Cannes 2019. Mektoub, My Love: Intermezzo

Mektoub, My Love: Intermezzo **1/2

Intermezzo: breve spettacolo o azione scenica, di carattere leggero e vario, che serve a riempire gli intervalli fra un atto e l’altro o fra due quadri successivi di una rappresentazione drammatica.

Dopo aver letteralmente travolto la Mostra di Venezia due anni fa con il Mektoub, My Love: Canto Uno, Abdellatif Kechiche porta sulla Croisette un Intermezzo della sua epopea, inspirata al romanzo La blessure, la vraie di Begaudeau e innervata da fortissimi elementi autobiografici.

Il primo film era ambientato a Séte, nel sud della Francia, nell’anno di grazia 1994, quando il giovanissimo scrittore e fotografo in erba, Amin, ritorna a casa per le vacanze, dopo aver trascorso un anno a Parigi, alla facoltà di medicina, presto abbandonata.

L’incontro con Ophelie, l’amante del cugino Tony, quello con due ragazze di Nizza, Cèline e Charlotte, e con lo zio Kamal, le serate passate nel ristorante della sua famiglia e le schermaglie amorose di un tempo troppo felice, riempivano di bellezza spensierata e di piccoli grandi desideri, il Canto Uno.

Il suo film magnifico, sensuale, illuminato ritratto di gioventù, era anche e soprattutto un film sulla forza dello sguardo, il suo e quello del protagonista, capaci di rispecchiarsi uno nell’altro. Se Kechiche infatti, con i suoi film, sembra cercare ogni volta di trovare un modo nuovo per risolvere quel conflitto tra realtà e rappresentazione, che è l’essenza stessa del cinema, ecco che il suo protagonista, artista agli esordi, nel corso di quell’estate magica, viveva su di sè gli stessi interrogativi e le stesse ansie.

Intermezzo si apre appunto con Amin, che sussurra a Charlotte, ‘guardami‘, mentre la sta fotografando: il suo primissimo piano si trasforma in un movimento discendente che svela la ragazza completamente nuda.

Torniamo quindi sulla spiaggia, dove Tony e l’amico Aimé, con la solita faccia tosta, conoscono Marie, una studentessa di Parigi, a Séte per le vacanze estive. La biondissima diciottenne viene subito accolta nel gruppo, che chiacchiera dell’imminente matrimonio di Ophelie, dei progetti per il futuro e del talentuoso Amin, misteriosamente assente da qualche giorno.

Il protagonista è sulla bocca di tutti: Céline ha deciso che lo sposerà, Ophelie lo attende per confessargli di essere incinta di Tony, il cugino ne magnifica gli interessi intellettuali e Marie, l’ultima arrivata, non può che far a meno di desiderarlo, prim’ancora di averlo conosciuto.

Con uno stacco di montaggio piuttosto deciso, Kechiche ci trasporta tutti nella discoteca che già avevamo conosciuto nell’ultima parte del Canto Uno. E’ qui che resteremo per le tre ore successive, prima di un semplicissimo e anticlimatico finale, che richiama quello del primo movimento di questa lunga sinfonia giovanile.

Come potete immaginare una discoteca è il posto meno adatto per far procedere il racconto, e così per Kechiche diventa solo un modo di rinnovare ossessivamente lo stallo, in cui sono finiti i suoi personaggi alla fine del Canto Uno, il vero leitmotiv di questo Intermezzo.

Amin dopo il brevissimo prologo rimane assente per oltre metà film: la sua relazione con Charlotte rimane nascosta a tutti e anche quando i due arrivano separatamente alla festa, restano rigorosamente lontani.

Ophelie diventa così il vero centro del racconto: dopo aver scoperto di essere incinta di Tony a tre settimane dal suo matrimonio con il marine Clement, ha deciso di mettere alla prova le intenzioni del cugino di Amin.

Il resto è solo pole dance, balli, baci, drink e chiacchiere urlate, interrotte bruscamente da una lunga scena di sesso orale al femminile, nei bagni del locale, che non lascia nulla all’immaginazione, così come sa, chi ha visto gli ultimi film di Kechiche.

Intermezzo però si accende solo quando Ophelie e Amin finalmente si ritrovano. Ma sono brevi momenti, in una lunga notte che il film ci fa vivere praticamente per intero, costingendoci ad un tour de force sfiancante.

Se Canto Uno era inoltre una riflessione illuminante sullo sguardo e sulle sue insidie, con Amin che assumeva sempre la funzione del soggetto, attraverso cui noi entravamo nell’universo narrativo del film, qui l’assenza di Amin, per oltre due ore, rende tutto meno chiaro e significativo.

Chi sta guardando Ophelie, Céline, Marie e gli altri ballare scatenati? Kechiche sembra essersi perso.

Salvo poi riprendersi quando Amin arriva alla discoteca. A questo punto però, rispetto al primo film, il suo ruolo è cambiato radicalmente: è lui l’oggetto interessato degli sguardi di molti. E’ lui ad essere desiderato, osservato, cercato. Da Ophelie, naturalmente, che ha bisogno di lui, da Céline, che forse ha deciso di fare sul serio, da Marie, che ne ha sentito parlare così tanto, da attenderne l’arrivo con impazienza e infine dalla sua prima fidanzata di Séte, che sembra non aver dimenticato il tempo passato assieme.

E’ questa forse la novità più interessante di questo Intermezzo. Ovvero il cambio di prospettiva su Amin, che diventa così anche un cambio di prospettiva per il film.

Per il resto questo Intermezzo non aggiunge molto a quanto avevamo già perfettamente compreso con Canto Uno. Il titolo è chiarissimo e non avrebbe dovuto trarre in inganno: non si tratta del secondo capitolo di una trilogia, ma di una pausa, che prelude ad un nuovo atto. Chissà se Kechiche riuscirà davvero a regalarci un Canto Due, risolvendo, almeno da un punto di vista narrativo, gli interrogativi lasciati aperti dal primo episodio e rafforzati da questa lunga pausa d’intermezzo.

Considerate le difficoltà distributive del Canto Uno, difficlmente vedremo questo Intermezzo in sala. L’ostilità che la stampa americana gli ha riservato e continua a riservargli, non lo aiuterà di certo. L’ipocrisia sul suo sguardo erotizzante – come fosse una colpa! – sul modo esplicito in cui mette in scena la sessualità dei suoi personaggi, lo rendono un paria nel panorama cinematografico internazionale.

Nonostante la Palma per La vita di Adele, i tanti César, il Leone d’Argento per Cous Cous.

La scelta del Festival di Cannes di metterlo ugualmente in concorso, pur con una versione ancora incompleta del suo film – rivelatasi peraltro 30 minuti più corta delle annunciate 4 ore – e proiettata senza titoli di testa e di coda, è il tentativo di sostenere uno dei registi francesi più straordinari degli ultimi vent’anni, che sembra tuttavia essere finito in un cul de sac, nel tentantivo impossibile di prolungare la magia della giovinezza lungo questa notte che non vuole finire mai.

Anche lui costretto ad uno stallo, ad un’impasse, che Intermezzo testimonia senza lasciare dubbi.

Eppure non vediamo l’ora di scoprire come continueranno le avventure di Ophelie e Amin, vicini, ma sempre troppo distanti: ogni volta che i loro sguardi si incrociano, il film sembra improvvisamente infiammarsi. Per ora l’appuntamento è solo rimandato…

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