The Specials – Fuori dal comune

The Specials – Fuori dal comune **1/2

La coppia Toledano & Nakache, dopo l’exploit di Quasi amici, ha continuato a raccontare, con la consueta leggerezza, le vite ai margini dei migranti (Samba) e dei lavoratori occasionali (C’est la vie).

Con Hors Normes, in italiano The Specials, presentato fuori concorso a Cannes 2019, poi passato alla Festa di Roma nel 2020 ed ora finalmente sui portali streaming, il loro cinema umanista si confronta senza lacrime e senza ipocrisie, con il tema della malattia e con il ruolo sostitutivo che le associazioni private sono costrette a ricoprire, quando lo Stato e le sue strutture gettano la spugna.

Malik e Bruno sono la guida di due associazioni, L’escale e La voix des justes, che si occupano da quasi vent’anni di ragazzi autistici. Lavorano con gli ospedali, con i centri pubblici, con i giudici e con le famiglie che affidano a loro i casi più disperati, quelli che nessuno riesce più a gestire.

Uno arabo, l’altro ebreo, collaborano quotidianamente per risolvere ogni difficoltà, ogni imprevisto.

Solo che il Ministero della Salute ha aperto un’indagine sull’associazione di Bruno, che lavora da quindici anni senza alcuna autorizzazione e con personale apparentemente non qualificato.

Gli ispettori si presentano negli spazi dove Bruno gestisce 40 ragazzi, interrogano i suoi volontari, ascoltano medici, colleghi, per cercare di comprendere e riscostruire una storia così totalizzante che è diventata la vita stessa per il protagonista.

Tratto da una storia vera e ispirato al lavoro di due associazioni parigine realmente esistenti, il film incrocia l’indagine ministeriale con il lavoro quotidiano e si focalizza su due ragazzi in particolare: Valentin che vive rinchiuso in un ospedale psichiatrico e con un casco da boxe sempre in testa per evitare che compia atti autolesionisti e Joseph, il primo ragazzo di cui Bruno si è preso cura, quando ancora la sua associazione non esisteva.

Toledano e Nakache non cercano compassione, nè melò, raccontano a ciglio asciutto una realtà complessa, frustrante, precaria, in cui il progresso è una conquista da strappare un pezzo alla volta, giorno dopo giorno.

Come dice la mamma di Joseph ai funzionari del ministero, quando sono piccoli è diverso, sono simpatici, ma sono pochissimi quelli che riescono a immaginare cosa sia vivere con un figlio autistico quando diventa grande.

L’autismo è una malattia di cui si sa ancora troppo poco, si può solo interpretarne i segni esteriori, spesso diversi da persona a persona.

Una malattia, che porta con sè un paradosso: quanto più è grave, tanto più finisce per restare senza vere cure, sepolta in case che diventano prigioni intollerabili.

The Specials si muove con il passo leggero della commedia: punteggia le crisi di Bruno e Malik con i rari momenti di serenità tra gli staff e con gli appuntamenti, sempre a vuoto, che gli amici organizzano per cercare una compagna a Bruno.

Ma è un film politico nel senso più nobile del termine, capace di mostrare le linee di frattura del sistema sanitario, la sua inadeguatezza, la solitudine a cui si abbandonano le famiglie, i genitori.

Ed è proprio allora che le associazioni come quelle descritte dal film intervengono, con i pochi mezzi che hanno, con la volontà, l’attenzione, la cura, l’esperienza: un’utopia forse, uno spazio sempre troppo stretto e inadatto, ma anche una speranza, provvisoria, imperfetta, ma possibile.

Una sfida difficile, quasi impossibile, che il film racconta con la camera a mano a pedinare i suoi personaggi, cercando di stargli vicino, ma non addosso, ad una distanza rispettosa e rigorosa, che consente però di sentire tutta l’ansia, la paura, la fatica, l’emozione.

Nonostante la musica sgraziata e inutilmente enfatica dei Grandbrothers, che soprattutto nel lungo prefinale, prende il sopravvento senza alcun vero motivo, The Specials resta un film coraggioso e da non perdere.

 

 

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