Mandato d’arresto per Mohammad Rasoulof

Questa non è una bad news, è molto al di là di tutto questo.

Il regista iraniano Mohammad Rasoulof, Orso d’oro all’ultima Berlinale con There Is No Evil, neppure due settimane fa, sta per essere arrestato e condotto in carcere per scontare la condanna ad un anno, comminatagli per il suo precedente A Man of Integrity, miglior film ad Un Certain Regard nel 2017, considerato dal regime di Teheran come un attacco contro il governo del suo paese e mai uscito in patria.

Il 23 luglio scorso il tribunale della rivoluzione iraniano aveva condannato il regista e gli aveva imposto quel divieto di espatrio, in attesa dell’esecuzione della sentenza, che gli ha precluso di partecipare al Festival di Berlino e di ritirare l’Orso d’Oro, che la figlia ha accettato in sua vece.

Rasoulof ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Minacciarmi di mandarmi in prigione rivela solo un frammento dell’intolleranza e rabbia caratteristiche delle risposte del regime iraniano alle critiche. Molti attivisti culturali sono in carcere per aver criticato il governo. L’incontrollabile diffusione del Coronavirus nelle prigioni iraniane mette a rischio le loro vite. Queste condizioni richiedono una risposta immediata dalla comunità internazionale.”

Tutte le istituzioni cinematografiche internazionali, a partire dall’European FIlm Academy presieduta da Wim Wenders si sono espresse in favore della libertà di Rasoulof: “Il nostro collega Mohammad Rasoulof è un artista che svela una realtà di cui sappiamo poco. Il suo film premiato con l’Orso d’oro, There Is No Evil, è un ritratto profondamente umano di persone costrette in condizioni estreme, situazioni in cui nessun essere umano vorrebbe ritrovarsi. Abbiamo bisogno di voci come Mohammad Rasoulof, voci che difendono i diritti umani, la libertà e la dignità.”

Il Festival di Cannes Film Festival, la Berlinale, la Deutsche Filmakademie, il Filmförderung Hamburg Schleswig-Holstein, il Festival di Hamburg, l’International Film Festival Rotterdam, il Netherlands Film Fund e l’Accademia del Cinema Italiano si sono unite alla protesta in favore di Rasoulof.

 

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