The Gentlemen

The Gentlemen **

Dopo una carriera ventennale cominciata, in toni tarantiniani, con il dittico ambientato nel milieu dell’East London – Lock & Stock e Snatch – e poi proseguita alternando opere di commissione decisamente mainstream a nuovi racconti criminali nella sua madrepatria, Ritchie è finito addirittura per fare da araldo alla nuova versione live action dell’Aladdin disneyano.

Toccato uno dei punti più bassi del suo complicato rapporto con Hollywood, The Gentlemen avrebbe dovuto segnare il ritorno, dopo oltre dieci anni, ai suoi piccoli criminali londinesi.

Scritto il copione, a partire da un’idea condivisa con Ivan Atkinson e Marn Davies, raccolto il solito ricchissimo cast di star ingleesi e americane, Ritchie ne ha fatto un film che sembra arrivare direttamente dagli anni ’90, con il suo gusto post-moderno per le mise en abyme, per i narratori inaffidabili, per gli inganni alle spalle degli spettatori, per un cinema tutto maschile, che gioca con gli stereotipi di genere e razziali, senza alcuna remora.

Ci sono cadaveri, sangue, ironia, battute salaci e sessiste, persino una classica trunk shot, firma tarantiniana per eccellenza.

The Gentlemen racconta il tentativo di un signore della droga americano, Michael Pearson, che ha fatto fortuna a West London, di ritirarsi dal giro e vendere i suoi dodici laboratori, che producono marjuana.

Trovato un compratore ebreo, Matthew Berger, disposto a rilevare la sua attività per 400 milioni di sterline, le cose cominciano a complicarsi.

Il giovane asiatico Dry Eye si presenta da lui, per fargli un’offerta, un gruppo di ragazzi boxeur si infila in uno dei suoi laboratori, pestando forte le sue guardie e rubando la sua droga, in diretta youtube, infine un magnate della stampa scandalistica, Big Dave, a cui Michael ha fatto un torto in pubblico, minaccia di spifferare tutta la faccenda sulle pagine del suo giornale.

La storia è costruita quasi integralmente, a partire dal racconto di una fantomatica sceneggiatura, che il giornalista Fletcher ha scritto e consegnato al braccio destro di Michael, l’imperturbabile Raymond.

Big Dave ha messo Fletcher sulle tracce di Michael e il giornalista ha scoperto la rete clandestina di laboratori, i protagonisti dell’acquisto e chi si sta mettendo di traverso: ora vuole 20 milioni di dollari per stare zitto e non rivelare tutto al giornale.

La trama è un susseguirsi di doppi e tripli giochi, deviazioni, inganni, ritorni.

Nella lunga notte in cui Fletcher racconta a Raymond tutto quello che ha scoperto e disegna le diverse traiettorie dei vari protagonisti, un pezzo alla volta, tutto sembra ingarbugliarsi sino a perdersi.

Salvo poi sciogliersi di nuovo in una classica storia di gangster maturi, che vogliono lasciare, e altri più giovani che vogliono approfittarne: una storia frantumata e ricomposta, per consentire a Ritchie e ai suoi attori una serie di pezzi di bravura tra l’iperrealismo e l’ironia più nera, che hanno sempre rappresentato la cifra del suo cinema.

Questa volta Matthew McConaughey è un padrino americano che cerca solo di vendere il suo impero al prezzo giusto e fa sfoggio di tutta la sua coolness, in abiti di tweed.

Attorno a lui un cast all male, con Charlie Hunnam nel ruolo di Raymond, il braccio destro del boss, quello che gli risolve i problemi, cercando di alternare maniere forti e moral suasion.

Henry Golding (Crazy & Rich) è il cinese Dry Eye, il villain di questa storia, accanto a Jeremy Strong, che interpreta l’ebreo Matthew Berger.

Come spesso accade però è Colin Farrell, nel ruolo di Coach, a rubare la scena a tutti, sia pure in un ruolo in gran parte marginale, mentre Hugh Grant si ritaglia la parte del mellifluo Fletcher, che non disdegnerebbe di passare la notte con Raymond, non solo a chiacchierare di soldi e delitti…

The Gentlemen è uno di quei film che è stato probabilmente molto divertente girare: i ruoli sono molti, con verosimilmente pochi giorni di riprese per ciascuno, il copione è frizzante e le parti tutte con un certo spazio narrativo.

Tuttavia quel divertimento non passa del tutto attraverso lo schermo: il racconto è inutilmente faticoso all’inizio e piuttosto scontato alla fine. Il film ha poco ritmo, si muove pesante e farraginoso e la sua polifonia non consente davvero di affezionarsi a nessuno, neppure al vecchio leone, interpretato da McConaughey.

Alla fine resta un discreto intrattenimento da sabato sera, un po’ old style.

3 pensieri riguardo “The Gentlemen”

  1. Bella recensione! Sono d’accordo con te: niente di eccezionale, derivativo, ma comunque l’ho trovato divertente per passare un paio d’ore (e sarà per sempre l’ultimo film che ho visto al cinema prima della quarantena del 2020)!

    Ho linkato la tua recensione sotto quella che ho scritto sul mio blog, spero non ti dispiaccia!

E tu, cosa ne pensi?

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