Mulan: le stime non ufficiali di Disney+ sono molto positive

La Disney non ha voluto comunicare ufficialmente i dati dell’esperimento Mulan, il film che ha debuttato il 4 settembre direttamente su Disney+, richiedendo tuttavia agli abbonati un costo ulteriore di 30 dollari negli States e 22 euro in Italia.

Tuttavia secondo le stime di Yahoo Finance, il film sarebbe stato acquistato dal 29% degli abbonati americani, portando nelle casse di Disney+ la somma di 270 milioni di dollari.

Un risultato sensazionale, in pochissimi giorni, ancora di più se paragonato ai dati deludentissimi del box office cinese, pari ad appena 25 milioni.

Altre stime invece assegnano al film 33,5 milioni nel primo weekend online. E lì si fermano.

Ovviamente occorre considerare che se al distributore viene assegnato in media il 50% dell’incasso tradizionale delle sale, la percentuale sale all’80% sui portali di streaming di terze parti e ovviamente al 100% quando si tratta del proprio portale, come nel caso di Mulan e Disney+.

Il film è di una modestia senza fine, pensato per il mercato del Far East, girato da star locali in lingua inglese e con l’idea di replicare i polpettoni storici che tante sembrano piacere al pubblico cinese.

Non solo, ma in corrispondenza dell’uscita di Mulan, Disney+ avrebbe avuto un incremento anche di nuovi download e abbonamenti di prova.

Attendiamo le conferme ufficiali della Casa di Topolino, ma è evidente che la strada dei blockbuster oggi passa inevitabilmente attraverso il lancio in streaming. Il tempo dei cinema affollati, delle file in strada e dei primi weekend da 100 milioni di dollari è molto, molto lontano.

La Warner e gli altri grandi player internazionali, dovrebbero far tesoro di questi dati e di quelli di Tenet, per pianificare le strategie migliori per le prossime uscite.

Le conseguenze potrebbero essere drammatiche in ogni caso: di rinvio in rinvio, quando la crisi finirà, potrebbero non esserci più sale aperte, per ospitare i loro film.

E lo stesso potrebbe accadere se le major decidessero di andare dritte sullo streaming dei loro contenuti, esponendosi peraltro alla pirateria e abbreviando ancora di più la vita dei loro prodotti di punta.

La scelta sembra essere molto complicata: eppure il Covid 19 ha solo dato un’accelerata fortissima ad un processo già in corso da diverso tempo.

Converrà davvero abbandonare quel modello di business, che ha sempre portato profitti incredibili e che ha sostenuto un’intera ricchissima filiera, oppure è meglio rallentare, trovare un compromesso e restare in attesa che passi la nottata?

E tu, cosa ne pensi?

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