Dark Crystal – La resistenza. Un fantasy adulto dai toni shakespeariani

Dark Crystal – La resistenza ***

Trine, trine e trine fa… No, direte voi, aspetta, hai detto trine? Si, esattamente. Vi sto per condurre nel magico Mondo di Thra, dove tutto è eccentrico, compresa la misura del tempo. Moltissime trine fa, dicevo, i gelfling, simpatici e miti esserini simili agli elfi, vivevano pacifici sulla superficie, e in alcuni casi nelle profondità, del loro pianeta illuminato da tre soli. Spensierati e selvaggi, rispettavano le semplici gerarchie dei loro clan senza preoccuparsi del futuro. Poi, accadde l’evento da cui tutto ebbe origine. Una razza non di Thra, dopo aver navigato nello spazio profondo, approdò in mezzo a loro. All’inizio gli UrSkeks, questo il nome degli alieni, promossero armonia e sapienza.

Per preservare il sacro Cristallo Nero, custode dell’essenza di Thra, gli UrSkeks vi costruirono attorno un castello massiccio svettante sulla pianura dall’architettura arzigogolata. Gli alieni avevano in sé il bene e il male, due metà perfettamente bilanciate. Aughra, strega millenaria persa nella contemplazione delle stelle, incarnava lo spirito vitale del pianeta. L’idillio durò poco (poche trine, s’intende). Il Cristallo fu scheggiato e all’equilibrio seguì la divisione. Gli UrSkeks subirono una mutazione fisica e intellettuale. Gli infidi Skeksis presero il potere temporale, ritagliando su di sé il ruolo del comando. Rapaci e capziosi, persuasero i gelfling della loro fedeltà ai valori di Thra, chiedendo in cambio obbedienza e offerte rituali. I bradipeschi Mistici, ultrasapienti e lentissimi, si nascosero nelle foreste o in altri luoghi inaccessibili, in attesa del compiersi della Profezia che avrebbe riportato il Tutto alla sua Unità originaria.

Chi scrive questa recensione non si è ancora ripreso dalla visione di Dark Crystal – La resistenza, serie Netflix in dieci episodi. E confessa che avrebbe bisogno di qualche trina di tempo per mettere a fuoco i dettagli nella loro pienezza. I passaggi migliori nascondono raffinati riferimenti a saghe e miti, nonché ad opere o autori non necessariamente ascrivibili al genere fantasy. La serie, un prequel dell’omonimo film del 1982, è colta nelle citazioni, sgargiante sul piano pittorico, impreziosita da rimandi all’arte e non priva di suggestioni letterarie.

Su The Dark Crystal di Jim Henson, uscito nelle sale in contemporanea con E.T. di Steven Spielberg, è opportuno spendere qualche parola. Come, direte voi, proprio quel Jim Henson, il leggendario papà dei Muppets? Ebbene sì. Henson mise insieme una squadra di talenti. Frank Oz, co-regista del film, era un maestro burattinaio, animatore di Miss Piggy, star suina dei Muppets. Qualche anno dopo l’ottimo Oz, nomen omen, avrebbe prestato la voce a Yoda di Guerre Stellari e diretto La piccola bottega degli orrori. Jim Henson volle con sé anche Oswald Morris, già premio Oscar per la fotografia nel 1972 e collaboratore di Stanley Kubrick, John Huston e Sidney Lumet, solo per citarne alcuni. Per l’ambientazione, il regista chiese aiuto a Brian Froud, artista e illustratore inglese, uno dei massimi cultori del folklore britannico e nordico, autore con Brian Lee (premio Oscar nel 2004 per la scenografia de Il Signore degli Anelli) di un’opera capitale del genere fantastico, Fate, purtroppo poco conosciuta in Italia. The Dark Crystal costò 25 milioni di dollari, incassò meno del previsto e divenne un piccolo grande cult, una chicca per appassionati.

Nel film i gelfling risultavano sterminati, salvo la comparsa di sparuti, isolati sopravvissuti. Molti personaggi erano appena accennati, i regni abbozzati, gli antefatti storici dell’olocausto planetario risultavano ignoti e la genesi di alcuni simpatici mostriciattoli, vedi i Garthim, non affrontata. La serie getta luce su una miriade di punti oscuri per imbastire un’epica complessa, di largo respiro, con implicazioni tipiche della narratologia politica, tanto da poter ravvisare parallelismi con, udite udite, Game of Thrones.

I burattini sono tornati dopo 37 anni, stavolta con la regia di Louis Leterrier. Perché di burattini si tratta, non di animazione computerizzata, sebbene la manualità di un tempo sia stata coadiuvata da un ‘wiimote’, utile nel controllo dei pupazzi in remoto per renderne più ‘naturali’ i movimenti. Il film si apriva con gli Skeksis assoluti padroni di Thra e in lotta tra loro per la supremazia. In Dark Crystal La resistenza ritroviamo la medesima filosofia della storia di impronta skakesperiana. Il motivo non cambia.

Queste raccapriccianti creature, che i nostri amici complottisti non faticheranno ad identificare nella specie extraterrestre dei rettiliani, sono specchio dei peccati capitali e, come la teoria della divisione del lavoro insegna, per governare in maniera produttiva il pianeta si sono specializzati: abbiamo lo scienziato, il guerriero, lo storico di corte, il generale, il cuoco, il cacciatore, il procacciatore di decime… Non può mancare Sua Maestà l’Imperatore con tanto di (losco) ciambellano e, dulcis in fundo, l’Eretico della situazione, dissidente e spina nel fianco dei suoi simili. Arroganti, insopportabili, litigiosi, chiassosi e spassosi, gli Skeksis, spaventati dall’indebolimento del Cristallo, aspirano all’eternità e, previa una serie di esperimenti scientifici non esattamente in linea con il rispetto dei diritti umani, scoprono che l’elisir di lunga vita può essere estratto dai poveri abitanti di Thra. La pozione è oggetto di contesa e non manca il furbo di turno, quello che imbosca l’ampolla per succhiarne in solitudine il nettare oppure per farne un’arma di ricatto nei momenti difficili.

Ogni storia favolosa che si rispetti ha bisogno di un eroe. Il campione maschile della serie si chiama Rian, guardia scelta del Castello. Rian viene dal clan degli Stonewood, una stirpe di abili guerrieri il cui destino, vaticina la rugosa Aughra, è la sconfitta. Rian, l’unico testimone delle azioni scellerate degli Skeksis, che hanno succhiato l’anima alla sua dolce metà Mira per fare scorta di carburante, non è creduto dalla sua stessa tribù. Nemo propheta in patria. Chi metterebbe mai in dubbio la benevolenza dei propri Signori? Costretto ad un’esistenza raminga, braccato da una pesantissima insinuazione messa in giro sul suo conto, dopo varie peripezie il prode Rian solleverà un manipolo di giovani ribelli. I numerosi clan, fino a quel momento ciechi e sordi di fronte al potere tirannico, cementeranno una Santa Alleanza. Il popolo di Thra annovera anche i Grottan, protettori delle creature animali e vegetali: sarà la coraggiosa Deet, una specie di Eleven del genere fantasy (Stranger Things non fa cenno a The Dark Crystal ma la connessione, suggeriamo agli sceneggiatori, non sarebbe fuori luogo), la prima gelfling a cogliere i segnali del dissesto ecologico in atto, la misteriosa oscurità che skekSo, l’Imperatore, pretende di ammaestrare e diffondere, stile arma di distruzione di massa.

Qui, il recensore avrebbe la tentazione di inserire una digressione sui riferimenti presenti nella serie, per nulla velati, alla crisi climatica e su quanto vi gira attorno in termini di movimenti sociali, ma, temendo di apparire noioso come suo solito, si tace.

Tra i clan di Thra spicca la nobiltà dei Vapra, casata regnante ad Ha’rar, dove, tra le alture innevate, sorge una biblioteca d’Alessandria. La principessa Brea, erudita ed affamata di conoscenza, assiste alla morte di sua madre la regina Maudra per mano degli Skeksis. I confini tra il bene e il male non sono mai così netti. Anche tra i Vapra qualcuno, peraltro di alto rango, non riesce a credere alla crudeltà gratuita dei Signori, una cecità di giudizio che sarebbe opportuno definire ‘ideologica’.

Rian, Deet e Brea compongono un trio, sempre all’erta e con un brio che cresce episodio dopo episodio. Valorosi comprimari li accompagnano, compresi un aspirante paladino armato di cucchiaio, un gigante di pietra dal cuore tenero e una bestiolina ultrapelosa dall’aguzza dentatura. L’estro creativo ha partorito animali fantastici a ripetizione: Ippotrampoli, Nurloc, Luci-Falene…

I gelfling quando vogliono scambiarsi le esperienze condividono un luogo sospeso tra il reale e l’onirico, chiamato lo spazio dei sogni. Rian può sfruttare questa dimensione parallela, sottratta a censure, per comunicare agli altri la verità sulla fine tragica di Mira. La fantasia ci potrebbe portare lontano, forse ad intravedere un ponte tra Dark Crystal e il cyberpunk? O addirittura ad immaginare una strizzatina d’occhio alle primavere arabe e alle modalità di aggregazione dal basso e al potere di Internet? Esageriamo? Chissà. Intanto, quando entrano in gioco gli Influenti, è automatico associare i vispi animaletti, che si impossessano della mente altrui installandosi sulla guancia del malcapitato, a ben note forme di manipolazione dei comportamenti collettivi. Dark Crystal è ricco di spunti. All’elemento musicale è affidata la cesellatura emotiva di momenti salienti dello script: canti diplofonici mongoli, arie d’opera, lamenti funebri. Non mancano tamburi africani e saltarelli medievali. Kitsch? No. Gli autori hanno mescolato le componenti con la dovizia dell’alchimista. Soprattutto nel tratteggiare gli Skeksis, è stata svaligiata la cassetta degli attrezzi del grottesco, basti pensare ai banchetti, degni di una Trimalchionis Cena, con orrendi esserini (ancora vivi) serviti come pietanze e altre sciccherie disgustose. Notevoli anche le sequenze ad alto tasso di spettacolarità, movimenti aerei nel castello dei Vapra, incursioni spericolate nel mondo sotterraneo, e le scene d’azione, su tutte l’assalto alla surreale carrozza di skekSil e le comparsate da puro villain di skekMal.

Scenografi, disegnatori e animatori delle marionette hanno cercato di rendere la serie il più possibile vicina, in termini estetici, al film di partenza e ci sono riusciti. I temi “socio-politici”, razzismo tra clan, rispetto delle diversità, degenerazione del potere, pregiudizi di classe, sono però assai più marcati in questi dieci episodi, mentre la componente mistico-spirituale del racconto, pur presente, è declinata secondo accenti panteistici. Nella pellicola di Henson e Oz i personaggi guardavano il cielo in attesa della ricongiunzione dei tre soli, nel prequel seriale, invece, assistiamo a un pullulare di scontri dialettici molto terreni. Per chiudere, impossibile non accennare al doppiaggio. Certo, in Dark Crystal – La resistenza non vi sono attori, però gli attori di Hollywood hanno prestato le loro voci a Gelfling, Skeksis, Mistici, Podling e Dousan. Qualche nome? Taron Egerton (Elton John nel biopic Rocketman) è Rian, Nathalie Emmanuel (Missandei nel Trono di Spade) è Deet, la timburtoniana Helena Bonham Carter è All-Maudra, Alicia Vikander (già Lara Croft, nonché “moglie di”) è Mira. I dialoghi degli Skepsis sono esilaranti: Jason Isaacs, Ralph Ineson, Mark Hamill, Simon Pegg, la rapper Awkwafina infilano una battuta dietro l’altra. Ovviamente, con il doppiaggio italiano tutto ciò si perde, sebbene, è giusto ricordarlo, i nostri doppiatori siano bravissimi e mai a sufficienza lodati per la loro professionalità.

Quando uscirà la seconda stagione? Fra qualche trina, che domande…

CONSIGLIATA A CHI: sente di appartenere a una razza estinta, addenta ogni cosa gli capiti sotto i denti, dorme così profondamente da non ricordare in quale epoca si risvegli;

SCONSIGLIATA A CHI: ha la fobia degli scorpioni, odia i brufoli sul naso, ha una sorella che dice: “Sono io quella simpatica”

PERCORSI PARALLELI:

  • Un graphic novel: La Fiera degli Immortali (1980) di Enki Bilal, da cui il film Immortal Ad Vitam (2014) diretto dallo stesso autore;

  • Un disco: Ágætis byrjun dei Sigur Rós (1999)

TITOLO: Dark Crystal – La resistenza
TITOLO ORIGINALE: Dark Crystal – Age of Resistance
GENERI e SFUMATURE: Fantasy, Gotico, Vintage, Azione, Humour
NUMERO DI EPISODI: 10
DURATA DEGLI EPISODI: tra 46 minuti e un’ora l’uno
DATA di USCITA: 20 agosto 2019
DISTRIBUZIONE: Netflix

UN’IMMAGINE SIMBOLO: Rian che recupera la spada Dual Glaive e proclama a reti unificate la nascita della Resistenza

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