Bad Boys For Life

Bad Boys For Life *1/2

This is some telenovela shit!”

Basterebbe la battuta pronunciata da Martin Lawrence nel concitato finale del film a riassumere, con il prezioso dono della sintesi, questo terzo inutile e punitivo Bad Boys For Life.

E se lo dicono loro, c’è da credergli.

Nato nel 1995 da un soggetto di George Gallo, ma con le impronte della coppia Bruckheimer/Simpson,  che volevano forse rifare Arma Letale, con un pizzico di Miami Vice, Bad Boys ha segnato il debutto cinematografico di Michael Bay.

Nel 2003 il secondo episodio, sistemato in fase di sceneggiatura dal trio Judd Apatow, Seth Rogen e Evan Goldberg, senza essere accreditati, voleva dare più spinta comica al duo di detective, Mike e Marcus, indegni eredi di Sonny Crockett e Rico Tubbs sulle strade della Florida e sotto copertura.

Per non perdere l’appuntamento quasi decennale, Bad Boys For Life viene a chiudere (o a riaprire?) le avventure dei due poliziotti, dopo lunghissima e complicata gestazione, tra sceneggiature riscritte, cambi di regista e rinvii.

Nessuno ne sentiva il bisogno, se non forse gli agenti di Smith e Lawrence, coinvolti ancora un volta in avventure che hanno lo spessore di una telenovela messicana e che un duo di simpatici ragazzoni di origine belga, Adil & Bilall, hanno girato facendo sembrare il compianto Tony Scott un maestro di raffinatezza psicologica e di rigore nella messa in scena.

Il piccoletto e tarchiatello Marcus è diventato nonno e medita di andare in pensione per godersi il nipotino. Il suo partner, Mike, invece dopo venticinque anni assieme non si rassegna a perderlo. E’ uno scapolo impenitente, vive in un attico con una terrazza più grande della stazione del Miami Police Department e guida una Porsche: dopo la crisi del 2008, devono aver decuplicato gli stipendi ai detective della Florida, evidentemente.

Ironie a parte, quando Mike viene colpito a morte da un misterioso killer che si muove in moto e con un casco nero, Marcus prega per lui perchè sopravviva e decide davvero di farla finita con la lotta al crimine.

Solo che Mike si rimette in piedi e vuole la sua vendetta, del tutto ignaro di chi lo vuole morto.

Nel frattempo, accanto a lui tutti muoiono come mosche, compreso il loro storico capo, mentre la nuova squadra Ammo, guidata da una ex di Mike, è incaricata delle indagini, ma non sembra concludere granchè.

La soluzione affonda nel passato di Mike, recluta sotto copertura nel cartello messicano degli Aretas. La moglie del boss defunto, Isabel, è appena scappata di prigione e il figlio Armando gestisce per lei i traffici con la Florida…

I detrattori del cinema sconsiderato, catastrofico e ipercinetico Michael Bay dovrebbero essere condannati a una cura Ludovico con questo Bad Boys For Life, disastro vero senza capo nè coda, tutto strizzate d’occhio, battutine, azione incoerente, messa in scena pedestre.

Siamo al grado zero del cinema action, tutto armi e pallottole senza morale e senza motivo. Tutto si muove sul principio della violenza e della vendetta. Logica binaria e fascista, non se ne esce: iscriveremmo volentieri i tre sceneggiatori accreditati – Chris Bremner, Peter Craig e Joe Carnahan – ad una retrospettiva integrale dei film di Clint Eastwood.

Ma se la sceneggiatura è poco più di un canovaccio, con risvolti melò di terz’ordine, sconcerta il modo sciatto con cui Adil & Bilall decidono di metterla in scena, non credendoci mai per un solo momento, con la distratta solerzia di un lavoro puramente alimentare. Con la solita grande fantasia hollywoodiana, ai due belgi è stato affidato anche il prossimo Beverly Hills Cop IV, altro franchise poliziesco defunto, da rianimare con accanimento terapeutico.

La formula inseguimento+sparatoria+battuta di spirito+fuga+spiegone si ripete con precisione aritmetica, come in un manuale di sceneggiatura for dummies, a riempire le due ore abbondanti di questo nulla assoluto: la noia fa capolino già dopo pochi minuti e non ti molla più.

Con il paradosso di farti venire una nostalgia imprevedibile e inquietante per il cinema di Michael Bay, quello vero: fracassone, senza freni, che assalta i sensi e confonde l’occhio, che punta all’accumulo e alla distruzione monumentale, ma che al confronto di questo mappazzone indigesto, sembra nouvelle cuisine d’avanguardia.

Cosa si salva? Forse solo Vanessa Hudgens in una piccola parte, agente del team Ammo. L’unica che sembra costantemente chiedersi: ma cosa ci faccio in questo film?

Grande successo al box office americano.

3 pensieri riguardo “Bad Boys For Life”

  1. Viviamo in un mondo dove Michael Bay lavora tantissimo e gente come Carpenter, Gilliam e Romero ha sempre faticato a trovare finanziatori e distributori. Non è decisamente il migliore dei mondi possibili (cinematograficamente parlando)!

      1. Qualcuno bravo di giovane c’è, tipo Jeff Nichols, Neil Marshall, Robert Eggers… Però non hanno nemmeno un centesimo dell’impatto che meriterebbero!

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