viene inserita la vespa -mentre le figure umane continuano ad assumere la solita tondeggiante e rassicurante rotondità.

Modesto.

2 pensieri riguardo “Luca”

  1. Da vedere! Più che sufficiente secondo me e l’Italia non è rappresentata come una cartolina, come spesso fanno gli americani.

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