Pennyworth. Vita e opere del maggiordomo di casa Wayne, da giovane…

Pennyworth **1/2

Tutti gli appassionati di fumetti identificano Alfred Pennyworth, servitore sui generis di casa Wayne, nella figura di un anziano maggiordomo. Di recente lo abbiamo visto così anche in Gotham.

Il fido Alfred, nato nel 1943 dalle talentuose matite di Bill Finger e di Jerry Robinson, nella fortunata serie targata Fox mantiene le sue proverbiali caratteristiche: ironia tremendamente british ed eccezionale padronanza delle tecniche di combattimento corpo a corpo. Il maggiordomo si mostra sempre pronto a difendere gli interessi del suo padrone, e figlioccio, Bruce Wayne. Il personaggio Pennyworth ha riscosso un notevole successo tra gli spettatori, tanto da spingere la Epix, rete satellitare e via cavo della MGM, ad immaginare uno spinoff a lui dedicato. Alla testa del progetto, ancora una volta il duo composto da Bruno Heller, che di Gotham è l’ideatore, e Danny Cannon, regista. Heller e Cannon sono anche i produttori esecutivi della serie.

Pennyworth, distribuito da Warner Bros per il canale Epix, è composto da dieci episodi. In Italia è approdato su StarzPlay, servizio di video on-demand disponibile sul catalogo di AppleTv+.

Il ventiseienne Alfred è interpretato da Jack Bannon, chiamato a ripercorrere i passi, scusate se è poco, di Michael Caine e Jeremy Irons, precedenti volti cinematografici del maggiordomo. Bannon, apparso in Clique, Il giovane ispettore Morse e The Loch, ottiene qui il suo primo ruolo da protagonista e sfrutta benissimo l’occasione. In un’intervista, Bannon ha definito il suo personaggio “sanguinario, sexy, oscuro e divertente”. Non possiamo dargli torto. “Nei fatti, sembra più James Bond che Batman”. Vero anche questo.

Alfred, soldato scelto delle SAS – Special Air Force, torna a casa dalla guerra, settore sud-est asiatico, ancora molto giovane. Quale guerra? Non è chiaro. Pennyworth è ambientata nella swinging London degli anni Sessanta, ma gli autori giocano con gli elementi temporali e ci mandano subito fuori giri. Se tutti gli indizi, acconciature comprese, ci persuadono di trovarci all’inizio dei frizzanti Sixties, cosa ci fanno nella colonna sonora i Clash e i Sex Pistols, presi a prestito dall’incendiario 1977? E quello scienziato omosessuale, inventore di una macchina denominata “computer”, non assomiglia al geniale Alan Turing, che pure, nella storia a noi nota, è morto nel 1954? Intanto, al telegiornale commentano una notizia: il Presidente americano manderà un uomo sulla Luna entro il decennio.

La serie, se volessimo adoperare un’abusata categoria, appartiene al genere delle ucronie distopiche. La Germania nazista, intuiamo da una trasmissione radio, non è stata sconfitta. Forse a Berlino comanda un governo di destra dalle parvenze costituzionali. Hitler ha lasciato il posto a un conservatore in doppiopetto? Chissà. In Inghilterra, intanto, il governo è in mano a un tostissimo Primo Ministro.

C’è molto medioevo iconografico in questa Inghilterra sballata. La pena di morte è in vigore e trasmessa, a mo’ di lezione popolare, in diretta televisiva. La tortura di Stato è esercitata in squallidi ‘garage olimpo’ dove i malcapitati vengono presi, letteralmente, a rasoiate. La Regina regna sul caos.

Il Potere giustifica l’uso delle maniere forti con il dilagare della violenza nelle strade.

Bande armate motivate da ideologie opposte se le suonano di santa ragione. La filofascista Raven Society e la socialista No Name League sono organizzazioni eversive. Per entrambe le fazioni l’obiettivo è abbattere l’ordine costituito. Il livello dello scontro si alza ed in questo clima sociale incandescente le traiettorie di Alfred Pennyworth e Thomas Wayne si incrociano. L’ex soldato, elegantissimo buttafuori ingaggiato in in un locale di burlesque, ha costituito un’agenzia di sicurezza privata con l’ausilio di due amici ed ex commilitoni, “Bazza” e “Dave Boy”.

Wayne (Ben Aldridge, Arsehole Guy in Fleabag), agente della CIA sotto copertura, si divide tra il tentativo, peraltro fallimentare, di tenere sua sorella lontana dai guai e il suo mestiere di spia. Il governo degli Stati Uniti propende cinicamente per la No Name League, più facile da controllare. L’americano mette gli occhi sul ragazzo e gli propone una collaborazione. È appena il caso di ricordare che Wayne, con quel cognome che si ritrova, non è uno qualunque. Viene dalla fumosa Gotham, è ricco sfondato e un giorno sarà il padre di Bruce, l’uomo che indosserà una maschera da pipistrello. A Londra Thomas incontra la connazionale Martha Kane (l’emergente attrice Emma Paetz), militante della Lega di sinistra. La volenterosa Martha in futuro diventerà sua moglie.

Pennyworth arriva in un momento felice per le produzioni dell’universo DC Comics. Joker di Todd Phillips ha sbancato i botteghini di tutto il mondo e The Batman, starring Robert Pattinson, è in cantiere per il 2021. Sul fronte televisivo, Batwoman è ora in programmazione negli Stati Uniti su The CW Network, con Ruby Rose nel ruolo di protagonista. Da par nostro, vi abbiamo già proposto la recensione di Swamp Thing, serie basata sulle disavventure del mostro palustre partorito dal genio di Alan Moore.

I fumetti possono dire molto sul momento storico attuale. Slavoj Žižek, filosofo attento alla sfera del pop e alle verità nascoste nella cultura di massa, ha scritto un articolo interessante su Joker (Internazionale n.1333). Il film, sostiene Žižek, non racconta solo la genesi socio-psicologica del celebre antagonista di Batman. Alla fine, “Joker è un nuovo capotribù, che però non ha un programma politico, è solo un’esplosione di negatività”. Se il clown veicola un’infelicità assoluta da oltrepassare in nome della speranza, chi è, per noi, Pennyworth? Su cosa ci interpella?

La fidanzata Esme è l’apprendistato sentimentale del giovane Alfred. L’ex soldato avverte il desiderio di una vita tranquilla, matrimonio, figli, ma le circostanze lo trasportano nel cuore della minaccia, in una terra di nessuno contesa da tutti. Pennyworth si ritrova a servire la Patria anche se non lo vuole più. Le sue doti militari, tattiche e organizzative sono la sua dannazione. Vantare un talento, come sperimentano anche i supereroi, è un dono a metà. Una strana elettricità attraversa il protagonista, lo estrania dai suoi obiettivi e ne rovina i suoi piani. L’ironia, intelligente e sottile, è una lima che smussa gli eventi.

Il rapporto di Alfred con il padre Arthur (l’attore gallese Ian Puleston-Davies), maggiordomo presso alte casate nobiliari, segna la spaccatura tra due generazioni, appartenenti ad epoche diverse. Il padre incarna un’intransigenza morale e un attaccamento ai valori tradizionali, prossimo a tramutarsi in estremismo; il figlio, pragmatico, disincantato, non prende posizione, mai, né per la destra né per la sinistra, perché riconosce la menzogna latente in entrambi gli schieramenti. Alfred può agire indifferentemente per l’uno o per l’altro, rifiutandone le asserzioni assolute e bellicose. Il suo legame con John Ripper, feroce boss locale nonché becchino dai gusti gastronomici inconfessabili, è paradigmatico. Lo Stato è forse più etico della criminalità? Il Potere è nudo e insieme torbido. Le azioni del giovane ne sono lo smascheramento lampante. Eppure, Alfred conosce i limiti dell’agire umano. L’amicizia, l’amore e i legami personali sono gli unici antidoti al cinismo.

Il tema ricorrente di Pennyworth è la fragilità della pace, ovvero il contrasto tra la bestialità e la maschera, o ancora, in termini freudiani, la tensione tra pulsione di morte e provvisoria costruzione di civiltà. Alfred e i suoi compagni di avventura sono soldati in servizio permanente. Le società segrete fingono di stringere accordi e preparano la guerra civile. L’assassino di Esme, interpretata da Emma Corrin (Lady Diana nel prossimo The Crown 4, in uscita nel 2020), si rivela essere l’ex colonnello John Curzon, figlio di un dignitario di alto lignaggio. I ricordi e i sogni lucidi di Alfred lo conducono sempre nel cuore di tenebra della giungla. Fantasmi di camerati morti in battaglia lo perseguitano. La cattiva ragazza Peggy Sykes (la cantante jazz Paloma Faith) dispensa efferatezze. Satanismo, spiritismo e potenze sotterranee agitano il sottosuolo di Londra. Il crollo delle istituzioni sembra imminente. Pennyworth è la caricatura di un mondo assurdo e pericolosamente reale.

Alfred è sicuramente un parente stretto di James Bond. Con il personaggio di Ian Fleming condivide l’humour caustico, l’abilità nel sottrarsi alle situazioni incresciose con mosse che lasciano di stucco l’avversario, la battuta brillante, il portamento signorile e, dulcis in fundo, l’irresistibile sex appeal. Anche in Pennyworth c’è un villain con i controfiocchi e il suo nome è Lord James Harwood (Jason Flemyng, già Dr. Jekyll e Mister Hyde ne La leggenda degli uomini straordinari), capo della Raven Society, torturato quasi a morte, orribilmente sfregiato e tornato in auge con tanto di protezione d’acciaio a proteggere un naso che non c’è più. La serie non lesina momenti pulp, corpi squarciati, mani tagliate, teste fracassate. Cosa ci aspettavamo da un fumetto?

L’altro nume tutelare della serie è Sherlock Holmes. Pennyworth è una serie british fin nel midollo, benché la produzione sia statunitense. Molti episodi sono dedicati a cantanti e attrici inglesi dell’epoca d’oro: Shirley Bassey, Cilla Black, Julie Christie, Marianne Faithfull. Di Gotham City però non c’è traccia, un aspetto che ha spiazzato molti spettatori fedeli alla linea DC. L’ambientazione, il punto di forza della serie, è sontuosa. Facile restare incantati dalla riproduzione di un passato, e quindi di un futuro, mai esistito. Il ritmo è godibile. Purtroppo l’humour sistematico sbriciola la suspense e l’altalena delle battute, a lungo andare, risulta un po’ scontata. La scrittura a tratti è incerta e inciampa in alcune incongruenze vagamente deliranti. Sequestrare una Regina, che diamine! Di più assurdo ci sarebbe solo portarsela a letto, dopo averla salvata da due psicopatiche che l’hanno rapita in un bosco!

Warning! La seconda stagione è confermata.

Titolo originale: Pennyworth
Numero degli episodi: 10
Durata media ad episodio: da 50 a 70 minuti l’uno
Network originale: Epix
Distribuzione in Italia: Starz Play
Genere: Drama, Action, Thriller

Consigliato a chi: ama abbandonarsi alle atmosfere di mondi paralleli perfettamente costruiti, crede che una sana corsetta mattutina possa cambiare colore alla giornata.

Sconsigliato a chi: è un filologo dei fumetti che non sopporta digressioni ed eccessive dislocazioni spazio-temporali, non sopporta gli inglesi che fanno battute sugli italiani.

Visioni, ascolti, letture parallele:

La già citata serie Gotham di Bruno Heller;
Un album meraviglioso e anacronistico: Give my love to London di Marianne Faithfull (2014);
Un libro sul ritorno traumatico dal fronte, definito dal suo stesso autore “l’amaro congedo dall’Inghilterra”: Addio a tutto questo di Robert Graves (Adelphi, 2016).

Una sequenza: Martha Kane incontra il diavolo durante una festa. Si risveglia nuda in un prato. Torna a casa avvolta in un lenzuolo e vi trova un preoccupatissimo Thomas Wayne. Da lui scopre di essere scomparsa non per una notte, ma per tre giorni consecutivi…

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