Fantasy Island

Fantasy Island *1/2

C’era una volta una serie tv della ABC, girata a cavallo degli anni ’80 alle Hawaii e in California, in cui in una sorta di villaggio vacanze il misterioso Mr. Roarke e il suo assistente Tattoo aiutano i loro ospiti a realizzare i loro sogni.

Ma ogni tanto le cose non vanno come sperato e la realtà finisce per essere più soddisfacente della fantasia.

La leggenda vuole che l’idea di Fantasy Island sia nata per puro caso ad Aaron Spelling al termine di una brutta riunione con la ABC, che gli aveva rigettato tutti i nuovi soggetti. Il produttore avrebbe infine esclamato: “What do you want? An island that people can go to and all of their sexual fantasies will be realized?”

Quella battuta, forse equivocata, è diventata una serie di grande successo che è andata in onda il sabato sera per sette stagioni, dopo Love Boat, altra serie di Spelling, altro classico della serialità anni ’80.

Per il ruolo di Mr. Rourke si era pensato persino a Orson Welles, ma poi Ricardo Montalban ne è diventato il volto conosciutissimo, così come il suo fido Tattoo, interpretato da Hervé Villechaize, fresco  allora del successo in Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro.

Il film che la Blumhouse ha tratto dalla serie originale, si pone come una sorta di prequel delle avventure televisive, infatti troviamo sull’isola il solo Mr. Rourke alle prese con cinque ospiti che hanno vinto il soggiorno che realizzerà i loro sogni.

Ci sono JD e il fratello Brax, decisi a godersi una vacanza di divertimento dissoluto, c’è Patrick, un poliziotto, che sogna di onorare la memoria del padre morto in guerra, arruolandosi nell’esercito, quindi c’è Melanie che sogna la vendetta contro Sloane, una compagna di classe che la bullizzava, e infine c’è la manager Gwen, che vorrebbe tornare indietro nel tempo e dire di sì ad una proposta di matrimonio rifiutata cinque anni prima, perchè non si sentiva all’altezza.

I desideri dei cinque però rivelano contorni sinistri e quello che appare soddisfacente e persino commovente in un primo momento si rivela assai più controverso, anche perchè i sogni dei cinque finiscono per sovrapporsi ad un certo momento. E così un signore della droga messicano assalta la piscina del resort di JD e Brax, difesa dai soldati guidati da Patrick e da suo padre, Melanie è costretta a salvare Sloane da torture inenarrabili di un chirurgo dal volto sfiugurato, e infine Gwen, che convince Rourke a cambiare le coordinate del suo desiderio, ritrovando tutti gli altri ospiti dell’isola, coinvolti in un misterioso incendio.

Ma chi è davvero l’ospite i cui desideri l’isola sta cercando di soddisfare? Di chi è il sogno che stiamo vedendo sullo schermo? E perchè Mr. Rourke è diventato il custode dei poteri dell’isola?

Sono queste le domande che trovano una risposta nell’ultimo atto di un film complessivamente confuso, velleitario, pasticciato, sempre indeciso tra avventura, orrore, favola e omaggio al canone originale.

Anche la morale aggiornata al giorno d’oggi sul peso dei propri desideri e sulle loro conseguenze risulta leggerissima, al cospetto di un racconto che si muove male e gira spesso a vuoto.

Il Michael Pena straordinario Kiki Camarena in Narcos: Mexico, qui è un impacciato Mr. Rourke, completamente fuori parte e lontano anni luce dall’eleganza di Montalban.

Gli altri attori sono puri corpi cinematografici buttati sul set, in un gioco al massacro che non è mai divertente.

Persino Maggie Q, che pure ha il personaggio più definitivo, più riflessivo e dolente, ce la mette tutta per dare credibilità alla sua storia, ma il risultato finisce soffocato dalla pochezza delle altre sottotrame.

L’elemento fantastico è poi buttato via con sufficienza e non contribuisce a creare mistero.

Fantasy Island era uscito l’ultima settimana dei cinema aperti in Italia, prima di sparire nell’oblio del lockdown.

Forse sarebbe stato più saggio non recuperarlo…

 

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