I’m Your Woman

I’m Your Woman **1/2

Il quarto film da regista di Julia Hart nasce evidentemente dal credito, che Rachel Brosnahan ha accumulato in Amazon, grazie al successo travolgente e ai premi raccolti dalla sua Mrs. Maisel.

L’attrice ha scelto la sceneggiatura della Hart, scritta col marito Jordan Horowitz (La La Land) e l’ha prodotta per farla diventare il film di Natale della società di Bezos in questo confuso 2020.

Non c’è dubbio che la scelta sia significativa, non solo del percorso emancipativo dei personaggi interpretati dalla Brosnahan, fin dagli esordi in House of Cards, ma anche di un certo spirito dei tempi, che soffia ad Hollywood, e che valorizza il ruolo e lo sguardo femminile.

I’m Your Woman, raccontato dal punto di vista maschile sarebbe stato il racconto di una precipitosa caduta verso l’inferno di un piccolo killer a contratto, nella Pennsylvania degli anni ’70. Una storia vista mille volte e forse in modo definitivo nel magistrale The Irishman di Scorsese.

La Hart e Horowitz scelgono tuttavia di lasciare completamente sullo sfondo Eddie, il piccolo criminale mafioso, che è costretto alla fuga dopo aver compiuto un atto irreparabile, a lungo tenuto nascosto nel corso del film, e di concentrarsi sugli effetti di quella caduta, vista attraverso gli occhi della moglie, Jean.

Tutto comincia quando nella vita annoiata della giovane donna e del marito sempre assente ‘per lavoro’ entra un piccolo neonato, Henry.

La coppia non può avere figli, ma Eddie ha le conoscenze giuste per regalare alla moglie il figlio tanto desiderato.

Sembra l’inizio di un surreale idillio familiare, ma è invece il preludio della fine, quando Cal, un amico di Eddie si precipita a casa di Jean e le ordina di fuggire con una borsa di soldi e il bambino, perchè le cose per Eddie si sono messe male.

Comincerà così una piccola odissea personale per Jean, che non sa nulla del passato del marito e assai poco anche delle sue attività presenti. Cal e poi la moglie Teri diventeranno i suoi angeli custodi, legati a Eddie da un debito d’onore che, dopo molti anni, il killer ha deciso di far valere.

Spostata di safe house in safe house, Jean non è mai davvero al sicuro, deve imparare ad essere madre e a sopravvivere in un ambiente continuamente nuovo, ostile, pericoloso, dove coinvolgere altre persone vuol dire metterle in pericolo mortale.

Scoprirà il passato di Eddie, la fitta rete criminale in cui si muove e che finisce per inghiottirla: tutti cercano Eddie, tutti finiscono per trovare Jean.

Il film della Hart ha un ritmo piuttosto compassato ma si muove deciso, come impara a fare la sua protagonista, a cui tutti dicono il meno possibile.

I’m Your Woman è forse un po’ troppo lungo ed ha una parte centrale faticosa, ma è certamente interessante, per il ribaltamento prospettico e per la scelta di sguardo.

La Brosnahan, pure piuttosto acerba, nonostante la lunga militanza televisiva, è credibile e trova il tono giusto per raccontare una parabola, che abbraccia molte emozioni diverse, dalla noia alla sorpresa, dallo sconcerto alla paura, dall’inadeguatezza al terrore.

Inconsueto.

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