WandaVision: una sit-com per salvare l’umanità

WandaVision ***1/2

Non pensate che WandaVision sia un prodotto riservato agli appassionati dai film degli Avengers e che senza aver visto tutti i film del franchise Marvel non valga la pena accostarsi a questa serie Disney+. Non è così. Paradossalmente lo show potrebbe piacere anche di più a quanti sono poco interessati agli stilemi narrativi tipici dei cinecomics, come ad esempio le lunghe scene di battaglie e gli effetti speciali. Qui c’è invece una preponderante parte drammatica intesa come esplorazione del mondo interiore e del passato dei due protagonisti, Wanda Maximoff e l’androide Vision. La loro è una delle storie d’amore più intriganti dell’universo Marvel e si conclude drammaticamente quando di fatto è la stessa Wanda ad essere costretta ad uccidere Vision per salvare l’umanità. Un lutto che si assomma ad altri per la ragazza dai capelli ambrati venuta da Sokovia: Wanda aveva già perso i genitori ed il fratello gemello, Pietro.

In questa serie, che è una lunga elaborazione del lutto, Wanda decide di risuscitare Vision e di costruire un mondo tutto per loro, imprigionando con il potere della mente gli abitanti della piccola cittadina di Westview in un mondo che assomiglia molto alle sit-com americane del passato che raccontano storie familiari a ritmo di battute serrate e gag basate sul quotidiano menage matrimoniale, sui rapporti con i vicini, sulle feste della comunità, etc. Lascia senza fiato pensare che l’idea di creare un mondo parallelo si origini in Wanda a seguito dell’impossibilità di dare l’estremo saluto a Vision: alla donna viene negata perfino una cerimonia funebre per il compagno che l’algido direttore dell’Agenzia S.W.O.R.D. Tyler Hayward (Josh Stamberg) le presenta addirittura a pezzi.

E’ come se a Wanda fosse chiesto di assistere all’autopsia di Vision. Con questa immagine, così crudele, la serie non ci racconta solo il dolore di Wanda, ma anche e soprattutto quello dei tanti a cui in questi mesi è stato negato l’ultimo addio ai propri cari morti a causa del Virus che ci ha così duramente provati nei nostri affetti e nella nostra quotidianità. Basterebbe questo per capire che non siamo di fronte ad una serie che parla solo di super eroi; c’è molto di più.

Nel mondo creato da Wanda si svolge una sit-com che ripercorre a velocità aumentata la storia del genere televisivo più amato dal pubblico americano (insieme al crime di cui abbiamo parlato in passato): il primo episodio prende ispirazione da I love Lucy[1] (1951-1957, 181 episodi) e dal The Dick Van Dyke Show[2] (1961-1966, 158 episodi); il secondo da  Bewitched[3] (1964-1972, 254 episodi) e da I Dream of Jeannie[4] (1965-1970, 139 episodi), il terzo da Brady Bunch [5](1969-1974, 117 episodi). Lo sforzo compiuto da Shakman è stato quello di rendere il tono giusto, a livello tecnico e di battute, calando il format nel periodo considerato. La serie ha certamente il suo punto di forza nei primi episodi, dove la rievocazione delle sit-com raggiunge un livello stilistico e contenutistico di assoluta eccellenza, spiazzando lo spettatore tipo del MCU (Marvel Cinematic Universe). Un mondo creato con una cura maniacale, se si pensa che ad esempio il primo episodio è stato realizzato con il pubblico presente in sala nelle location delle grandi serie degli anni ’60.

Secondo lo showrunner Jac Schaeffer: “Questo show è una lettera d’amore all’età d’oro della televisione. Stiamo rendendo omaggio ed onorando tutti questi spettacoli incredibili e le persone che ci hanno preceduto, ma stiamo anche cercando di esplorare un nuovo territorio”[6] e questo lo tocca direttamente: “Io amo la commedia. Io amo le sitcom, ma amo anche le cose bizzarre come Lost. Amo Twilight Zone e Amazing Stories. Amo Hitchcock. E’ questo il mio tono personale, la coabitazione per così dire, forzata, di questi differenti toni. All’inizio della mia carriera è stato difficile trovare gli spazi giusti per esprimere tutto questo. Molte delle cose che ho scritto allora non appartenevano in modo chiaro a nessuna categoria: è proprio questo che mi ha spinto negli ultimi due anni …. dimostrare quanto questi toni fossero affascinanti se messi insieme, per così dire, nello stesso piatto[7].

La capacità di miscelare i generi è determinante per la serialità complessa degli ultimi decenni e queste sue dichiarazioni ci sono utili per illuminare l’altro filone che ci accompagna nei primi episodi e cioè il senso di mistero, di sottile inquietudine, di qualcosa che si muove oltre la parete del quotidiano e che apre prospettive bizzarre. E’ qui che ritroviamo l’influenza di Hitchcock o di Twilight Zone. Con il quarto episodio poi WandaVision svolta, abbandona l’omaggio alle sit-com e vira drasticamente sul racconto del mondo al di fuori di Westview. Anche questo affonda le radici nelle passioni di Jac Schaeffer, che richiama ad esempio Russian Doll nel citare serie con twist repentini e significativi che lo hanno influenzato. Dal quarto episodio in poi siamo in un territorio diverso, in cui emergono e si prendono la scena modalità narrative decisamente più in linea con lo stile cinematic e che, ancora una volta paradossalmente, ci appaiono inferiori, soprattutto per scrittura, rispetto agli episodi precedenti. E’ qui che lo show perde qualcosa: ci sono personaggi che non vengono sviluppati in modo coerente e finiscono per risultare insipidi (Pietro su tutti) e la tematica delle lotte tra streghe risulta molto superficiale. Forse ci sarebbe voluto un po’ più spazio per entrare nel mondo di Agnes (che poi si dimostrerà anche quello di Wanda/ The Scarlet Witch) in modo più immersivo. Negli ultimi episodi il nuovo ruolo di Wanda/ The Scarlet Witch sembra fagocitare tutto e tutti, comprese alcune sottotrame che finiscono marginalizzate e ridotte ad un ruolo meccanicistico (si pensi alla Dott.ssa Darcy Lewis o anche al  Capitano Monica Rambeau).

In questa nuova fase dell’Universo Marvel i racconti serviranno in parte ad approfondire le vite ed il passato dei personaggi meno sviluppati nei film ed in parte invece a legare meglio i contenuti dei capitoli cinematografici, dilatando ulteriormente l’universo narrativo in modo orizzontale e verticale. Nel finale vediamo Wanda diventare The Scarlet Witch, un carattere più vicino all’universo narrativo dei comic-books: una sorta di apprendista che deve acquisire maggiori abilità per controllare ed indirizzare al meglio i propri notevoli poteri magici.

La ritroveremo non solo dopo i titoli di coda, ma anche e soprattutto nel prossimo film di Doctor Strange, Doctor Strange in the multiverse of Madness. Ma la domanda che lo spettatore si pone non è banale: la ritroveremo come una good girl o come una villain? In questa serie Wanda si iscrive nella categoria degli anti-eroi: certo gli autori non vogliono compromettere il rapporto con lo spettatore che comprende le ragioni di Wanda e solidarizza con il suo punto di vista per gran parte della narrazione, anche grazie ad una Elizabeth Olsen bravissima nell’alternare emozioni e sentimenti, mentre Vision trova in Paul Bettany un interprete straordinario che non va mai sopra le righe. Entrambi ottimi nell’interpretare il personaggio, ma anche nella relazione di coppia: l’alchimia c’è tutta, proprio come nei film, dove appare più concentrata, mentre qui è estesa, dilatata, espansa senza perdere un grammo di intensità emotiva. Bravissima anche Teyonah Parris nei panni di Monica che pure soffre un finale che la esclude dai giochi, ma torna nei titoli di coda e ci preannuncia che la ritroveremo presto alle prese con l’invasione degli alieni Skrulls.

Insomma ne abbiamo ancora delle belle da vedere …

Titolo originale: WandaVision
Durata media episodio: 29-49 minuti
Numero degli episodi: 9
Distribuzione streaming: Disney +
Genere: Comedy, Drama, Action

Consigliato: a quanti vogliono dilatare l’universo degli Avengers, interessati al personaggio dietro il mantello e sono disposti ad un viaggio emotivo surreale.

Sconsigliato: a quanti cercano lo stesso ritmo e la stessa intensità visiva dei film degli Avengers: qui il ritmo è, soprattutto nei primi episodi, più legato allo scambio di battute che allo scambio di cazzotti, fulmini e raggi laser.

Visioni parallele:

Beh la serie funziona come ottima porta d’accesso all’Universo Marvel e una volta entrati c’è solo l’imbarazzo della scelta tra film, fumetti, serie tv, etc.

Un’immagine: c’è un’immagine della sigla finale che esprime al meglio il concetto di interpello dello spettatore ad opera della serialità contemporanea: i pixel che compongono le immagini si dematerializzano dalla rigidità dello schermo, per poi ristrutturarsi in oggetti quotidiani, ri-creandoli come fossero atomi. Se nella serie sono le capacità mentali di Wanda Maximoff a riplasmare la realtà, nella nostra visione sono quelle dello spettatore che si attiva in un corpo a corpo con il testo che finisce per modificare non solo la realtà che lo circonda, ma in diversi casi anche lo stesso universo di partenza. Nel pensare ad una testualità riplasmata basta che consideriamo quanto il territorio digitale consenta allo spettatore di interagire con il testo, non necessariamente attraverso prassi di tipo poietico, ma anche attraverso dialoghi fatti di svariate pratiche relazionali.

[1] Lucy ed io trasmesso in Italia a partire dal 1960 con protagonisti Lucille Ball e Desi Arnaz.

[2] Da notare che Dick Van Dyke è stato interpellato direttamente da Matt Shakman (regista) e Kevin Feige (produttore) per  avere informazioni utili alla realizzazione dello show. La sua sit-com era composta da episodi della durata di mezz’ora ed era incentrata su gag di ambito lavorativo e domestico in cui gli spettatori potessero facilmente identificarsi. Lo show era stato creato da Carl Reiner, padre del regista Bob, scomparso a Giugno del 2020. Una curiosità: Shakman e Feige hanno fatto candidamente trapelare che Van Dyke non sembrava conoscere molto del MCU, ma questo non gli ha impedito di affidare alle due menti dietro WV degli spunti importanti, soprattutto per l’episodio pilota.

[3] In Italia Vita da strega, trasmesso a partire dal 1967 con Elizabeth Montgomery e Dick York. WandaVision è stata girata presso la location della Warner Bros dove sono stati realizzati proprio Vita da strega e Strega per amore.

[4] In Italia arriva nel  1977 come Strega per amore con protagonisti Larry Hagman e Barbara Eden.

[5] La famiglia Brady che arriverà sugli schermi italiani solo nel 1987.

[6] Intervista rilasciata a Entertainment Weekly.

[7] Intervista rilasciata a Scott Myers.

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