The Serpent: storia di un serial killer spietato e affascinante

The Serpent ***

The Serpent è la storia di Charles Sobhraj, un serial killer, affascinante e respingente, narcisista e spietato, capace di convincere gli altri a fidarsi di lui e quindi di sfruttare le loro debolezze per raggiungere i propri fini.

Potremmo quasi dire un serial killer come tanti, se non fosse che ogni serial killer è a suo modo unico.

L’unicità di Charles (Tahar Rahim) risiede nel desiderio di rivalsa che prova verso i giovani bianchi benestanti, da cui è stato emarginato per il colore della sua pelle, essendo cittadino francese, ma figlio di madre vietnamita e padre indiano. Egli uccide perché ha bisogno di denaro, per soddisfare i suoi gusti raffinati e finanziare la passione per il gioco d’azzardo, per frequentare grandi alberghi e dimostrare di aver raggiunto uno status sociale di prestigio, ma non solo. The Serpent, soprannominato anche The Bikini Killer, uccide senza pietà anche e soprattutto per vendicarsi dei giovani bianchi che hanno, per diritto di nascita, tutto quello a cui lui non ha avuto accesso. La sua è una rivalsa del tutto personale verso la società occidentale ed il suo modo superficiale e vanesio di trattare il resto del mondo. Per ottenere questa vendetta, gli servono una compagna, una famiglia, del denaro: semplici mezzi per raggiungere l’obiettivo. Non c’è mai nel suo comportamento alcun segno di amore sincero o disinteressato, non solo per la moglie o la compagna, ma nemmeno per la piccola figlia o per la madre.

The Serpent è anche il racconto di un semplice impiegato d’ambasciata, l’olandese Herman Knippenberg (Billy Howle) e della sua testarda capacità di raccogliere prove, testimonianze, collegamenti, fino ad arrivare a creare un teorema accusatorio così circostanziato e dettagliato da non essere eludibile nemmeno dalla burocrazia internazionale. E’ grazie alla sua determinazione che l’opinione pubblica si interessa del caso e finalmente l’Interpol spicca un mandato d’arresto internazionale, l’unica via per catturare un uomo capace di attraversare le frontiere con la  sinuosità di un serpente, senza far rumore, in modo anonimo, utilizzando le identità ed i passaporti rubati a giovani viaggiatori, prima narcotizzati e poi fatti letteralmente sparire. Un killer freddo e letale che, a ben vedere, compie solamente due errori: ed entrambi gli saranno fatali, portandolo ad un primo arresto, in India e poi a quello definitivo in Nepal.

E’ difficile contare quanti giovani finiscano inghiottiti da Charles e dalla sua coppia di complici, la compagna Marie-Andrée Leclerc (Jenna Coleman) ed il fidato Ajay (Amesh Edireweera), entrambi plagiati, desiderosi della sua approvazione e della sua fiducia più di qualsiasi cosa al mondo e poi scaricati, quando non più funzionali al progetto.

Di Ajay si sono perse le tracce, Marie-Andrée è morta di cancro, mentre, nel Settembre del 2014, Charles è stato condannato in Nepal per aver ucciso nel 1975 il canadese Laurent Ormond Carriere. Un omicidio solo, ma quanto basta per far rinchiuderlo in carcere.

Coproduzione BBC One e Netflix in otto episodi, The Serpent si muove sul filo sottile del tempo, con frequenti salti in avanti ed indietro, che permettono allo spettatore di seguire sia l’evoluzione delle indagini condotte da Knippenberg e dalla moglie Angela (Ellie Bamber) che di esplorare il passato del killer: come ha conosciuto Andrè-Marie, come ha irretito e drogato decine di giovani hippy, come ha sfruttato i loro passaporti per il traffico internazionale di gioielli. Un racconto che, nella stessa puntata, porta lo spettatore ad affrontare fino ad una dozzina di salti temporali, concentrandosi più sull’aspetto tematico che sulla successione lineare degli avvenimenti.

Un movimento a spirale, che peraltro ricorda proprio quello del serpente, ci porta a rivivere lo stesso momento da altri punti di vista, con inquadrature della medesima scena effettuate da angoli diversi. Una visione che richiede quindi, soprattutto nei primi episodi, la disponibilità ad accogliere le scelte narrative compiute da Richard Warlow e tradotte con eleganza formale dai registi Hans Herbots e Tom Shankland. I flashback ed i flashforward non pregiudicano il ritmo della vicenda, che risulta nel complesso fluida ed avvincente. Entrambe le linee temporali procedono con narrazioni essenziali ed inserite in un mosaico che si compone in modo completo solo nelle ultime puntate, quando anche il passato di Charles viene esplorato in modo compiuto.

La spirale della narrativa, fatta di riprese, puntualizzazioni, chiarimenti e, più in generale, lo schematismo delle azioni criminali di Charles, non lascia molta suspense allo spettatore, che sa già come andrà a finire ogni singolo incontro.

Quello che però risulta interessante è la capacità progressiva di scavare nei personaggi, approfondirli, in modo particolare la figura di Andrè-Marie, ricca di sfaccettature e di contrasti. Di origine franco-canadese, la ragazza proviene da una famiglia cristiana molto religiosa. La sua esistenza è sospesa tra l’amore per Charles ed il senso di colpa per le sue azioni criminali, che la donna sembra prima ignorare, poi sottovalutare (pensa solo a furti e non ad omicidi) e poi rimuovere, quando l’evidenza è inconfutabile. Non c’è volontà di assoluzione: Andrè-Marie è in tutto una complice di Charles, ma la scrittura compie un’indagine profonda di un rapporto in cui i confini tra amore, dipendenza e plagio appaiono estremamente labili.

The Serpent è anche la storia dei tanti ragazzi che viaggiavano, immersi nei loro sogni, confidando in un futuro migliore, della giovane coppia di ragazzi olandesi, innamorati e acerbi della vita, da cui si origina l’interesse di Knippenberg per il killer; di Theresa, che vuole raggiungere un monastero buddista in Nepal, di Connie-Jo, che finalmente ha incontrato un uomo, Willem, che la fa sentire importante, di Stephane, disposta a tutto per ritrovare il suo compagno Vitali e riportarlo in Francia.

È un racconto di sogni spezzati, di fiducia mal riposta, di un’apertura di credito illimitata al mondo che evapora in una nuvola di fumo evanescente, tra bar affollati all’inverosimile, consumo smodato di alcol e droghe, facili entusiasmi e piccole isterie, autobus con i colori dell’arcobaleno e vestiti sgargianti.

Ambientata lunga la rotta hippie degli anni ’70, The Hippie Trail, tra Pakistan, Thailandia, India e Nepal, la serie presenta location affascinanti, alternando con sapienza città brulicanti di persone con ampi spazi di natura incontaminata e lussureggiante, lussuose ville della diplomazia europea a bettole puzzolenti dove i giovani di tutto il mondo cercano emozioni da vivere e raccontare, aperitivi a bordo piscina e suggestive location sulla costa. La fotografia rende in maniera magistrale il viraggio tipico dell’epoca, conferendo alla rappresentazione qualcosa che ha il sapore del documentario o quanto meno del racconto verità. Incastonata dall’intervista a Charles, tutta la storia assume un tono in cui verità e finzione risultano unite in modo inscindibile.

Interpretazioni credibili e calate nel personaggio, con punte di eccellenza per Jenna Coleman, che riesce a trasmettere tutto il travaglio e la sofferenza di Andrèe-Marie, e per Tahar Rahim, soprattutto negli ultimi episodi, quando può esprimere un più ampio spettro emotivo. Meritano di essere ricordate anche le scenografie, ricostruite con perizia storica in Gran Bretagna, ed i costumi, mai banali, che portano lo spettatore in un mondo ricco di energia e fascino. Al senso di immersione negli anni ’70 contribuisce anche la colonna sonora realizzata da  Serge Gainsbourg, che accompagna ed esalta la narrazione e la puntualizza, come accade nel finale.

Oggi Charles Sobhraj è detenuto in una prigione del Nepal e vi passerà, presumibilmente, il resto della vita.

Titolo originale: The Serpent
Durata media episodio: 55 minuti
Numero degli episodi: 8
Distribuzione streaming: Netflix
Genere: Crime, Drama

Consigliato: a quanti amano le storie di serial killer, i viaggi in oriente e credono nel potere dei singoli di cambiare il corso, se non della storia, almeno della cronaca.

Sconsigliato: a quanti cercano suspense, racconti lineari e un’escalation di tensione drammatica.

Visioni parallele:  Il libro che ha fornito ispirazione alla serie, scritto da Julie Clarke e Richard Neville, The Life and Crimes of Charles Sobhraj, non è stato tradotto in italiano, ma è possibile leggerlo nella versione originale. Pubblicato per la prima volta nel 1979, il libro è stato ristampato di recente sull’onda del successo della serie Tv, con l’aggiunta di nuovi materiali ed è la porta di accesso più completa e documentata al mondo pieno di colori e vita della hippie road. Peccato che, ai margini di quella strada, ci fosse in agguato un serpente.

Un’immagine: Passando la mano sul corpo addormentato della ragazza hippy che ha appena trascorso la notte con Aja, Charles espone in modo esplicito tutto il disprezzo che prova per i giovani backpacker in viaggio attraverso l’Asia: “Per lei lo sei, uno schiavo. Magari non te lo dirà, magari neanche lo penserà, ma di fatto lo sei. Perchè pensi che queste ragazzine bianche rinuncino al comfort e alla ricchezza che hanno ricevuto nella vita per venire in un posto del genere? Ad adorare gli stessi dei, ad indossare gli stessi stracci, vivere nello stesso sudiciume esperienze che poi portano a casa e indossano, come finti gioielli tribali che viaggiano soltanto per esibire. E’ una forma come un’altra d’imperialismo”.

 

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