Veleno e I figli di Sam: due inchieste su oscuri mondi di tenebra

I figli di Sam ***

“Il luogo è un mondo buio e alla deriva”, afferma uno dei narratori de I figli di Sam, distribuito da Netflix il 5 maggio scorso. “Penso all’inchiostro versato nell’acqua”, dice Pablo Trincia in merito alla sua inchiesta, Veleno, da cui è tratta l’omonima serie Amazon Prime Video, tra i doc più attesi del 2021. Un’indagine onesta e coraggiosa può dissipare le ombre e avvicinarci alla verità. Tuttavia la verità, in alcune circostanze, è una sfuggente chimera, uno scomodo paradosso, un fastidioso miraggio, una figura impossibile da abbracciare nella sua totalità.

Nell’estate del 1976 New York City fu sconvolta da una serie di attacchi vigliacchi e assassini ai danni di ignare passanti e di giovani coppie appartate. Il killer sparava a bruciapelo con un’arma da fuoco, per la precisione una calibro 44, prendendo di mira soprattutto donne con lunghi capelli neri. Nel giro di poco più di un anno, sei persone furono uccise e altre sette ferite. La metropoli, attraversata in quegli anni da una crisi economica e sociale sfociata in scontri e disordini gravissimi, cedette alla paura generalizzata: mentre la stampa speculava sul clima di terrore, i cittadini, esasperati, chiedevano alla polizia risposte immediate e giustizia sommaria. L’ultima vittima, la ventenne Stacy Moskowitz, fu freddata il 31 luglio 1977 in un parcheggio di Brooklyn. Quella sera, una testimone vide un uomo tornare alla sua Ford Galaxie gialla, un’auto, o meglio un colore, già oggetto di segnalazione in occasione degli agguati precedenti. Sul parabrezza della Ford il proprietario trovò una multa per divieto di sosta. Grazie a quella fortuita contravvenzione, la polizia poté risalire a David Berkowitz, ventiquattro anni, residente a Yonkers, ex soldato di stanza in Corea del Sud, incensurato. Berkowitz era “il figlio di Sam”. Così si era definito lo stesso Berkowitz in una delirante lettera anonima inviata al capo che sovrintendeva le indagini, il detective Joseph Borrelli.

La docuserie Netflix esplora il caso e lo declina al plurale, non figlio di Sam, ma figli. Fu il giornalista investigativo Maury Terry a nutrire i primi sospetti sulla colpevolezza solitaria di Berkowitz. Insoddisfatto del suo lavoro nell’ufficio stampa dell’IBM, Terry si gettò a capofitto in un’indagine che nel corso degli anni divenne la sua ragione di vita, la sua ossessione, la sua “balena bianca”. La lettera a Borrelli e quella successiva a Jimmy Breslin, redattore del New York Daily News, contenevano indizi interessanti. Il killer citava un padre, Sam appunto, che, oltre a bere sangue e a picchiare la sua famiglia, lo chiudeva in garage oppure in soffitta per punirlo. Berkowitz diceva di essere costretto a uccidere, di vivere per cacciare. Il suo mondo era associato alle fogne, al vino inacidito, all’urina stagnante, agli escrementi di cane. E proprio da un cane, vecchio di seimila anni, Berkowitz asseriva di ricevere l’ordine di ammazzare. Terry aveva notato una discrepanza: gli identikit raccolti sulle molte scene del crimine non coincidevano tra loro. Inoltre, il vicino di casa di David si chiamava Sam Carr. E la famiglia Carr possedeva un grosso labrador. Inoltre, David, nei suoi criptici messaggi, richiamava l’attenzione su “Wheaties”, il soprannome di uno dei figli biologici di Sam. Nel 1978 John “Wheaties” Carr morì per un presunto suicidio, forse “autoindotto” nella freddissima Minot, una cittadina del Nord Dakota celebre per essere stata teatro, secondo gli inquirenti locali, di rituali satanici e messe nere. Il fratello di John, Michael Carr, non ebbe miglior fortuna, schiantandosi l’anno dopo con la sua auto contro un palo a 150 km orari. Coincidenze?

I figli di Sam è diretta da Joshua Zeman, già produttore di Mysterious Skin (regia di Gregg Araki, 2004). Con il true crime del 2019 Murder Mountain, sempre una produzione Netflix, Zeman ha tentato di far luce sulle inquietanti sparizioni di visitatori nella contea di Humboldt, in California, prima che la stessa diventasse una mecca della cannabis legale. The Sons of Sam, in quattro episodi chiari ed avvincenti, prosegue su questa linea. L’autore sonda la faccia nascosta dell’American Dream, il lato più cupo di una controcultura scivolata nella violenza e nella degenerazione morale.

Joshua Zeman si affida, nella versione originale, alla narrazione dell’attore Paul Giamatti, intercalandone la voce con le testimonianze degli amici di Terry e di altri giornalisti coinvolti, di poliziotti che condussero le indagini e di vittime sacrificali di Berkowitz scampate miracolosamente alla morte. Un posto speciale è occupato da Georgiana Byrne, la compagna di Terry. È una discesa inesorabile nell’oscurità, come recita il sottotitolo della docuserie, ed è anche il resoconto della sfida tra la tesi sostenute da Terry e le conclusioni degli inquirenti. È una storia nota e ricorrente, una storia spudoratamente americana: da una parte c’è la politica, con un sindaco, Abraham Beame, in cerca di rielezione, e con le forze dell’ordine certe di aver chiuso il caso con l’arresto di Berkowitz (senza dimenticare il corollario di premi e promozioni che consegue al trionfo), dall’altra l’uomo solitario convinto di avere in mano prove inoppugnabili in grado di riscrivere la storia, per quanto possa sembrare assurda, l’uomo incurante delle reazioni ostili e avverse, l’uomo che si confonde con il suo caso, fino a perdersi in esso.

“L’opinione pubblica non ti crederà mai e poi mai”, scrisse Berkowitz a Terry. Il giornalista procedeva incastrando gli elementi in cerchi sempre più grandi. Gli occultisti dilettanti della “caverna del diavolo”, nei pressi del fiume Hudson, erano legati alla pericolosa Chiesa del Processo e del Giudizio Finale? Le azioni criminali di Berkowitz rispondevano a un piano di guerra razziale per scatenare l’Apocalisse, l’helter skelter vagheggiato da Charles Manson? L’omicidio di Stacy Moskowitz era finalizzato alla realizzazione e distribuzione di uno snuff movie da vendere sul mercato illegale? La pornografia e l’adorazione del demonio erano segni e sintomi di una pervasiva filosofia del Caos? Il brutale assassinio di Arlis Perry, avvenuto nel campus universitario di Stanford nel 1974, carico di simbolismo esoterico, rientrava in un programma di depurazione del mondo dagli infedeli? L’isteria per il satanismo degli anni Ottanta, in definitiva, si saldava nelle teorie del complotto.

Per ammissione dei suoi stessi estimatori e collaboratori (il team dei Pine Street Irregulars, tuttora in attività, Maury Terry, nel voler dare una risposta alla follia, rischiava di interpretare le sue teorie come prove inconfutabili. Terry oltrepassò il limite e il troppo stress lo uccise. David Berkowitz, ora “rinato” al cristianesimo evangelico , sta scontando i suoi sei ergastoli nel carcere di Attica.

Titolo originale: The Sons of Sam: A Descent into Darkness
Numero degli episodi: 4
Durata ad episodio: un’ora l’uno
Distribuzione in Italia: Netflix
Data di uscita: 5 Maggio 2021
Genere: Docuserie

Veleno ***

Cambiamo scenario e torniamo a quell’immagine evocata da Trincia, l’inchiostro versato nell’acqua che, goccia dopo goccia, la annerisce, fino a creare una soluzione unica, dove i due elementi di partenza si confondono. I fatti avvengono in Italia, nella Bassa Modenese, e conquistano le cronache nazionali per l’oggettiva scabrosità del tema, per il coinvolgimento di interi paesi mai attraversati da vicende così dolorose, per i racconti agghiaccianti usciti dalla bocca dei minori, per i lutti e la disgregazione del tessuto comunitario, senza contare i cinque terribili processi che travolgono interi nuclei familiari, protraendosi per un ventennio. Poi, quando le acque sembrano essersi calmate anche a seguito della sentenza di Corte d’Appello del 2013, che, con il duro giudizio espresso su inquirenti e psicologhe, segna un punto di non ritorno almeno sul piano giudiziario, la storia dei “Diavoli della Bassa” è ripresa da Pablo Trincia e Alessia Rafanelli nel podcast italiano forse più seguito di sempre, sette puntate (più una extra) pubblicate sul sito del quotidiano Repubblica tra il 2017 e il 2018.

Pedofilia, adorazione del demonio, riti notturni nei cimiteri, bambini ammazzati sull’altare di Satana da altri bambini, il volenteroso prete del paese a capo della setta: Veleno mette insieme i pezzi di una storia allucinante, in cui il disagio realmente patito da alcuni diviene il perno di una narrazione collettiva surreale, tanto malata da risultare grottesca, gonfiata a dismisura da grossolani travisamenti, i cosiddetti “falsi ricordi”, frutto di una psicoterapia induttiva, aggressiva e invasiva oltre il lecito.

Veleno è girata da Hugo Berkeley, documentarista anglo-americano insignito nel 2003 del Tribeca Film Festival Best Documentary Award per A Normal Life, un lavoro dedicato al dopoguerra del Kosovo e di regista di Unknown Male Number 1, realizzato per Sky Italia. Berkeley ha dichiarato che il suo intento non era trasformare il podcast o il libro edito da Einaudi in una serie tv, ma di trattare questo elemento alla stregua di un personaggio del documentario, per raccontarne la genesi e lo sviluppo all’interno di un racconto visivo. Veleno si avvale di interviste inedite, raccolte dallo stesso Berkeley in Emilia nel primo semestre del 2020, con l’inconveniente di dover interrompere momentaneamente le riprese a causa della pandemia. L’obiettivo di includere tutti i lati della vicenda, accusatori ed accusati, è stato centrato in pieno. Ascoltiamo padri e madri, cui sono stati sottratti i figli per sempre, vittime ora cresciute (vittime, perché nonostante la pista satanista si sia presto sgonfiata, alcuni abusi domestici sono stati confermati in sentenza per sette imputati), i professionisti che portavano avanti le discutibili tecniche di interrogatorio.

La docuserie ha il pregio di presentare filmati originali mai visti fino ad ora, tremolanti VHS che restituiscono una sensazione di irrealtà. Sono gli interrogatori dei minori condotti dalle psicologhe. Le atrocità riportate, riti orgiastici, sgozzamenti ordinati dagli adulti, ragazzini sventrati all’altezza della pancia e del cuore, corpi gettati nel fiume Panaro dallo stesso Don Giorgio Govoni, non furono mai supportate da uno straccio di prova. Eppure, come sottolinea Pablo Trincia a commento dei filmati, nemmeno un assistente sociale pareva mai nutrire il minimo dubbio di fronte a quelle pazzesche testimonianze. La convinzione che “i bambini non mentano”, in questa precisa revisione critica degli avvenimenti, è la premessa inattaccabile alla base dei passaggi successivi, l’allontanamento dei minori dalle famiglie sospettate e gli affidamenti. Veleno dà voce alla psicologa Valeria Donati e a Claudio Foti, guru del cosiddetto “metodo di ascolto empatico” e fondatore del Centro Studi Hansel e Gretel di Torino, poi indagato per frode processuale, lesioni personali aggravate e abuso d’ufficio nell’inchiesta sui fatti di Bibbiano. Nella docuserie compaiono per la prima volta i rappresentanti del Comitato “Voci Vere”, composto da padri e madri affidatarie e costituitosi per replicare all’inchiesta di Pablo Trincia, giudicata una ricostruzione distorta e unilaterale dell’accaduto. Per Foti, Trincia è addirittura un “negazionista” della piaga mondiale della pedofilia.

Veleno è anche un esperimento, un dialogo tra forme espressive differenti. Il podcast che diventa libro, il libro e il podcast utilizzati nel documentario da piattaforma e grimaldello, per entrare nel vivo della storia e squadernarla nei suoi vari risvolti, con attenzione e rispetto, stringendo poi il focus sulle reazioni, favorevoli o avverse, dei diretti interessati. Non ci viene nemmeno risparmiato il versante politico della questione. Rivedere e risentire le interrogazioni in Parlamento dell’onorevole Carlo Giovanardi all’allora Ministro di Grazia e Giustizia Oliviero Diliberto, è quasi archeologia…

I figli di Sam e Veleno sono due prodotti riusciti, due gemme nel panorama attuale delle docuserie tv. Entrambe mettono al centro il problema della comunicazione umana e si soffermano sulla potenza enigmatica delle parole.

Le parole, capaci di svelare l’insondabile, capaci di affossare per sempre la verità.

Titolo originale: Veleno
Numero degli episodi: 5
Durata ad episodio: un’ora l’uno
Distribuzione in Italia: Amazon Prime Video
Data di uscita: 26 Maggio 2021
Genere: Docuserie

Consigliate a chi: ha una passione per le ville abbandonate, vede connessioni ovunque, si definisce naturalmente scettico.

Sconsigliate a chi: è rimasto chiuso di notte in un cimitero, teme di essere fotografato nel sonno, pensa che ogni gioia debba essere accompagnata da una sofferenza.

Visioni e letture parallele:

– David Berkowitz compare anche nel secondo episodio della seconda stagione di Mindhunter (Netflix), una serie imperdibile recensita su Dark Mirrors (https://stanzedicinema.com/2019/09/14/mindhunter-2-nella-mente-dei-serial-killer/) Per chi non l’avesse vista, abbiamo un solo consiglio: recuperatela!

– La città di Yonkers è protagonista di una fantastica miniserie HBO del 2015: Show Me a Hero (Regia di Paul Haggis). In Italia su Sky Atlantic.

– Veleno di Pablo Trincia è pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero Extra.

– Una catacomba etrusca, riti esoterici, possessioni e sparizioni nella Roma anni Sessanta: Imago Lux di Adriano Angelini Sut (Ensemble Editore, 2020).

Un parallelismo: l’intervista di Maury Terry al killer nel 1993 per I Figli di Sam e il colloquio della psicologa Donati con uno dei minori di Massa Finalese per Veleno. In entrambi i casi, chi interroga è alla ricerca di “quella” risposta.

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