Venezia 2020. Night in Paradise

Night in Paradise **

Dopo il debutto con la sceneggiatura del fortunatissimo I Saw The Devil, Park Hoon jung è passato alla regia e Night in Paradise è il suo sesto lungometraggio.

Nessuno dei suoi precedenti ha mai avuto una distribuzione italiana, ma il debutto alla Mostra di Venezia, fuori concorso, potrebbe forse dare qualche chance a questo gangster movie dai tempi dilatati e dall’azione spesso trattenuta.

Tae-Gu è un piccolo criminale al soldo del capo di del debole Mr.Yang, che tuttavia è protetto dalla polizia locale e dalla politica.

Quando la sorellesponsabile, Tae-Gu fugge sull’isola di Jeju, protetto da Kuto e dalla nipote Jae-yeon, a cui restano pochi mesi di vita per una malattia incurabile.

Solo che la vendetta della gang rivale, ora guidata dal Capo Ma, lo insegue facendo piazza pulita dei suoi uomini e svelando una trama più articolata.

Il gangster movie di Park di dilunga in 130 infiniti minuti di sguardi languidi, personaggi segnati da un destino di morte e pause insostenibili, in quello che dovrebbe essere un polar melvilliano.

Forse tagliando 40 minuti e condensando la storia di Tae-Gu, peraltro assolutamente priva di scarti, rispetto ad un canone codificato da un secolo, Night in Paradise  sarebbe potuto essere anche un buon film, teso, maledetto e sorprendente soprattutto nelle scene d’azione, piuttosto secche, implacabili e sanguinolente, spesso giocate sull’alternanza tra armi bianche e pistole.

Solo che Park invece se la prende con comodo, trascina i suoi personaggi in un nulla già visto per minuti interminabili e spera che la location marina e rurale assieme dell’isola di Jeju, sia da sola sufficiente a rendere originale una storia vecchia come il mondo e che solo nel finale può riservare qualche novità, almeno per chi non abbia mai visto Kill Bill…

Il protagonista è un catatonico Eom Tae-goo, che certo non facilita alcuna identificazione, va un po’ meglio con la partner femminile Jeon Yeo-been, che ha almeno qualche momento ironico e surreale dalla sua, a scalfire il melò tragico in cui il regista l’ha calata fin dall’inizio.

Venezia, così come Cannes, ha ormai un posto fisso per i film di genere, che arrivano dal Far East e dalla Corea in particolare, spesso relegati alle notti del fuori concorso, per dare una scossa ad un pubblico festivaliero desideroso di una dieta cinematografica più varia, durante le lunghe giornate di programmazione.

Peccato che questo Night in Paradise sia invece alquanto sonnolento e non riesca mai davvero a lasciare una traccia.

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