The Souvenir. Recensione in anteprima!

The Souvenir **1/2

Con The Souvenir, presentato in anteprima alla Berlinale 2019, Joanna Hogg prende in mano i suoi ricordi di gioventù e racconta la relazione tossica fra la giovane filmmaker Julie (Honor Swinton-Byrne) e Anthony, uomo carismatico ma instabile (Tom Burke).

I due abitano la landa sospesa degli innamorati, una nuvola popolata da animaletti di pezza e piena di sorrisi caldi, dove basta legarsi una cravatta in testa, spegnere le luci e accendere qualche candela per diventare quel che non si è.

Il tepore luminoso di questi spazi di sospensione, però, impiega poco a trasformarsi in triangolo ansioso. In questo regno delle fiabe per adulti il principe viene rapito a rallentatore da un mostro cattivo e la principessa può solo assistere impotente al suo declino.

Le nottate insonni aumentano, le finanze diminuiscono, il racconto del percorso di crescita professionale di Julie viene oscurato, schiacciato e appiattito dalla narrazione della tossicodipendenza paludosa e subdola dell’uomo che sceglie di avere al suo fianco. La nuvola non basta più. Ogni sequenza diventa una grande soggettiva da cui trasuda la frustrazione di chi vede da vicino una persona che ama sparire dietro un muro nero e senza porte.

Chi non ci è passato si chiede come sia possibile rimanere in una situazione psicologicamente debilitante, quando volendo si avrebbe la possibilità di uscirne in ogni istante. Il punto forse è che, persino mentre tutto brucia, la landa dei sogni e quella scintilla infantile nello stomaco sembrano preferibili al mondo vero.

Joanna Hogg per il suo film vuole un forte senso di realtà. Porta in scena una coppia madre e figlia carica di un’alchimia potentissima – tant’è che a interpretare la madre di Julie è proprio la madre di Honor Swinton-Byrne, Tilda Swinton. Racconta i propri anni più fragili e una storia d’amore che l’ha segnata e non si risparmia nel mettere in bella vista tutti i dubbi e le incertezze di un rapporto confusionario.

Persino nella resa delle immagini e nella costruzione della narrazione è onesta in modo brutale: le ellissi principali riguardano proprio le lezioni alla scuola di cinema, i momenti passati con gli amici sono felici ma sfocati e non occupano più di qualche inquadratura, gli unici punti cristallini riguardano Anthony o, quando è assente, il pensiero di lui.

Che le favole non sempre hanno un lieto fine si sa da un pezzo e tutto sommato non è un lieto fine che cerchiamo. Piuttosto, attraverso questo abbraccio indulgente che la Hogg dona a una versione più giovane e ingenua di sé, anche noi siamo spinti a perdonarci e a metterci in prospettiva.

Il potere del mezzo filmico riapre ferite distanti nel tempo e nello spazio, le attualizza, le ricuce e le infonde della calma acquisita col lavoro di anni.

Un lavoro coraggioso attraverso cui la regista, nel mettersi a nudo, cattura in immagini il fascino irrazionale del tipo di amore che distrugge, ma di cui sembra impossibile fare a meno.

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