Non uccidere

Non uccidere **

Menzione speciale al Noir in Festival 2021 e premio Goya al miglior attore spagnolo dell’anno, Non uccidere, firmato da David Victori, alla sua opera seconda, è un thriller ambientato tutto in una notte, che racconta con toni piuttosto prevedibili, la progressiva discesa nel male e nel mistero di un personaggio apparentemente lontanissimo da ogni tentazione pericolosa.

Dani, impiegato in un’agenzia di viaggi, vive col padre, malato terminale: se ne prende cura amorevolmente fino a che una mattina, uscendo di casa per prendere le sigarette al genitore, al ritorno lo trova privo di vita.

La sorella Laura, avvocato in carriera, che passa le notti in studio a lavorare ai casi, gli compra un biglietto Around the World, perchè si allontani dal dolore e dal vuoto di quella scomparsa e passi un po’ di tempo lontano da casa.

La sera prima di partire per Berlino, la prima tappa del suo viaggio, Dani viene avvicinato da una ragazza, Mila, che gli dice di essere senza soldi perchè il ragazzo che era con lei a cena l’ha mollata e gli chiede di saldare il conto del pub.

Il timido Dani decide di aiutare cavallerescamente una ragazza che sembra in difficoltà, ma il suo si rivelerà solo il primo passo in una notte completamente folle e criminale.

Il film di Victori è solo l’ultimo di una lunga serie di racconti ambientati pressochè interamente dal tramonto all’alba, che hanno nel dittico Fuori Orario di Martin Scorsese e Tutto in una notte di John Landis, i loro padri nobili.

Anche questa volta l’inoltrarsi della storia nel cuore della notte rappresenta per il protagonista ingenuo e mite, un progressivo viaggio all’inferno della tentazione, prima in quella più esplicitamente sessuale, con l’ambigua Mila che flirta con lui senza inibizioni e lo spinge fino al limite, quindi poi quando il piacere i trasforma in dolore e morte, con il solito sottotesto moralistico e anche un po’ misogino, l’incubo di Dani vira verso l’istinto di sopravvivenza, che lo porta a mettersi ancor più nei guai.

Il film di Victori almeno ci risparmia un finale chiuso in cui il protagonista retto, traviato dall’incontro con il desiderio, espia le sue colpe sconfitto dal riemergere dell’ordine costituito.

Non uccidere invece si chiude su una nota sospesa, incompiuta, volutamente ambigua, con un primo piano sul volto del protagonista, su cui il film si era aperto, completamente devastato dalla lunga notte, cambiato radicalmente non solo nei tratti esteriori, ma forse anche più in profondità.

Se l’impianto del dramma notturno è, come detto, piuttosto prevedibile e risaputo, Victori e i suoi co-sceneggiatori Jordi Vallejo e Clara Viola riescono comunque a creare qualche buon momento di tensione e qualche svolta narrativa sorprendente, senza peraltro affidarsi troppo ai devices tecnologici, che sempre più spesso svolgono invece il ruolo di deus ex machina, in queste occasioni.

Victori peraltro non ha la radicalità di Sebastian Schipper e del suo Victoria (2015) e si limita ad impaginare il racconto con un montaggio sostenutissimo di riprese spesso con camera a spalla, che vorrebbero restituire l’agitazione del protagonista e la concitazione dei momenti. Immerso in luci spesso deformanti, rosse, blu, al neon, a rischiarare una notte che sembra non finire mai, il film si concede qualche deviazione che rimane fine a se stessa, come il fermo di Dani per l’alcoltest, come lo stesso viaggio Around the World che sembra uno spunto narrativo utile per il film e che ritorna due volte, ma finisce invece per perdersi nel nulla.

Non uccidere rimane così un lavoro volonteroso, ma zoppicante, incapace di essere realmente sovversivo come l’archetipo scorsesiano, nè radicale come altre rappresentazioni dal tramonto all’alba. Victori cerca di colmare i vuoti con un bombardamento visivo e sonoro in continua accelerazione, che alla lunga però finisce per stancare e girare un po’ a vuoto.

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