Cannes 2019. Zombi Child

Zombi Child **1/2

La storia di Clairvius Narcisse, il contadino di Haiti, ridotto a schiavo senza volontà nelle piantagioni di canna da zucchero, su cui Wade Davis ha scritto il suo famoso libro Il serpente e l’arcobaleno, si intreccia a quella di sua nipote, alunna di un esclusivo collegio napoleonico in Francia, grazie alla Legion d’Onore assegnata e la madre, per aver combattuto il regime di Duvalier.

Magia vodoo, amori infranti, solidarietà femminile e circoli segreti: tutto questo è al centro del nuovo film di Bertrand Bonello, uno dei registi francesi più originali e provocatori di questi anni, che dopo lo straordinario Nocturama, torna a posare il suo sguardo su un gruppo di giovanissimi, questa volta ossessionati dai misteri di una loro compagna, di origini haitiane.

La piccola confraternità che l’accoglie, nei suoi innocui rituali notturni, imparerà a scoprire la potenza della magia nera, ma continuerà a far fatica nel superare i pregiudizi verso una compagna ritenuta sempre ‘strana’.

In parallelo invece scorre la storia di Clairvius, un contadino creduto morto e reso uno zombi, per quasi venti anni, prima di riabbracciare la sua amata nel 1980.

Bonello cerca ancora di costeggiare l’orrore, che scorre nascosto nella nostra società e che riemerge quasi per caso. Ne racconta le radici reali, non il mito fantastico che il cinema ci tramanda, ma questa volta il risultato è meno compatto e profetico rispetto ai terroristi di Nocturama. Il suo film tuttavia non è meno inquietante, mescolando etnografia, politica, appropriazione culturale e dramma adolescenziale.

Solo che il suo cinema meditativo e autoriale fatica un po’ a prendere il ritmo giusto nel raccontare la storia di Clairvius e della nipote Fanny, adolescente ribelle in una scuola d’élite. Il film rimane enigmatico, spesso impenetrabile, in buon parte non riuscito, soprattutto nella sua svolta finale, che si affida più alla forza visiva, che al rigore narrativo.

E se pure i momenti haitiani hanno una forza ancestrale e oscura, il controcanto francese non riesce mai a connettersi in modo convincente. L’idea che una delle compagne di Fanny decida poi di evocare le maledizioni voodoo, per risolvere i suoi rovelli amorosi, con risultati prevedibilmente disastrosi, lascia un po’ il tempo che trova.

Irrisolto.

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