Them: Covenant: se “Loro” sono i razzisti della porta accanto

Them: Covenant ***

Them, loro, sono là fuori. “Loro” non siamo “noi” e, reciprocamente, secondo un’inesorabile simmetria, “noi” non siamo “loro”.

La serie creata da Little Marvin e prodotta da Lena Waithe per Amazon Video Prime narra le vicende di una famiglia di neri emigrati da Chatam, nel North Carolina a East Compton, contea di Los Angeles, nei primi anni Cinquanta. Them, loro, i vicini di casa, accolgono gli Emory con il coltello tra i denti. Sono tutti bianchi, bianchissimi, in taluni casi di un pallore spettrale, tra i trenta e i quarant’anni, fanatici della purezza, terrorizzati dalla presenza degli estranei per eccellenza, i neri, negroes, spuntati laggiù dal lato oscuro della Storia patria. I bianchi, la dannata maggioranza eletta che rivendica la costruzione dell’America dal nulla solo grazie ai propri sforzi, teme di perdere tutto: case svalutate, degrado inarrestabile, diffusione a macchia d’olio della delinquenza in quello che considerano un gioiello urbano incastonato nella quiete, o nella noia, di anonime siepi. Sì, perché i negri, lamentano le signore nel corso di riunioni informali ospitate nei salotti arredati dalle prime televisioni, drink alla mano, chiameranno altri come loro e la catena si stringerà fino a stritolare gli onesti cittadini lavoratori, ovviamente bianchi, e a fare di East Compton un paradiso perduto. Intanto, nelle rimesse, tra cacciaviti e sparachiodi (si noti la separazione “geografica” tra i sessi!), i maschi alfa meditano azioni punitive per non sfigurare davanti alle astiose consorti. Il terrore si appresta a bussare alle porte. E il terrore non avrà sempre connotati umani, tracimando presto in un’altra dimensione

Them: Covenant è il primo tassello di una serie antologica. Il modello, o almeno uno dei più prossimi, è American Horror Story di Ryan Murphy. Il segnale degli autori è chiaro: l’indagine sul razzismo, sulla violenza e sull’oppressione sistematica delle minoranze evolve con l’America stessa, confermando ad ogni tappa, tragicamente, gli assunti di partenza. È lecito attendersi una pluralità di storie accomunate dal medesimo desiderio di raccontare il sangue e le ceneri di una nazione. Il filone black horror, dal canto suo, è in piena espansione e chiama in causa i fortunati film di Jordan Peele, Get Out e Us. A ulteriore prova di tale filiazione, è opportuno notare la presenza in Them: Covenant di Shahadi Wright Joseph, una delle attrici protagoniste di Us. La casa, il doppio, l’inganno sistematico, il mondo sotterraneo sono elementi standard ampiamente riconosciuti del cinema di Peele e compaiono anche qui. Impossibile, poi, non sottolineare la consonanza tra Them e la produzione HBO Lovecraft Country. L’esasperazione in chiave horror del binomio casa-immigrazione è poi il cuore narrativo dell’ottimo In His House, film d’esordio di Remi Weeks distribuito da Netflix. L’originalità della serie sta nel aver attinto, volontariamente o meno poco importa, al pozzo della fantascienza di genere: i terribili WASP, assenti, vuoti, alienati, ridotti ad distributori automatici di ferocia, potrebbero essere personaggi delle sempiterne pellicole di culto dei gloriosi anni Cinquanta (Il villaggio dei dannati, L’invasione degli ultracorpi…), oggetto di celebri rivisitazioni successive.

Them: Covenant gioca molto sull’estetica postmoderna dei suburbs. East Compton è un ghetto disegnato attorno a una media borghesia composta da operai, commercianti e impiegati, la cui ascesa pare essersi bloccata. Le dinamiche relazionali sono cristallizzate in uno schema mortifero di reciproca rassicurazione: gli uomini lavorano, le donne attendono pazienti il loro ritorno, annegando le rispettive frustrazioni nel rito delle chiacchiere quotidiane. Centrale è la figura di Betty, casalinga disturbata, sofferente, psicotica, in sintesi la perfetta aguzzina. Betty, in fuga da un padre perverso, ha chiuso la porta alla possibilità di ereditare smisurate ricchezze. Il suo fallimento esistenziale, corredato dalle scarse attenzioni di un marito dedito a vizi segreti e complicato dall’attrazione provata per un solerte lattaio, si rovescia sull’entusiasmo degli Emory, che, all’opposto, ad East Compton hanno compiuto l’auspicato salto sociale. Bianchi che scendono la scala sociale, neri che, lentamente, la risalgono: gli Emory, proprietari di casa a seguito di sottoscrizione di un regolare contratto di compravendita con annessa accensione di mutuo trentennale, non hanno forse il diritto di vivere in una delle amene villette dai toni pastello con l’immancabile auto parcheggiata davanti al garage? In fondo, cosa che di più genuinamente americano che contrarre debiti?

Basta scappare”, dice Livia, alias Lucky, a se stessa, al marito Henry e alle due figlie, l’adolescente Ruby e la piccola Gracie. Scappare da chi, o da cosa? Them: Covenant si inserisce nel quadro storico della Second Great Migration, quando circa 5 milioni di afroamericani affluirono dagli Stati rurali del Sud, ancora gravati da leggi discriminatorie e da un razzismo diffusissimo nella società, verso i distretti industriali della East e dalla West Coast, in grado di assorbire manodopera qualificata. L’assetto urbano delle città dovette modificarsi. L’offerta residenziale prestò il fianco a speculazioni finanziarie. Emblematico il caso di Watts, cittadina che nell’arco di un decennio vide crollare la percentuale di popolazione bianca a favore dei nuovi arrivati, in particolare neri alla ricerca di lavoro nel settore dell’edilizia. Nel 1965 Watts divenne il tristemente celebre epicentro di gravissimi tumulti “razziali”. Them: Covenant mostra la pianificazione del disastro sociale da parte di spregiudicati immobiliaristi, con la connivenza delle banche e della polizia. La truffa ai danni giovani coppie di colore perpetua il patto (Covenant) di esclusione delle origini, il male tramandato di generazione in generazione.

Basta scappare”. Facile a dirsi. Henry è un valente ingegnere aeronautico inseguito dai suoi demoni. Il ruolo dei soldati neri in guerra è un tema attorno al quale girava anche l’ultima stagione di Fargo. Al fronte Henry è stato testimone di esperimenti col gas nervino condotti sui suoi fratelli commilitoni, test commissionati, s’intende, dai vertici bianchi dell’esercito americano. Nikole Hannah Jones, giornalista investigativa animatrice del 1619 Project insignita, tra aspre polemiche, del Premio Pulitzer, ha scritto che “molti americani bianchi vedevano i neri in uniforme non come patrioti ma come persone che esibivano un pericoloso orgoglio. Centinaia di reduci neri furono picchiati, mutilati, aggrediti con le armi e linciati… Questa violenza aveva lo scopo di terrorizzarli e controllarli, ma forse, cosa altrettanto importante, era un balsamo per la supremazia bianca”. Per l’incolpevole Henry la pace è un proseguimento della guerra con altri mezzi. Scampato ai massacri e al fuoco amico, è costretto a restare un passo indietro rispetto ai colleghi, a subire angherie dal suo capo e a veder sistematicamente disconosciuto il proprio talento. Them: Covenant non va per il sottile: a contatto con l’ingiustizia quotidiana, i demoni prendono forma. Tap Dance Man, una parodistica maschera teatrale blackface, perseguita Henry, lo esorta a reagire, a vendicarsi, a incarnare la bestia selvaggia senza regole e senza freni inibitori che i bianchi intravedono nel nero.

Basta scappare”. L’allucinante sequenza del cat in the bag ha suscitato perplessità e sconcerto per la sua inusitata crudezza. Al di là del rappresentare, sul piano del racconto, la ragione alla base del trasferimento della famiglia in uno Stato ipoteticamente più accogliente, l’olocausto di Chester è una scena chiave, carica di significati latenti. Il bambino nero chiuso nel sacco è il newborn che per i bifolchi bianchi non avrebbe mai dovuto nascere, da riportare e sigillare in una simbolica placenta, iperbole, certo brutale, della cancellazione del futuro. Il male è un veleno che si insinua nelle vite degli Emory. Il mantra demoniaco cat in the bag si incista nella psiche devastata di Lucky, mentre Gracie è ossessionata dalla canzone sui “campi di cotone lontani”. Il legame nascosto tra la madre e la figlia minore è un punto cardinale dello script di Them.

Per ogni fase dell’esistenza, la serie invoca una maledizione. Se il “cucciolo di negro” sopravvive, sarà l’educazione impartita dal Sistema a occuparsene (Miss Vera, l’insegnante immaginaria di Gracie). Se la bambina cresce, si scontrerà con il paradigma dell’adolescente tipo, costruito dalla maggioranza al potere (l’atletismo, le cheerleaders, le associazioni studentesche). Con un gesto che replica, invertendolo provocatoriamente, il mascheramento blackface, Ruby immerge le mani nella pittura bianca. All’intelligente Ruby non serve conoscere, unica nella classe, le poesie di Emily Dickinson: quando viene orrendamente schernita dai compagni idioti, la docente commina a lei una nota per averli distratti a causa della sua mera presenza. Non sfugga nemmeno l’ironia insita nel soprannome Lucky. La signora Emory non è una donna fortunata e non serve scomodare Foucault per leggere il valore politico del suo internamento in manicomio.

Them: Covenant si inserisce consapevolmente nello Zeitgeist degli anni Venti del nostro secolo. “Da grande voglio diventare un giudice della corte suprema”, scrisse George Floyd in un tema in occasione del Black History Month, il mese delle celebrazioni della storia degli afroamericani. “Quando la gente dirà ‘Vostro onore, ha rapinato una banca’, io gli dirò ‘Siediti’, e se non lo farà, chiederò alle guardie di portarlo via”. Il 20 aprile 2021 il giudice Peter Cahill ha letto il verdetto contro Derek Chauvin, ritenuto responsabile di tre capi d’accusa che potrebbero tradursi in 40 anni di carcere. Chauvin è l’agente bianco che ha piantato per circa 9 minuti un ginocchio sul collo di George Floyd, reo di aver usato una banconota da 20 dollari falsa in un negozio della catena Cup Foods. «Oggi abbiamo compiuto un passo avanti contro il razzismo sistemico, una macchia per l’anima del nostro Paese», ha detto il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden.

Nel nono episodio, virato in black&white, proprio il “razzismo sistemico” ha la sua fondazione mitica. La comunità perfetta vagheggiata a fine Ottocento dal reverendo Epps (personaggio di fantasia e insieme verosimile archetipo dell’orrore reale) si regge sulla schiavitù legalizzata, benché, nella cronologia storico-politica degli eventi, il Congresso l’avesse dichiarata fuori legge con il Tredicesimo Emendamento nel 1865, e poi, con il Quattordicesimo e il Quindicesimo, nel giro di cinque anni, sempre il Congresso avesse concesso cittadinanza e voto a tutti, indipendentemente da razza, colore o precedente condizione di servitù. Quando l’immigrata olandese chiede all’ex schiava “che lingua parlavi con tua madre?”, lei risponde “l’inglese”. I neri, questo è un punto focale della verità raccontata in Them: Covenant, sono giunti nel Nuovo Continente ben prima della stragrande maggioranza dei bianchi. Epps vende l’America al diavolo e muore per rinascere nei panni di The Black Hat Man, presenza sovrannaturale, eppure drammaticamente tangibile, che con il suo soffio alimenta, in senso tanto metaforico quanto letterale, le fiamme dell’odio, epoca dopo epoca. Nonostante le innovazioni in ambito costituzionale, dal 1876, per quasi un secolo, molti Stati emisero le famigerate leggi “Jim Crow”, a sostegno di una spietata gerarchia di stampo razziale.

Una pecca di Them: Covenant sono le musiche, un po’ sovrabbondanti. Il cast è ottimo. Deborah Ayorinde (Luke Cage, True Detective) e Ahley Thomas (24: Legacy, Salvation) forniscono una prestazione da attori affiatati e sicuri dei rispettivi ruoli. Alison Pill (Devs, American Horror Story: Cult, e ancora, sul versante cinematografico Vice, Miss Sloane) è una villain accecata da un livore talmente sopra le righe da sfiorare il grottesco. La serie non rivela nulla di nuovo ma in questi casi sono più importanti il come ed il perché. “Hai cercato di non farci vedere noi stessi”, dice Lucky a The Black Hat Man nel duello finale. La vocazione del black horror è di natura eminentemente politica. Il genere potrà aiutare l’America ad aprire gli occhi sulle sue ataviche storture e ad illuminare un decennio in cui i nodi del razzismo, della povertà e delle diseguaglianze dovranno essere finalmente sciolti?

Titolo originale: Them: Covenant
Numero degli episodi: 10
Durata ad episodio: tra i 33 e i 55 minuti l’uno
Distribuzione: Amazon Video Prime
Data di uscita: 9 Aprile 2021
Genere: Horror, Anthology

Consigliato a chi: trova terapeutico strappare la tappezzeria, legge le clausole dei contratti fino all’ultima virgola, non chiede mai il dolce a fine pasto.

Sconsigliato a chi: crede che un amico immaginario sia una fantasia innocente, da bambino impiccava le bambole, cura maniacalmente il proprio giardino.

Visioni e letture parallele:

– Oltre ai due film di Jordan Peele (in particolare US, su Amazon Prime) e a In His House (Netflix), segnaliamo due documentari: 13th di Ava DuVernay (Netflix, 2016) e, sulla figura dello scrittore nero James Baldwin, Meeting The Man di Terence Dixon (1970, disponibile sulla piattaforma MUBI)

– L’articolo di Nikole Hannah-Jones, vincitore nel 2020 del Premio Pulitzer nella categoria Commentary, è stato tradotto dal settimanale Internazionale ed è reperibile al seguente link: https://www.internazionale.it/notizie/nikole-hannah-jones/2020/05/08/conquista-america-schiavitu

– Un romanzo già diventato un classico: La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead (Sur, 2017)

Una frase: “Il paradiso di un nero cos’è per un bianco?” (Tap Dance Man a Henry)

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.