Amazing Stories: storie incredibili che non meravigliano

Amazing Stories **

Il reboot di Amazing Stories è stato distribuito da AppleTv+ nel marzo 2020, a 33 anni dalla messa in onda dell’ultimo episodio della storica serie, depennata dai palinsesti televisivi della NBC dopo  due stagioni assai corpose (45 puntate complessive), a seguito dei riscontri di audience non eclatanti. Storie incredibili traeva ispirazione da una storica rivista di fantascienza, che vantava Isaac Asimov tra le sue firme di punta. Dopo circa ottant’anni di gloriose pubblicazioni, il periodico, da intendersi a buon diritto il progenitore cartaceo della science fiction, ha chiuso i battenti nel 2005.

Tutto cambia. Il mondo non è più terrorizzato dal rischio di una guerra atomica tra Est e Ovest. Abbiamo visto le nuove puntate mentre un pericolo invisibile e reale ci costringe ad asserragliarci in casa. Stiamo vivendo in scenari sociali inimmaginabili sono fino a pochi mesi fa e il futuro promette di essere un campo di incognite.

Chiaramente, le menti creative del reboot, Eddy Kitsis e Adam Horowitz, già ideatori di Lost, hanno completato il lavoro, cinque episodi che dovrebbero aumentare a dieci, ben prima che il virus Covid-19 si diffondesse. La cantina, L’ardore, Dynoman, Segni di vita e Il varco mostrano una patina di atemporalità. Amazing Stories è una serie che dialoga più con la fantasia umana che con il tempo collet

tivo.

Amazing Stories non assomiglia affatto a Black Mirror e i cinque nuovi episodi, salvo necessari aggiornamenti in fatto di tecnologia, in particolare la presenza degli smartphone, non divergono troppo, nello stile e nella struttura, rispetto ai modelli di partenza. I ventidue minuti a puntata della serie originale hanno ceduto il posto ad un minutaggio standard ma, a parte questo, Amazing Stories persevera nel voler attraversare con innocente nonchalance il regno del fantastico, consentendoci di rifiatare e prendere congedo, almeno per un po’, dalle onnipresenti narrazioni distopiche. Al fondo di ogni racconto, oggi come allora, troviamo una morale che aspira all’universalità, all’eternità del messaggio.

Amazing Stories ha nella favola il proprio canone di riferimento. Sarebbe difficile pensare il contrario, considerato che al timone c’è sempre lui, il totem del cinema Steven Spielberg, qui nelle vesti di produttore esecutivo. I bene informati sostengono che le dimissioni di Bryan Fuller (Star Trek: Voyager, Hannibal, American Gods) e Hart Hanson (Bones), i due showrunner inizialmente alla testa del progetto, siano state causate da divergenze di vedute con Spielberg, sul “taglio” da dare al reboot. Sarebbe, infatti, prevalsa una proposta più conservatrice in termini di contenuti. Il format resta pertanto “generalista”, classico, in prevalenza orientato alle famiglie.

Certo, lo sguardo prospettico conta molto. Gli episodi degli anni Ottanta erano spesso costruiti con ironia, non senza ammiccamenti parodistici alle mode e alle culture dell’epoca. In alcuni episodi è impossibile non notare lo sfondo sociale dell’America reaganiana o i contesti suburbani cari ai racconti di John Cheever. Inoltre, tutti i generi toccati, commedia, horror, animazione, fantasy e ovviamente fantascienza, erano assorbiti e risolti all’interno di una narrazione che riusciva comunque parlare allo spettatore con un linguaggio uniforme.

Spielberg era riuscito nell’impresa di chiamare a raccolta un piccolo esercito di attori, registi ed autori affermati o sul punto di affermarsi. Solo in poche occasioni il buon Steven si era seduto dietro la macchina da presa, da ricordare soprattutto La missione con Kevin Costner, per il resto aveva preferito delegare la regia ad amici di valore, riservandosi comunque la stesura degli episodi. Clint Eastwood firmava così Vanessa, con un grande Harvey Keitel assoluto protagonista, mentre Martin Scorsese in Mirror, Mirror miscelava terrore e suspense psicologica in venti minuti di sottile satira del potere editoriale e mediatico. Altri nomi? Joe Dante, Robert Zemeckis, Burt Reynolds, Paul Michael Glaser, Charlie Sheen, Patrick Swayze, Cristopher Lloyd, David Carradine, Kyra Sedgwick…

Amazing Stories rappresentò la palestra di futuri talenti televisivi, come Todd Holland, premiato con un Emmy per la sitcom del canale Fox Malcolm in the Middle e Leslie Linka Glatter, che avrebbe fatto la fortuna di Homeland negli anni dieci del Duemila. Nel novero degli scrittori è doveroso ricordare il pioniere del genere sci-fi Richard Matheson, già coinvolto da Rod Serling nella sceneggiatura del mitico Ai confini della realtà, e Mick Garris, successivamente ideatore della serie cult Masters of Horror. Spielberg si avvalse anche della consulenza di un disegnatore che rispondeva al nome di Tim Burton.

I nuovi episodi sono introdotti dal medesimo main title composto dal maestro John Williams per la vecchia serie. Nel primo capitolo del reboot, The Cellar, due fratelli sono impegnati nella ristrutturazione di una casa d’epoca quando il più giovane, Sam (Dylan O’Brien), trova per caso una scatola contenente la fotografia di una ragazza agghindata in abito da sposa (Victoria Pedretti). A causa di un super derecho, un evento meteorologico estremo, la pressione dell’aria si abbassa al punto da consentire l’apertura di un passaggio temporale.

Sam è catapultato indietro di un secolo, negli anni del Proibizionismo, quando la villa era ai suoi massimi fasti. Inevitabile l’incontro con Evelyn, la stessa ragazza della fotografia, attesa da un matrimonio di convenienza per nulla gradito. Tra i due nasce un’intesa che si trasforma in amore. “Vivevo in un mondo in cui avevo troppa scelta e tu neanche una”, commenta Sam pensando alle app di speed date sul suo cellulare. Riuscirà la strana coppia di innamorati a superare la barriera del tempo? Sam ritornerà al futuro portando con sé Evelyn? La cantina è dedicato a tutti coloro che si sentono fuori posto.

E sicuramente fuori posto si sente anche il tenente Theodore alias Teddy Cole (Austin Stowell), che dai cieli della Birmania del 1941 precipita con il suo velivolo in un campo dell’Ohio… settanta anni dopo. The rift è forse l’episodio più “lostiano” del mazzo dei cinque. Il tema della perdita è qui fondamentale. Cole incrocia sulla sua strada un bambino smaliziato, Elijah Whitaker (Duncan Joiner). Il padre, simmetria non casuale, è morto in Afghanistan, nell’ennesima guerra combattuta dagli americani. Le sorti di Elijah sono appese alla volontà della matrigna, Mary Ann (Kerry Bishé), ridotta alla disperazione dal lutto mai elaborato e convinta di non potersi più occupare di lui. Come se non bastasse, nel segno di un provvidenzialismo quasi manzoniano, Bradford è il paese natale dell’aviatore ed anche il luogo dove visse con Pauline, moglie destinata a diventare vedova troppo presto.

Già, perché Teddy, apprendiamo da un articolo che Elijah rintraccia su Google, è morto in combattimento aereo. Il suo ritorno è una fragile parentesi, utile ad esaudire un desiderio. Intanto solerti scienziati ci spiegano l’esistenza e la malignità dei varchi o wormhole che dir si voglia, divagazioni che ci riportano alle atmosfere bislacche di Fringe. La forza dell’esempio, la solennità del sacrificio, l’amicizia come patto sacro, l’irreversibilità del destino, la bontà innata dei semplici… in questo episodio c’è molto della poetica democratica spielberghiana.

In un fumettone, quale Amazing Stories è per origini e vocazione, non possono mancare né i supereroi né gli alieni. Dynoman and the Volt!! è una favola sul rapporto tra nonno e nipote, un topos che Spielberg aveva sviluppato nel 1985 in Ghost Train e che qui viene ripreso. No, in Dynoman non ci sono treni fantasma e biglietti in attesa di essere obliterati (metafora di un debito da saldare), ma c’è pur sempre un anziano invalido, opportunamente dal pessimo carattere, che pesa sul groppone di una famiglia fredda e anaffettiva.

Dynoman meriterebbe di essere visto anche solo per la presenza di Robert Forster, alla sua ultima interpretazione prima di morire, una lunghissima carriera cinematografica culminata in Twin Peaks – Il ritorno di David Lynch, dove l’attore di Rochester era un perfetto sceriffo Frank Truman, immagine speculare di un collega-fratello messo fuori gioco dalla malattia. Il vecchio Joe riceve per posta un anello da supereroe, un gingillo richiesto molti decenni prima. L’anello tricolore concede all’anziano tre poteri straordinari. In Dynoman l’universo dei fumetti diviene il ponte, l’elemento di mediazione tra mondi lontani.  Ogni dono richiede però di essere manipolato con sensibilità e intelligenza. Il nipote Dylan, pizzicato dai bulli e alla ricerca di un alleato che lo assista, resta deluso dal rude egoismo del nonno, una nota caratteriale umana, così umana che nemmeno i superpoteri sanno scalfire. Potrà mai la famiglia Harris riconciliarsi?

E gli alieni? Questi, in forma di ectoplasmi saettanti, compaiono in Signs of Life, ambientato in Alabama. Sara Jordan (una magnetica Michelle Wilson), madre di Alia (Sasha Lane) si risveglia dal coma dopo sei anni. Alia si è ritirata presto dagli studi e lavora da cameriera. Sara è l’unica parente stretta che le è rimasta al mondo. Una specie di fidanzato abile nel cacciarsi nei guai tenta di contagiarla con la sua ossessione per un’auto sportiva. Il recupero di Sara è miracoloso, tuttavia qualcosa stride. L’ex danzatrice padroneggia lingue mai parlate prima e nel sonno mastica formule di fisica avanzata… Noi umani, si sa, abbiamo molti difetti.

Tuttavia, una componente dell’esistenza, l’emozione, affascina gli esseri intellettualmente evoluti provenienti da altre galassie, tanto da dissuaderli, in taluni casi, dal trattarci male e buttarci via come un calzino sporco. Inutile insistere nella disamina, Segni di vita è un distillato di spielberghismo. In The Heat, gli autori azzardano la carta della dichiarazione d’amore a un fantasma con annesso outing.

Protagoniste, due giovanissime runner, Tuka (Hailey Kilgore) e Sterling (Emyri Crutchfield). Tra giostre clandestine di bolidi in odore di tuning, hip-hop a palla e gang di periferia, l’episodio, proposto con il titolo italiano L’ardore (ogni riferimento al libro di Roberto Calasso è puramente casuale), presenta al pubblico la verniciatura più in linea con i tempi.

Un’analogia può essere utile nella formulazione di un giudizio finale: Amazing Stories del 2020 è come l’album tanto atteso di un glorioso gruppo rock in pausa da anni. Nonostante gli sforzi dei produttori tesi ad attualizzare il suono, il fan nota con sofferenza le crepe, i sintomi della fiacchezza creativa. Nei riff di chitarra l’orecchio scova le ripetizioni di motivi buoni per riempire le arene estive.

Mentre l’ascolto consola e delude, l’orrendo dubbio si palesa: la musica dei nostri beneamati è ora soltanto marketing? Allo stesso modo, questa serie rinata è un articolo vintage, tecnicamente ben fatto ma datato. Amazing Stories non si evolve, non si trasforma, non si mette in discussione. Forse avrebbe bisogno dell’aiuto di una psicologa specializzata in “periodi di transizione”, vedi Alison in Dynoman, per essere traghettata verso una vecchiaia più consapevole.

TITOLO: Amazing Stories
NUMERO DI EPISODI: 5
DURATA DEGLI EPISODI: 50 minuti circa l’uno
DISTRIBUZIONE: AppleTv+
DATA DI USCITA:
dal 6 marzo 2020
GENERE: Sci-fi, drama, anthology

CONSIGLIATA A CHI: sa di appartenere a un’altra epoca, ha sempre sognato di fare uno scherzo al preside, sente le voci ma non lo dice a nessuno.

SCONSIGLIATA A CHI: è stato preso in giro per la sua maschera di carnevale, ha nostalgia di casa, non mangia la cioccolata scaduta.

VISIONI E LETTURE PARALLELE:

  • Consigliamo di recuperare su Dailymotion la miniserie in quattro parti The Real History of Science Fiction, andata in onda sulla BBC nel 2014;
  • Voglia di fantascienza al femminile con un occhio alla politica? Ursula K. Le Guin, I reietti dell’altro pianeta, Mondadori, 2019;
  • Anche i cinesi scrivono storie di fantascienza. Non ci credi? Prova a leggere Marea tossica di Chen Qiufan, Mondadori 2020.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.