La fantastica Signora Maisel: la terza stagione dello show non è all’altezza delle precedenti

La fantastica Signora Maisel 3 **1/2

La vita di Mrs. Maisel è ancora una volta sottosopra. Non è una novità per quanti abbiano accompagnato nelle stagioni precedenti i primi passi di questa giovane donna ebrea nel mondo della stand-up comedy. In effetti la gestione del cambiamento è da sempre il cuore delle avventure della meravigliosa signora Maisel: in particolare quest’anno Midge (Rachel Brosnahan) deve confrontarsi con una questione finora rimasta ai margini del racconto e cioè con i soldi. Nelle precedenti stagioni le coraggiose scelte di Midge erano sempre state compiute in una condizione di benessere economico sia della famiglia di origine che del marito Joel (Michael Zegen). Ora però le cose sono cambiate: il padre Abe (Tony Shalhoub) ha lasciato l’incarico di professore alla Columbia University e, detto tra noi, non sembra ossessionato dalla ricerca di una nuova occupazione. Con il lavoro ha perso anche l’usufrutto del bellissimo appartamento nell’Upper East Side e la famiglia Weissman deve quindi trovare un’altra sistemazione. Come se non bastasse svanisce anche l’unica fonte di reddito rimasta: infatti la moglie Rose (Marin Hinkle) decide di chiedere un aumento del corrispettivo che le versa il fondo fiduciario di famiglia, ma quando si rende conto che l’azienda fondata dalla nonna non solo è gestita da soli uomini, ma che il suo coinvolgimento nelle scelte manageriali non viene nemmeno preso in considerazione (quando si è liberato un posto nel board le è stato preferito un ragazzino di dieci anni!), allora Rose rinuncia non solo all’aumento, ma all’intera quota.

Midge si deve confrontare con questa nuova realtà, ma, almeno inizialmente, per lei le cose continuano ad andare bene. Sta girando il mondo in tournée con Shy Baldwin (Leroy McClain) e la sua manager Susie (Alex Borstein) gestisce i suoi guadagni per evitare che spenda tutto in shopping! Una buona idea, non fosse per il vizio del gioco che porta Susie a dilapidare tutti i soldi di Midge. Sarà presumibilmente la nuova stagione a dirci come Midge riuscirà ad affrontare le conseguenze della sua nuova condizione economica, anche e soprattutto a seguito del cliffhanger dell’ottavo episodio con cui si conclude la stagione.

Se la carriera di Midge sembra essersi stabilizzata e procedere in modo positivo, la sua vita sentimentale continua ad essere simile alle montagne russe. Dopo aver lasciato il fidanzato, il ricco ed avvenente Dr. Benjamin (Zachary Levi), la sua relazione con il marito Joel è piena di sorprese: i due divorziano, ma continuano a parlarsi, vedersi e alla fine, dopo una serate di bagordi a Las Vegas si risvegliano nello stesso letto e … risposati! Qualcosa di imprevisto, specie per Joe che nel frattempo ha iniziato una relazione con una ragazza cinese, Mei (Stephanie Hsu), conosciuta durante le trattative per acquistare i locali dove si accinge ad aprire il suo Club, un obiettivo perseguito con costanza nel tentativo di dimostrare qualcosa a se stesso (e a Midge). La nuova stagione porta anche cambiamenti per Susie che si deve confrontare con la gestione della famosa star comica Sophie Lennon (Jane Lynch) che vuole essere rappresentata da lei per provare a realizzare il suo sogno di recitare a Broadway in uno spettacolo drammatico.

E’ sempre un piacere per gli occhi la serie creata dai coniugi Palladino: è invariato il gusto coloristico, la grazia dei dialoghi, il fascino delle atmosfere, la levità con cui viene affrontata la vita, anche nelle sue drammaticità, la qualità registica con movimenti di macchina e piani sequenza che hanno pochi eguali, anche grazie ad un cast di operatori di valore assoluto. Quanto di buono abbiamo descritto nelle recensioni delle stagioni precedenti è pertanto ancora valido. Anche l’interpretazione di Rachel Brosnahan si conferma sugli standard che le hanno valso diversi e meritati riconoscimenti.

Detto questo e tributato ancora una volta il giusto merito alla qualità della produzione, ci sono aspetti che ci hanno convinto meno rispetto al passato. Innanzitutto il ritmo della narrazione: la prima parte è piuttosto lenta, sembra quasi aver perso parte del proprio inconfondibile piglio. Voglio essere più preciso: è lenta senza uno scopo in grado di giustificare questa scelta. Soffermarsi sulla rappresentazione degli spettacoli musicali di Baldwin a livello narrativo non aggiunge nulla e, nonostante il livello tecnico sia apprezzabile, abbassa il ritmo e distoglie l’interesse dalle vicende principali. Di questo soffrono soprattutto i primi episodi che disperdono energie e tempi narrativi anche nella reiterata descrizione di situazioni senza sbocchi (come le riunioni del gruppo di giovani comunisti di cui fa parte anche Abe); poi il passo cambia e ritroviamo il ritmo incalzante, anche se manca la continuità a cui eravamo abituati: i dialoghi accelerano e le vicende si sviluppano in modo più compatto soprattutto nel finale, gettando semi che vedremo crescere nella prossima stagione.

Il tempo dedicato al musical contribuisce a limitare lo sviluppo dei personaggi che ruotano attorno a Midge: essi sono tutti meno definiti rispetto al passato. Se pensiamo alla ricchezza di sfumature del personaggio di Abe nella seconda stagione, quello che vediamo impegnato nella redazione di un giornale comunista ci sembra una caricatura. Anche quando Abe si allontana dal gruppo e riprende la propria strada non ci convince: la sua decisione è poco articolata e poco argomentata. I genitori di Joel poi sono ridotti a delle macchiette, senza mai riuscire realmente ad uscire da un ruolo di antagonisti/spalle dei genitori di Midge. Joel stesso rimane incastrato in una dinamica ‘del fare’ che limita ogni tipo di approfondimento drammatico, finendo per ripetere, specie nella relazione con Midge, schemi già visti e sfruttati in passato.

In questa stagione vediamo come, in diversa misura, Midge abbia influenzato le persone che le stanno intorno: anche Joel, Rose, Abe ed Imogene (che si iscrive ad una scuola per segretarie) provano ora a prendere in mano la propria vita, compiendo anche scelte discutibili, ma certamente con determinazione e coraggio. Il ruolo di Midge come esempio e fonte di ispirazione (si pensi alla differenza rispetto a Sophie Lennon) è riconosciuto esplicitamente dalla stessa madre della ragazza, che sembra quasi rimproverarla per aver indicato una via che però non è adatta a tutti, o quantomeno che non tutti hanno la determinazione di perseguire fino in fondo. La forza di Midge è stata quella di aver reagito alla distruzione del suo mondo con un’azione rivoluzionaria: salire sul palco e fare la stand –up comedian. Un lavoro ‘per uomini’ che richiede non solo talento, ma anche pazienza e disponibilità a fare mille sacrifici. Midge non si tira mai indietro, anche se con una leggerezza innata (ed un outfit impeccabile).

Il personaggio principale resta quindi saldamente al centro della scena in questa commedia che ha il sapore della favola. Anche quando si parla di temi “impegnati” come le discriminazioni razziali e sessuali, i problemi economici, il ruolo delle donne, la libertà di espressione artistica, la leggerezza prevale sul dramma. Questo non vuol dire sottovalutare l’importanza di avere uno scaldabagno che funzioni in casa (vero Susie?) o il diritto di una donna ad avere le stesse opportunità di carriera di un uomo in qualunque settore: è importante non confondere mai la forma con il messaggio.

Una scelta come quella compiuta da Rose, rinunciare al fondo di famiglia perché non considerata come donna, è coraggiosa, certamente, ma non può rappresentare un modello di negoziazione realistico per quanti sono costretti quotidianamente a scendere a patti con la propria dignità per mandare avanti una famiglia o per arrivare alla fine del mese. Il punto è quell’avverbio, realisticamente: qui non ci sta. Il mondo colorato e profumato in cui vive la signora Maisel è reale fino ad un certo punto. E questo va tenuto in considerazione per non perdere di vista il senso della serie, per non meravigliarsi se una donna che trova Miriam a gironzolare nel suo salotto con tutta tranquillità la invita a completare il giro dell’appartamento oppure se il Queens può sembrare più idilliaco di un quartiere residenziale in una città del Maine.

La cosa reale in questa serie sono soprattutto i sentimenti, i valori, la bellezza.

E speriamo che lo restino ancora a lungo, ritornando quanto prima sui livelli di eccellenza delle prime due stagioni.

Titolo originale: The Marvelous Mrs. Maisel
Durata media episodio: 60 minuti

Numero degli episodi: 8
Distribuzione streaming: Amazon Prime Video
Genere: Comedy, Drama

Consigliato: a quanti amano la commedia brillante ed il cinema hollywoodiano classico.

Sconsigliato: a quanti non amano le storie che sono verosimili, ma non vere; realistiche, ma non reali e che quando pensano a Broadway e alla commedia impegnata arricciano il naso perché sentono puzza di radical chic.

Visioni parallele:

Glow, serie Tv Netflix. Una produzione che come Mrs. Maisel parla di donne che vogliono avere successo in un contesto prevalentemente maschile (almeno negli anni ’80) e cioè il Wrestling. Entrambe le serie sono alla terza stagione e propongono un radicale cambio di scenario attingendo all’immaginario americano e a Las Vegas in particolare.

Un’immagine: Abe che disperato dopo pochi giorni di convivenza con gli ex-suoceri, confida a Rose:” This has been the longest month of my life” e Rose, senza battere ciglio: “We’ve been here a week”.

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