Swamp Thing: il mostro gentile della palude, dal fumetto alla serie

Swamp Thing **1/2

Swamp Thing è la terza serie originale sfornata dalla piattaforma proprietaria DC Universe, dopo i convincenti esordi di Titans e Doom Patrol. DC Universe, attiva dal settembre 2018, si propone di convertire in divertimento seriale l’universo dei personaggi DC Comics, con il supporto produttivo e finanziario del colosso Warner Bros. L’operazione appare allo stesso tempo intrigante e ardita. Le storie cui attingere sono ovviamente numerosissime e la platea di spettatori da raggiungere, tra neofiti del genere, navigati lettori di fumetti e fanatici cultori dei cicli della Justice League, è smisurata. Swamp Thing è un fumetto nato nei primi anni Settanta in virtù del felice connubio tra i testi di Len Wein (ricordato anche per Wolverine, personaggio della Marvel) e i disegni di Berni Wrightson, e rilanciato nel 1982 dal genio anarchico di Alan Moore, in corrispondenza dell’uscita dell’omonimo film di Wes Craven, a onor del vero una delle pellicole meno valide del maestro dell’horror.

La serie affonda le sue radici (metafora non casuale!) nel sogno sempreverde dell’umanità, la sconfitta della morte, e nel suo principale corollario, la possibilità della rinascita. “Nel più lontano passato, molto prima che l’uomo facesse la sua comparsa sulla terra, un albero gigantesco s’innalzava fino al cielo. Asse dell’universo, attraversava i tre mondi… Fonte di ogni vita, l’albero dava riparo e nutrimento a migliaia di esseri. Tra le sue radici strisciavano i serpenti, gli uccelli si posavano sui suoi rami. Anche gli dei lo sceglievano per soggiornarvi”. Questa immagine evocativa del mito dei miti, proposta dallo psicanalista Jacques Brosse in apertura del suo Mitologia degli alberi (BUR), potrebbe introdurre altrettanto bene Swamp Thing.

Alec Holland, un ricercatore brillante con una macchia indelebile sul curriculum, esegue misurazioni nelle temibili paludi di Marais, Louisiana, per conto di Avery Sunderland. Spietato e ricchissimo uomo d’affari, ambiguo filantropo “benefattore” della comunità, Avery è alla ricerca della gloria imperitura e della fama, costi quello che costi. In ballo c’è un elisir miracoloso, estraibile, forse, dalle piante del luogo previo rilascio nelle acque di strane sostanze. L’ambizione alla vita eterna, però, è un sogno delirante che presenta il conto alla realtà. Una bambina di Marais, il paziente zero, presenta infatti i sintomi di un’infezione sconosciuta e bizzarra. Che esista un legame tra i superfertilizzanti al centro delle sperimentazioni biochimiche di Avery e la diffusione del contagio? La malattia, in alcuni casi, si propaga con effetti devastanti sul corpo umano. Tradotto in forme moderne, ritorna l’antico mito, già caro ai greci, della trasformazione dell’uomo in pianta.

Tra spettri e indovini ciechi, Swamp Thing cala lo spettatore nelle profondità del caos naturale. La vicenda narrata è intricata e insegue il filo rosso dell’indagine portata avanti da Abigail “Abby” Arcane, giovane dottoressa leader di un’unità medica specializzata nella prevenzione e nel controllo delle epidemie e facente capo all’organismo di controllo, realmente esistente, denominato CDC (Communicable Disease Centre). Abby, cresciuta proprio a Marais, è richiamata d’urgenza dal Congo. Legata ad Avery da una sorta di devozione filiale, Abby porta il peso della prematura fine di Shawna Sunderland, sua amica prediletta, figlia del miliardario e dell’acidissima consorte Maria, annegata in età adolescenziale nelle acque limacciose a seguito di uno scherzo finito male.

Alec convince Abby a non concentrarsi sulle tecniche di analisi tradizionali e a seguirlo nel suo laboratorio, conficcato al centro di paludi quasi impenetrabili. Qui, tra alambicchi dal sapore un po’ alchemico e strumentazioni all’avanguardia, Alec mostra ad Abby l’incredibile scoperta. Il ricercatore, restio a ricoprire un ruolo di mero esecutore di comandi imposti dall’alto, si è improvvisato giorno dopo giorno investigatore scientifico, e contrariamente alle indicazioni stringenti di Avery, ha isolato la causa scatenante le mutazioni. Tra Alec e Abby nasce un’intesa che, si intuisce, sarebbe destinata ad andare oltre la mera dimensione professionale. Il condizionale è necessario, in quanto l’idillio sentimentale è troncato sul nascere. Alec è colpito da una fucilata durante una perlustrazione in barca. Il suo corpo precipita nella palude e tutti lo credono morto.

Qualcosa, però, lo salva, o forse raccoglie, empaticamente, i poveri resti, soffiando in essi un’energia misteriosa, arcana. Dalla palude emerge una creatura verde, ‘Swamp Thing’ appunto, una specie di Hulk con rami e foglie, sensibile e senziente. La creatura è Alec redivivo, o meglio ancora un soggetto vivo di una nuova vita, diversa dalla precedente. Swamp thing non è più un uomo, ma conserva, con malinconica dedizione, sentimenti, emozioni e memorie che furono. Soprattutto, la ‘Cosa’ è organicamente collegata al resto del mondo vegetale, ed ha la possibilità di rigenerarsi se ferita. Santo graal della scienza, la Creatura diventa oggetto di appetiti insaziabili. Alle spalle del losco Avery, compaiono soggetti ancora più loschi, raggruppati in una lobby potentissima denominata, con discreta ironia, “Il Conclave”.

Swamp Thing è una figura tragica. Già Alan Moore negli anni Ottanta aveva inserito nel fumetto di partenza, caratterizzato da interrogativi sui traumi dell’esistenza e indirizzato sul sentiero narrativo della revenge, nuove tematiche, più ‘alte’ e di sicura presa collettiva, riflessioni di matrice filosofica sull’essenza della natura umana e questioni etiche relative alla sfuggevole distinzione tra il bene e il male. La ‘Cosa’ sorta dalle acque trasmetteva studi e conoscenze, non perite con il corpo, alla coscienza vegetale palustre, fino a sublimarsi nella totalità del vivente e ad abbracciare una condizione di alienazione semidivina, superomistica. Nelle tavole, sceneggiate da Moore e illustrate da una schiera di eccezionali disegnatori (Thomas Yeates, Dan Spiegle, John Tetleben, Stephen Bissette, Tom Mandrake…), emergeva una chiara impronta politica di segno ecologista, frutto delle convinzioni dell’autore. Trent’anni più tardi, all’alba di un’emergenza planetaria annunciata dal riscaldamento climatico e non solo, Swamp Thing libera i suoi messaggi inquietanti con determinazione ancora maggiore. Creatura paladina dell’ambiente collegata ad esso biologicamente, Swamp Thing si vede costretta a sfruttare la sua micidiale singolarità, a difendere la terrible beauty del creato ricorrendo, perché no?, alla violenza, al crimine, all’omicidio. I suoi nemici, in quanto inquinatori e stupratori dell’armonia naturale, sono nemici dell’intera umanità.

La questione del superamento dell’antropocentrismo occupa uno spazio significativo nel dibattito culturale contemporaneo. L’intransigenza vegana, la parziale ricostituzione di un fronte verde transnazionale, il movimento non-violento Extinction Rebellion sono indizi, non sempre sovrapponibili tra loro, della crescente disillusione sociale nei confronti del paradigma economico neoliberista, oggi vincente seppure in fase di decadenza, riassumibile nella formula ‘uomo uguale infinito-consumatore-di-risorse’. Su un piano speculativo, l’antispecismo, nelle sue varie declinazioni, contesta da tempo l’idea che l’umanità sia l’unica specie deputata a possedere, e manifestare, sentimenti e ragione. È possibile ipotizzare che altre menti, diverse per struttura e morfologia dalla nostra, coltivino una modalità alternativa di intelligenza, orizzontale e non modellata sulla rigida architettura centro-periferia?

Per tornare agli alberi e alle piante, sodali compagne della Creatura protagonista della serie, è ormai corrente opinione, anche nella cerchia degli scienziati, che esse dispongano di capacità sensoriali, di una predisposizione alla comunicazione e allo scambio di informazioni, di una memoria duratura, di virtù simbiotiche con altre specie. Swamp Thing, riscattato dalla duplice, brutta parentesi cinematografica, mette in scena la battaglia universale del green versus the rot, della bellezza profonda opposta alla minaccia costituita dal ‘putridume’, alias la rovina portata dall’inquinamento. La legge elementare della sopravvivenza è scritta in un linguaggio oscuro e in caratteri che solo la Creatura, sottoposta a metamorfosi, accolta in un mondo fragile e crudele, inizia a comprendere.

La gestazione della serie è stata affidata ad un team solido. Len Wiseman, regista/produttore di Underworld e dei suoi numerosi derivati, mette la firma sull’episodio pilota. Mark Verheiden, in passato impegnato con Netflix (Daredevil), nonché coproduttore di Battlestar Galactica a partire dalla seconda stagione e produttore esecutivo della spielberghiana Falling Skies, è lo showrunner. Gary Dauberman, sceneggiatore di Annabelle e The Nun, proviene da incursioni cinematografiche kinghiane (due capitoli di It e Salem’s Lot in uscita, si vocifera, il prossimo anno). Swamp Thing è prodotto da James Wan, regista del fortunato Acquaman. Il cast è composto dall’ottima Crystal Reed, ex star di Teen Wolf, dalla sorpresa Andy Bean, dal gigantesco Derek Mears, che ha l’ingrato compito di indossare, letteralmente, l’abito della Creatura, da Kevin Durand, già in Dark Angel e in Lost, da un vecchio lupo del set come Will Patton, e da alcune presenze di una certa caratura: Virginia Madsen, che qualcuno ricorderà in Dune di David Lynch, e… udite udite, Jennifer Beals, la mitica Alex di Flashdance, brava e sempre bella a 56 anni.

Swamp Thing nel complesso è un buon prodotto, che seduce e regala momenti piacevoli. La serie raggiunge l’obiettivo di coniugare atmosfere fantastiche a una trama mediamente complessa, attorcigliata come una liana attorno a storie dolorose, amori impossibili, lutti non elaborati, desideri disperati di benessere e guarigione: nell’insieme, frustrazioni molto umane. Per fortuna il plot non si appiattisce a banale racconto sullo scontro di civiltà tra buoni, i nobili cavalieri della biodiversità, e cattivi, gli empi sfruttatori venuti da lontano. Il fumetto di origine esaltava i chiaroscuri e le zone d’ombra della personalità, una lezione appresa dagli sceneggiatori. In fondo, il supereroe è una persona qualunque cui sono attribuite qualità che esasperano un pregio o un difetto, al punto da farne una dote eccezionale, un’arma o una dannazione.

Lo scienziato Jason Woodrue, ansioso di fornire un farmaco a sua moglie malata di Alzheimer, dopo aver sezionato la povera Creatura in un hangar abbandonato, testa su di sé la cura e diviene altro da sé, o, il che è lo stesso, un sé all’ennesima potenza, Floronic Man. Simile destino per Daniel Cassidy, stuntman e attore semifallito della provincia americana, ossessionato da Blue Devil, sua unica prestazione di rilievo nel campo cinematografico. Cassidy scopre di dover indossare, suo malgrado, la maschera del ‘diavolo blu’ in situazioni di estremo pericolo. La palude coglie difetti e meriti dei singoli, e ne interpreta la volontà, abolendo le mediazioni. Superare i limiti significa adottare l’ethos del mostro.

Negli Stati Uniti critici e spettatori hanno apprezzato la serie, eppure… Swamp Thing detiene il poco invidiabile record di essere stata bannata, con tempistiche insolite, dalla successiva programmazione di DC Universe, negando così agli estimatori una seconda stagione che molti davano per scontata. Inoltre, i tredici episodi schedulati sono stati ridotti a dieci, con inevitabili ripercussioni sulla coerenza della narrazione, fratture rivelate da alcune improvvise digressioni, dall’abbozzo di personaggi minori che richiederebbero appositi approfondimenti e dall’abborracciato finale. Problemi fiscali, diatribe tra la piattaforma e la Warner Bros, dissidi interni: sono circolate molte voci, nessuna però confermata dai boss della produzione.

“Chi vuoi essere” è la frase chiave dell’ultimo episodio che la Creatura rivolge a se stessa e a tutti noi. Essere un mostro o un angelo? Un apocalittico o un integrato? Chi vuoi essere nella confusione che incalza?

CONSIGLIATA A CHI: ha il pollice verde, parla con le piante di casa, adora l’edera rampicante

SCONSIGLIATA A CHI: detesta le punture di zanzara, teme le sabbie mobili, odia l’edera rampicante

PERCORSI PARALLELI:

  • I libri della recente collana Animalia della casa editrice Adelphi;
  • Stefano Mancuso, La nazione delle piante, Laterza 2019;
  • La mostra ‘Nous les Arbres’, Fondazione Cartier, Parigi, fino al 10 novembre 2019

TITOLO ORIGINALE: Swamp Thing
NUMERO DI EPISODI: 10
DURATA DEGLI EPISODI: da 42 minuti a un’ora
DISTRIBUZIONE originale: DC Universe
PROGRAMMATA negli STATI UNITI:  dal 31 Maggio al 2 Agosto 2019

UN’IMMAGINE: Swamp Thing che recupera dalle acque il corpo di Alec Holland e scopre la verità su di sé. La conoscenza serve, la conoscenza fa male…

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