Nuevo Orden

Nuevo Orden ***

Il quarantenne messicano Michel Franco, beniamino del Festival di Cannes, dove ha vinto Un certain regard con il suo secondo film, After Lucia (2012), e dove hanno debuttato sia l’americano Chronic (2015), sia April’s Daughter (2017), approda al concorso veneziano in questo anno particolare con il cupo e secco Nuevo Orden, forse il suo miglior film, che conquista il Gran Premio della Giuria e trova, per la prima volta, con I Wonder Pictures, anche un distributore nazionale.

Il film comincia con alcune immagini che anticipano la rivolta imminente. Un dipinto astratto, una donna nuda e dipinta di verde, mobili distrutti, una marea di acqua colorata, auto che bruciano, il ticchettio di un orologio, mentre gli ospedali si riempiono di manifestanti insanguinati e i malati vengono velocemente dimessi per lasciar loro spazio.

Tra questi c’è Elisa, un’anziana donna che ha bisogno di un’operazione ad una valvola cardiaca. La sua unica speranza, ora, è una costosa clinica privata. Il marito, Rolando, che ha lavorato una vita a casa di una ricca famiglia borghese, va a casa loro per chiedere un prestito.

Solo che nella grande villa con giardino è in corso il matrimonio della più piccola della famiglia, la venticinquenne Marianna. Protetta da bodyguard e sicurezza, la festa, a cui partecipano politici e giudici potenti, può continuare a svolgersi, mentre all’esterno si odono echi di una rivolta sociale, annunciata solo dalle macchie di vernice verde, che fanno capolino sulle auto degli invitati.

Rolando cerca di trovare ascolto in questa giornata così particolare, ma l’unica che sembra disposta a fare qualcosa, in mezzo all’ipocrisia degli altri familiari, è proprio Marianna, la sposa in rosso, che ad un certo punto decide di lasciare brevemente la festa, assieme a Cristian, il nipote di Rolando, per raggiungere Elisa e portarla direttamente in clinica.

Solo che la loro auto finisce in mezzo alla furia dei manifestanti e non basta la premura di Cristian che le offre rifugio a casa sua.

Nel frattempo la furia rivoluzionaria si abbatte sulla festa di nozze, trasformandola in un bagno di sangue.

Il film di Franco è evidentemente una distopia politica che affonda le sue radici nella disuguaglianza sempre più insopportabile e stridente della società messicana. I ricchi affaristi corrotti gestiscono il potere all’interno delle loro iperprotette oasi verdi, mentre all’esterno monta la povertà e la rabbia.

Solo che come spesso accade nelle rivoluzioni, dopo la rivolta ispirata da istanze di legittimo cambiamento arriva il Terrore, magari frutto della restaurazione più fascista.

Ed è quello che accade in Nuevo Orden, perchè la notte di tumulti, saccheggi e sommosse finisce all’alba con l’arrivo dei militari, che non si fanno scrupolo di fare strage di diritti e legalità con una violenza ancor più brutale, nel caos sollevato dalla rivolta.

Quando sono pezzi deviati dello Stato ad usare la forza fuori da ogni contesto costituzionale e da ogni garanzia democratica, quella che si instaura è quasi inevitabilmente una dittatura militare, che i paesi del centro e sud america hanno conosciuto fin troppo bene negli anni ’70 ed ’80.

Marianna viene rapita proprio da chi avrebbe dovuto salvarla, rinchiusa in una caserma segreta e sottoposta a torture, stupri e umiliazioni, affinchè i parenti possano accettare di pagare un ricco riscatto.

E quando il padre ferito e convalescente, il neo marito e il fratello Daniel si affidano proprio agli stessi militari, per sapere dove sia detenuta Marianna e per cercare di liberarla, si comprende fino in fondo quanto sia feroce e perverso l’inganno del Potere.

A quel punto non ci sono più differenze di classe, non ci sono più ricchi e poveri, borghesi e operai: chi può pagare deve farlo, ciascuno cerca di arraffare per sè.

Molto spesso Franco nei suoi film ha usato la medesima strategia narrativa: ovvero partire da un contesto realistico e plausibile, da relazioni personali e familiari, in un certo senso, tradizionali e sovvertirli radicalmente, portandovi scompiglio, violenza, con una buona dose di cinismo.

Innescando una spirale di violenza revanscista e sovversiva nei personaggi, Franco intende forse mostrare come quello stesso meccanismo si alimenti all’infinito di vendette e ritorsioni, degenerando nell’orrore più indicibile.

Non si comprende mai fino in fondo se vi sia però un certo compiacimento manipolatorio nella sua messa in scena, che spesso non risparmia crudeltà ed efferatezze, lasciandole in un limbo indefinito tra campo e fuori campo, o se sia invece il suo moralismo a prevalere.

In ogni caso gli esiti dei suoi film ci sono sempre apparsi altalenanti, perchè spesso le svolte narrative apparivano troppo forzate, troppo scritte, figlie di un determinismo, che muove i suoi personaggi come strumenti, per suscitare emozioni e reazioni nel suo pubblico e per ottenere – con le buone, ma quasi sempre con le cattive – un coinvolgimento, che lascia scossi, allarmati, indignati, ma più spesso semplicemente usati.

Anche Nuevo Orden funziona alla stessa maniera, ma questa volta la parabola di Marianna e della sua famiglia ci appare più centrata, essenziale, forse anche per la dimensione distopica, che allontana la sospensione dell’incredulità.

Lo stile secco, il montaggio incalzante, serrato, la progressione drammatica sono efficacissimi, la psicologia dei protagonisti indovinata e la messa in scena della violenza resta qui spesso fuori dal quadro, senza essere meno terrificante.

Il finale brutale, rapido, surreale diventa una sorta di sberleffo, che mostra gattopardescamente come il Potere sia capace di riciclarsi continuamente, sempre uguale a se stesso, magari sacrificando i suoi figli inconsapevoli e facendo strage d’innocenti, sulla pubblica piazza.

L’Ordine Nuovo viene ristabilito con la forca e le armi, mentre le bandiere continuano sventolare.

 

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