Il principe cerca figlio

Il principe cerca figlio *1/2

Sono passati 33 anni dal viaggio nel Queens del principe al trono di Zamunda, per sfuggire ad un matrimonio combinato e per vedere il mondo, fuori dagli agi della corte.

Akeem ha sposato la sua Lisa McDowell e assieme hanno avuto tre figlie, ma non un erede maschio.

Quando il Re Joffer si avvicina alla fine dei suoi giorni, la successione al trono è minacciata dalle mire espansioniste del Generale Izzi della vicina Nexdoria.

Quello che Akeem non sa e che lo stregone di corte ha visto in sogno è che nel Queens c’è un altro figlio, Lavelle, nato da una relazione di una notte con l’esuberante madre Mary.

Assieme al fidato consigliere Semmi, Akeem decide così di rintracciare il suo erede newyorkese, ritornando nelle strade del Queens, completamente trasformate dalla gentrification.

Ma quando Lavelle si trasferisce a Zamunda, con la madre, si troverà stretto tra il vero amore e la ragion di stato.

Operazione nostalgia un po’ fuori tempo massimo, con tutto il cast originale, da James Earl Jones in giù, con la sola eccezione, non marginale, del regista John Landis sostituito dall’anonimo Craig Brewer, Il principe cerca figlio è sia sequel che remake, citazione, calco dell’originale, come usa nel cinema americano di oggi.

L’operazione è giustamente affettuosa verso i personaggi di un tempo, compresi i truccatissimi caratteristi che Hall e Murphy, interpretavano allora, con gusto trasformistico.

Addirittura fa capolino, all’inizio, il nipote dei fratelli Duke, protagonisti di un altro celeberrimo film di Murphy e Landis, quel Trading Places, diventato in Italia simbolo stesso della vigilia di Natale. Ed il cui spirito aleggia anche in questo sequel, che gioca esplicitamente con il ribaltamento dei ruoli, tra padri e figli.

Quando Murphy girava Coming to America nel 1988 era all’apice di una carriera fulminante, cominciata negli studi del Saturnday Night Live, neppure ventenne, e proseguita nel cinema con 48 ore, Una poltrona per due, Beverly Hills Cop, Il bambino d’oro e la ripresa del suo stand up Nudo e crudo. Un’infilata di successi tra commedia e action, firmati dalla sua risata iconica.

Non ha mai più raggiunto la fama e il successo di quegli anni ’80 e si è trascinato in modo sempre più stanco, soprattutto sullo schermo, lontano da quella fisicità prorompente che era parte integrale del suo personaggio.

Se l’operazione Dolemite, costruita con lo stesso team, è stata una sora di prova generale per questo grande ritorno, bisogna dire almeno che qui le battutacce e le oscenità da blackexploitation e b-movies lasciano il passo ad una confezione lussuosa, elegante nell’impaginazione, che strizza l’occhio alla Wakanda di Black Panther, soprattutto nell’iconografia e nei costumi, giocando persino con gli effetti speciali di ringiovanimento degli attori, nel breve flashback iniziale, ma perdendo la spontaneità contagiosa dell’originale.

Ne Il principe cerca figlio si sorride solo ritrovando personaggi e situazioni di un tempo, ma è giusto la familiarità, per chi ricorda l’originale. Tutto scorre in modo prevedibile e senza mai una gag, che si faccia ricordare. E’ un intrattenimento buono per tutti e per nessuno, che non si prende mai un rischio. Persino i numerosissimi camei, da Morgan Freeman a Trevor Noah e Dikembe Mutombo, sono solo apparizioni che non aggiungono molto.

Bravissima è un po’ sprecata Kiki Layne di Se la strada potesse parlare e The Old Guard, nel ruolo della figlia di Akeem, mentre Traci Morgan e Leslie Jones sembrano perfettamente a loro agio nel ruolo dei parvenu a corte e cercano di mettere nel film gli unici brividi anarchici.

D’altronde il film di Murphy sembra ben consapevole del panorama desolante del cinema americano mainstream in cui si trova a vedere la luce, dominato da supereroi, sequel e remake, come afferma il giovane Lavelle, in un momento di onestà metacinematografica.

La Paramount ha annunciato di recente voler mettere le mani su tutto il suo catalogo storico, per la sua piattaforma streaming, con remake e serie, tratte da Love Story fino a Grease, passando per Il padrino e Perchè un assassinio. Se il postmoderno era la risposta alla fine della storie, Hollywood si ritrova ancora più ora a sfruttare senza sosta quelle del passato, in una diluizione d’originalità, che ormai ha raggiunto quantità omeopatiche.

Su Amazon Prime, solo per nostalgici affezionati.

Inerte.

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