Cannes 2019.Summer of Changsha

Summer of Changsha **

Il detective Bin e il suo partner raggiungono la città di Changsha, la capitale della provincia dello Hunan in una calda mattina estiva.

E’ stato infatti ritrovata sulle rive del fiume cittadino, il braccio mozzato di un uomo. Le indagini sulle persone recentemente scomparse li protano dalla dottoressa Li, un chirurgo, che riconosce la mano come quella del fratello.

Bin ha perso da poco la sua donna, che si è suicidata al culmine di una terribile depressione. Li invece ha dovuto dire addio a un bambino nato con una rarissima malattia.

Mano a mano che procedono le indagini sul bizzarro omicidio, Bin e Li si avvicinano sempre di più, nonostante entrambi siano coinvolti in altre relazioni: il poliziotto con l’ex ragazza del suo partner, la dottoressa con un collega sposato.

Diretto e interpretato dall’attore Zu Feng, qui alla sua opera prima come regista, è un noir tutto in pieno giorno e un melò piuttosto stucchevole, che chiama in causa il destino, i sogni premonitori, la reincarnazione, il buddismo e tutto l’armamentario del pessimo sceneggiatore, compresa una musica inutilmente molesta e melanconica, per accentuare le componenti sentimentali di un film che nella sua detection è piuttosto fragile.

La risoluzione del caso è del tutto causale e piuttosto confusa e serve a Zu come puro espediente per far incontrare i suoi personaggi e coinvolgerli in una passione malsana, nella quale non è estraneo neppure un doppio tentativo di suicidio. Ovviamente destinato a un incredibile fallimento.

Se l’ambientazione e il mood generale non è neppure spregevole, anche se manca un qualsiasi significativo investimento sulla messa in scena, che non sia pura direzione d’attori, il film è zavorrato da una pornografia sentimentale che ne appesantisce ogni ambizione.

Troppo programmatico, per essere davvero coinvolgente, nonostante l’indubbia partecipazione dei suoi protagonsti, Summer of Changsha è destinato probabilmente a non arrivare mai nelle sale italiane.

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