Cannes 2019. The Wild Goose Lake

The Wild Goose Lake **1/2

Cinque anni dopo l’Orso d’Oro conquistato alla Berlinale con Fuochi d’artificio in pieno giorno, Diao Yinan approda al concorso di Cannes con il suo nuovo enigmatico The Wild Goose Lake, che mette in scena una lunga e notturna caccia all’uomo, tra addi, tradimenti, soldi e sangue.

Il protagonista è il piccolo criminale Zhou Zenong: una notte di furti per il controllo del territorio, finisce con un poliziotto ucciso, una ferita al petto e la necessità di sparire per sempre. Zhou è braccato dalla polizia che ha messo in piedi una task force per dargli la caccia, vorrebbe dire addio alla moglieYang, mentre un altro ring criminale lo vuole morto.

Ad aiutarlo una prostituta, Liu, che lavora per uno dei suoi uomini, che si presenta alla stazione, al posto della moglie: ci si potrà fidare?

Il film ricostruisce attraverso due flashback, a partire dall’incontro di Zhou e Liu, come si è arrivati allo stallo e alla fuga e perchè la moglie non è arrivata all’appuntamento con il protagonista.

Da quel momento il film continua a viaggiare in parallelo: il criminale ferito, che tutti vogliono morto, cerca solo di capire come far avere alla moglie la taglia che pende sul suo arresto.

Il suo destino è segnato, ma forse c’è ancora una possibilità per non uscire completamente sconfitto, da una notte imprevedibilmente fatale.

Nascondendosi nelle strade buie, nei condmoni affollati, di una città sporca e piovosa del Sud della Cina, Zhou si difende come può, cerca di scoprire chi l’ha tradito e di evitare le trappole che la polizia gli ha teso, utilizzando i suoi informatori.

Film notturno e pessimista, in cui tutto si confonde, The Wild Goose Lake, è meno duro e politico di Fuochi d’artificio in pieno giorno, affidandosi più chiaramente ad un racconto pienamente di genere, con il bandito braccato dal proprio destino, più che dai suoi nemici.

Ovviamente non poteva mancare una femme fatale in questo racconto noir, la prostituta che gioca una partita tutta sua e che si rispecchia nella moglie di Zhou, che la polizia ha convinto a collaborare e che si ritrova nella scomoda posizione di non potere nulla, per aiutare il protagonista.

Anche qui Yinan usa il cinema per raccontare la crudeltà di un paese che sembra aver perso la propria identità in cui vittime e carnefici, giustizia e vendetta non importano quasi più nulla.

Alla fine l’ispettore, interpretato da Liao Fan (I figli del fiume Giallo) scoprirà la verità, ma la terrà per sè. I suoi ragazzi si sono già fatti una foto con la loro preda. Il resto non conta.

La Cina di Yinan rimane un notte nera senza fine, un posto crudele, senza più coordinate morali. Eppure in quell’inquadratura finale sembra esserci una via di fuga, la promessa di una possibile alleanza: un barlume di speranza forse?

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