Better Call Saul 5: una stagione sorprendente, forse non perfetta, ma per molti aspetti indimenticabile

Better Call Saul 5 ****

Abbiamo iniziato questo viaggio convinti di sapere con sicurezza quello che avremmo trovato una volta giunti a destinazione. Quando parti così, alla fine non ti aspetti grandi emozioni o sorprese memorabili, piuttosto un percorso che unisca il piacere di rivedere luoghi e persone conosciute a qualche curiosa scoperta lungo il tragitto: un detour inaspettato, un luogo ameno, una sfumatura di colore nel paesaggio che finora ti era sfuggita.

Orfani di una serie di rilevanza assoluta come Breaking Bad (2008-2013), abbiamo affrontato con questo spirito  l’avventura che Vince Gilligan e Peter Gould ci proponevano. Abbiamo presto capito che Better Call Saul sarebbe stato un prequel, ma anche un sequel di BB e ci siamo interrogati sulla fine che avrebbero fatto i personaggi assenti in BB. Abbiamo pensato che tutto ruotasse attorno a Saul Goodman, l’avvocato senza scrupoli legato al Cartello della droga che in Breaking Bad aiutava in diverse circostanze Walter White ad uscire indenne da situazioni pericolose.

Ora, dopo cinque stagioni, tutte queste certezze sono state spazzate via da due spari lanciati nella  camera di un albergo di Albuquerque da una donna bionda dai capelli scomposti, con indosso un pigiama ed una maglietta dei Kansas City Royals. Due spari lanciati solo con le dita, s’intende, ma che fanno più male di due pallottole vere quando si conficcano nel petto di Saul Goodman che rimane letteralmente con la bocca aperta, incredulo di fronte ad una epifania, meravigliosa e meravigliante per lui come per noi.

Se per qualcuno il titolo dell’episodio finale ‘Something unforgivable’ si riferisce al narcotrafficante Lalo ed al suo desiderio di vendetta, personalmente non ho dubbi: quello che non dimenticherò di questo episodio saranno i due spari di Kim, nella penombra di una stanza in cui ancora si sente l’eco dei sussurri con cui Eva ha sorpreso Adamo, mostrandogli il mondo da un’angolatura diversa e quindi, di fatto, creando un nuovo mondo.

In questa stagione Jimmy (Bob Odenkirk) continua ad avvicinarsi al ritratto di Saul Goodman che abbiamo conosciuto in BB: la quinta tappa di questo percorso consente finalmente di abbattere il muro che separava la sua vicenda personale da quella del Cartello. Facendo convergere le due dimensioni la storia si avvicina agli eventi di BB, ma soprattutto conferisce alla narrazione un carattere di organicità che va oltre alle due trame parallele a cui finora abbiamo assistito. Tutto come previsto, quindi: il nostro viaggio si sta avviando verso la sua naturale conclusione.

Di questa maggiore organicità si giovano diversi personaggi, in particolare Jimmy e Mike, il cui incontro è un’esplosione narrativa. Le puntate nel deserto, Bagman e Bad Choice Road, sono ricchissime di qualità e di significato: a livello tecnico sono certamente una delle vette della stagione. Ma paradossalmente l’esposizione di Jimmy al Cartello ha conseguenze determinanti soprattutto sul personaggio di Kim ed il modo in cui la donna  vive e gestisce la scomparsa del marito è determinante per approdare a quei due colpi di pistola che hanno cambiato la prospettiva del nostro viaggio.

Kim ci aveva già abituato in passato a scelte improvvise (e non impulsive), ma in questa stagione così ricca di colpi di scena, le sue decisioni sono particolarmente significative per lo sviluppo degli eventi e portano, tra le altre conseguenza, anche a riconfigurare il legame con Jimmy. Il rapporto tra i due arriva ad un punto di non ritorno dopo lo scontro davanti ai vertici della Mesa Verde, nel sesto episodio, Wexler contro Goodman: Jimmy ha tenuto nascosto a Kim la sua vera strategia e le ha fatto passare uno dei momenti più brutti della sua carriera professionale.

Ed è in questo momento, quando il rapporto sembra sul punto di rompersi definitivamente che Kim propone a Jimmy di sposarsi. E’ il primo passo per arrivare ad un cambiamento dell’equilibrio all’interno della coppia: da questo momento Jimmy non potrà e non dovrà più nasconderle quello che fa, condividendo anche e soprattutto le cose che “gli viene voglia di non dire”.

Kim viene così a sapere della proposta fatta al marito da Lalo: diventare un amico del Cartello e poi condivide, anche se non immediatamente, tutti i passaggi di questa drammatica esperienza, arrivando a chiedere ad un Jimmy stremato se ne è valsa la pena, intendendo con questo sapere quanto lo avevano pagato. E’ un momento che sancisce un’evoluzione ulteriore: Kim rimprovera Jimmy per aver passato la linea, ma non disdegna di aprire la borsa e guardare i soldi con cui il Cartello lo ha pagato. Poi naturalmente  c’è il vibrante faccia a faccia con Lalo, in cui Kim dimostra non solo il proprio sangue freddo e la propria determinazione, ma anche la propria straordinaria capacità di bluffare.

In quella scena, una delle più emozionanti di tutta la serie, Kim dimostra di essere abile quanto Jimmy nell’arte di ingannare il prossimo. Infine Howard che sente la necessità di darle consigli sulla sua relazione, immaginandola manipolata dal compagno: “Ti rendi conto di quanto mi stai insultando? Io prendo le mie decisioni da sola. Per motivi miei” gli risponde Kim a denti stretti. Ma forse la reazione più significativa è la risata con cui accoglie l’accorato racconto di Howard sul comportamento di Jimmy dopo che gli aveva offerto un posto di lavoro.

E’ attraverso questi passaggi che gli sceneggiatori ci portano alla svolta del finale, quando Jimmy si trova esterrefatto di fronte alle proposte di Kim che, con un rosario di parole sussurrate sotto le coperte passa da formulare un’ipotesi divertita, da sempre terreno di complicità ed affettività per la coppia, a delineare una concreta strategia per rovinare l’immagine di Howard, con l’obiettivo di costringerlo ad accettare il patteggiamento per il caso Sandpiper. Questo permetterebbe ad entrambi di realizzare i propri sogni e di aiutare molta gente; per Howard sarebbe soltanto “una battuta d’arresto” nella sua carriera.

Ci troviamo di fronte ad un personaggio che giustifica un atto indifendibile evidenziandone i lati positivi, mettendo sulla bilancia la carriera di un avvocato con la possibilità di creare uno studio legale in grado di aiutare molte persone indigenti. Howard non ha fatto nulla per guadagnarsi l’inimicizia di Jimmy o Kim, anzi, pur nei limiti del proprio egocentrismo e del proprio perbenismo radical chic, si è sempre dimostrato generoso con entrambi.

Kim ha già aiutato in passato Jimmy, assecondando comportamenti poco leciti e di dubbia etica professionale, ma la differenza è evidente. Il gesto che compie prima di andare (ancora una volta!) a lavarsi i denti, cioè sparare con le mani verso il compagno, è stato da molti paragonato al “It’s all good, man” di Jimmy nel finale della quarta stagione: spavalda manifestazione di una nuova identità. Sarà davvero così? Lo scopriremo solo nella sesta ed ultima stagione, ma certamente il personaggio di Kim è cresciuto in complessità e rilevanza con l’evolversi della serie. Anche grazie alla straordinaria performance di Rhea Seehorn a cui basta un movimento degli occhi, un’alzata di sopracciglia o un leggero corrugarsi della fronte per descriversi un universo emotivo, Kim rappresenta il motivo per cui il nostro viaggio ha preso una nuova strada. Non sappiamo più con certezza quale sarà il punto di arrivo perché la nostra prospettiva è passata da Jimmy a Kim: è lei in questo momento il personaggio narrativamente più interessante.

Mike (un sempre iconico Mike Ehrmantraut) in questa stagione ha una rilevanza anche superiore alle precedenti: esploriamo il suo vissuto emotivo e la difficoltà che prova nel superare la morte del figlio. Mike è davvero un tuttofare: consigliere, moderatore, cecchino infallibile, nonno amorevole e perfino … maieuta. In Bagman salva Jim, lo accompagna e lo sostiene attraverso le insidie del deserto ed inoltre gli mostra come il punto in cui si trovano sia la conseguenza della strada finora percorsa, un principio che Jim farà suo.

Se nella stagione precedente abbiamo assistito alla decisione di Jim di diventare Saul, in questa è il percorso intrapreso dal nostro anti-eroe ad essere al centro del racconto: dopo aver accettato di essere quello che è, ora Jimmy deve accettare di percorrere fino in fondo la sua via. Proprio come ha fatto Mike, anche quando questo lo ha portato a dover uccidere Werner Ziegler, un buon uomo che voleva solo rivedere la propria moglie dopo una lunga assenza. Perché? Cosa spinge Mike? La sua risposta è semplice: “Ho delle persone di cui occuparmi. E voglio che non gli manchi niente”. Jimmy applica lo stesso schema alla propria vita e trova così un’ottima giustificazione per tornare a non raccontare più alla moglie tutte le attività illecite in cui è coinvolto. Una motivazione che è per entrambi uno scudo protettivo con cui la mente giustifica comportamenti ingiustificabili; un modo per fornirsi una giustificazione razionale ad un comportamento che nasce dal soddisfacimento di un bisogno del tutto personale. Esattamente quello che accadrà anche a Kim.

Il need che si nasconde nell’abisso del sé risulta decisamente diverso dal desire dichiarato e razionalizzato. E’ questo uno di quei meccanismi comportamentali che gli antieroi esasperano ed estremizzano. Ed è per questo che li amiamo e ci immedesimiamo in loro: sono proprio come noi, solo portano il gioco ad un livello più alto. Better Call Saul esprime la convinzione che siamo tutti complici del male, grande o piccolo, quotidiano o straordinario che sia, solo preferiamo nasconderci il vero motivo per cui scegliamo di accettare una dose più o meno grande di questo male. I nostri sforzi per districarci dalla ragnatela che ci avvolge rischiano solo di peggiorare le cose.

Uno dei personaggi più  interessanti della stagione è poi indubbiamente Lalo Salamanca (Tony Dalton) che ha movimentato e vivacizzato la vita del solito imperturbabile Gustavo Fring (Giancarlo Esposito), ottenendo diversi risultati significativi: Fring è stato costretto a bruciare uno dei suoi ristoranti, la costruzione del suo superlaboratorio è stata sospesa ed il contrabbando di droga è stato parzialmente interrotto. Il suo cinismo e la sua abilità strategica, unita ad una naturale capacità di essere uno showman anche nelle situazioni più improbabili (come la consegna dei soldi al boss del Cartello) hanno fatto di lui uno dei personaggi più amabili dello show, anche se l’approfondimento del suo carattere è ben lontano dalla profondità introspettiva di Jimmy, Kim o Mike.

Di lui in realtà non sappiamo niente: anche quando visitiamo la sua casa insieme a Nacho (Michael Mando) scopriamo poco del suo passato, della sua vita personale: ha una grande villa nel deserto, un tunnel sotterraneo da utilizzare in caso di pericolo, una chef che adora, una manciata di guardie ed è insonne. Per il resto la sua è piuttosto una descrizione per assenza: nessuna moglie, niente figli, nessun amico o socio. Nemmeno un animale domestico.

Non è solo una scelta stilistica di Gilligan e Gould che sembrano voler descrivere i cattivi per sottrazione (anche di Gustavo Fring a ben guardare non sappiamo molto), è anche un segno di evoluzione dello show, con un crescente peso dato all’azione. Infatti in questa stagione all’abilità narrativa, alla perfezione stilistica e all’approfondimento della psicologia dei personaggi si è aggiunto un ritmo più alto che tiene lo spettatore con il fiato sospeso fino al pirotecnico finale, condito però, come da marchio di fabbrica,  da un sapiente anticlimax drammatico. A volte per gestire questo ritmo la sceneggiatura ha finito con il sacrificare qualcosa in coerenza e tempi narrativi, ma nel complesso lo spettatore quasi non se ne accorge, preso com’è a seguire il flusso degli eventi.

Better Call Saul è stato rinnovato per una sesta stagione, che sarà anche l’ultima. Ampliata a 13 episodi (rispetto ai canonici dieci) la sesta di Better Call Saul sarà quella conclusiva per lo show che al suo termine avrà accumulato un totale di 63 episodi.

Siamo in attesa di completare il viaggio, consapevoli che l’ultimo tratto potrebbe portarci ancora una volta a riconfigurare tutto il percorso intrapreso.

Di sicuro, sarà un piacere per gli occhi. Speriamo lo sia anche per il cuore.

Titolo originale:  Better Call Saul
Numero degli episodi: 10
Durata media ad episodio: 55 minuti
Distribuzione streaming:  Netflix
Genere:  Crime, Drama

CONSIGLIATO: A chi conosce il valore del tempo e del silenzio, ama il genere western e non ha paura di guardare fino in fondo dentro se stesso.

SCONSIGLIATO: A quanti non amano i film di Sergio Leone  ed in generale le storie in cui l’azione è interrotta da frequenti anticlimax.

VISIONI PARALLELE:

Ethics training with Kim Wexler, una serie di 10 brevi video, con ricorso anche all’animazione, in cui Kim ci racconta alcune pillole di comportamento etico rilevanti per un avvocato. Potete trovare i video su You tube o su Facebook. Sono stati rilasciati in lingua inglese.

UN’IMMAGINE: l’occhio di Kim che guarda dentro ai fori di proiettile della borraccia termica di Saul, trapassata da un proiettile. La stessa inquadratura verrà utilizzata all’inizio dell’episodio finale, quando Kim scruterà nel parcheggio per assicurarsi della partenza di Lalo. Due inquadrature simili per segnare un percorso che come abbiamo visto coinvolge Jimmy quanto Kim, portando entrambi a “superare la linea”, ma che spinge soprattutto Kim a guardare dentro se stessa ed a compiere scelte fino a poche episodi fa impensabili.

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