Quando eravamo fratelli

Quando eravamo fratelli **

Il secondo film di Jeremiah Zagar, dopo il documentario del 2009, Into a Dream, è tratto dal romanzo breve autobiografico di Justin Torres, We the animals, che racconta una breve stagione nella vita di tre fratelli a Utica, un piccolo borgo rurale upstate New York.

Il padre di origini portoricane, fa la guardia notturna, scappa e ritorna a casa senza soluzione di continuità, la madre, operaia in una fabbrica di bibite, la loro casa di lamiera in mezzo al bosco: sono queste le coordinate entro cui si muove la vita di Jonah, Joel e Manny.

I tre ragazzini giocano in mezzo alla natura, compiono piccole marachelle in città, assistono ai litigi continui e alla riappacificazioni dei genitori, vivono una vita semplice, fatta di nulla.

L’acquisto di un pick up o lo scavo di una fossa davanti casa diventano avventure eccitanti, così come le notti passate a dormire nei sacchi a pelo, nella fabbrica in cui lavora il padre.

Jonah però sembra essere diverso dagli altri fratelli: tiene una sorta di diario illustrato su un grande quaderno nascosto sotto il materasso, e pian pian scopre pulsioni sessuali lontane dal machismo burbero del padre, anche grazie alle lezioni impartite via vhs, da un ragazzino più grande di lui.

Il film di Zagar paga un debito non formale all’ultimo cinema di Malick ed in particolare a The Tre of Life, di cui riprende non solo la struttura drammatica eterea e disarticolata, la fotografia curatissima e naturalista, qui in pellicola 16mm, e il montaggio frammentato, ma anche il racconto dell’infanzia di tre ragazzini nel contesto della piccola provincia americana e del loro rapporto con due genitori in perenne conflitto caratteriale.

Solo che Quando eravamo fratelli è la versione proletaria e terrena del racconto di Malick, certamente più borghese e metafisico.

Non è un caso allora che l’unico elemento narrativo forte, viene dall’educazione sessuale di Jonah, dalla scoperta di pulsioni e desideri nuovi, che il film manifesta in modo significativo attraverso l’animazione a passo uno dei disegni a matita di Jonah.

Se il regista dimostra così una sua sensibilità è forse proprio nell’introduzione di questo elemento originale, che individua nella creazione artistica, lo spazio per essere se stessi, per esprimere davvero le proprie passioni. Uno spazio in cui perdersi, per essere davvero liberi.

Girato da attori non professionisti, che la macchina da presa di Zagar pedina e immerge in una natura serena e impassibile, Quando eravamo fratelli è il classico figlio del più autentico cinema indie americano: minimalista, derivativo, formativo e poco di più.

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