Game of Thrones 8: secondo episodio

Dark Mirrors e Stanze di Cinema vi racconteranno le sei puntate dell’ultima stagione del Trono di Spade con uno speciale, per ogni episodio. Questo è il secondo: A Knight of the Seven Kingdoms. La recensione contiene degli spoilers: se non volete rovinarvi la sorpresa, leggetela dopo aver visto la puntata.

Game of Thrones 8: secondo episodio ***1/2

Il secondo episodio dell’Ottava riparte da dove si era concluso il primo e cioè da Ser Jaime Lannister. E’ il suo primo piano ad emergere nella grande sala delle udienze, solo, in piedi ad ascoltare la voce di Daenerys che racconta di come il fratello per farla addormentare le raccontasse la storia dell’uomo che aveva ucciso il loro padre, pugnalandolo alla schiena e di come un giorno sarebbe stato punito. Lo sguardo di Jaime trasmette la piena consapevolezza delle proprie colpe, ma allo stesso tempo un forte senso di fierezza: egli rifarebbe tutto quello che ha fatto per difendere la propria famiglia: “Volete che chieda perdono? Non accadrà. Eravamo in guerra”.

Non c’è solo la Regina ‘nata dalla tempesta’ a giudicarlo, ma accanto a lei ci sono anche Sansa e Jon e se quest’ultimo non sembra inizialmente prendere posizione, Sansa si esprime con la consueta determinazione. Lei non si fida per niente dello “Sterminatore di re”.  Almeno fino a quando non è Lady Brienne a garantire per lui: allora Sansa si convince: “Io ti affiderei la mia vita. Se tu affideresti la tua a lui, dovremmo farlo restare”.

Una scena drammatica, corale, fatta di sguardi fuori campo e di rimandi incrociati tra i personaggi che gli spettatori più fedeli possono cogliere al volo. David Benioff e D.B. Weiss vogliono sfruttare nel migliore dei modi le conoscenze del proprio pubblico. A livello stilistico sono i primi piani ed i piani medi ad avere la meglio e l’unica inquadratura comprensiva di tutta la sala serve a dare il senso della solennità del momento, poco dopo l’inizio dell’episodio.

Da lì in poi la macchina da presa si soffermerà solo sui singoli personaggi e lo spettatore sarà con frequenza chiamato in causa per completare il senso dell’inquadratura. O per aggiungervi un senso ulteriore. In una situazione del genere il non verbale riveste un ruolo determinante, ma per decodificarlo nel modo corretto è indispensabile la conoscenza del pregresso, delle vicende passate e del modo di pensare dei personaggi.

Solo così è possibile capire lo sguardo sbigottito di Jaime quando Bran gli dice”Quante cose si fanno per amore”o il motivo per cui sulla parola lealtà egli si volti verso Lady Brienne o ancora la durezza dello sguardo di Daenerys verso Tyrion. Il Folletto non se la passa molto bene in questo inizio di episodio: la sua Regina è molto dura nel commentare il tradimento di Cercei: “Questo fa di te un traditore o uno sciocco” e lui stesso sembra dubitare dei propri mezzi quando, voltandosi verso  Jorah e Lord Varys, mette in dubbio la sua permanenza nella carica di Primo Cavaliere: “Sospetto che uno di voi avrà questa spilla prima che finisca tutto”.

Sarà lo stesso Jorah a parlare con Daenerys e a farle rivalutare le qualità di Tyrion. Caduto in disgrazia, il Folletto è salvato proprio da chi lo aveva imprigionato: una dinamica molto frequente tra i personaggi del Trono di Spade che contribuisce al loro fascino. Ciascuno di loro sa ridefinire il proprio campo di alleati, le proprie gerarchie di valori e di affetti, andando oltre a momenti di contrapposizione anche drammatica. In un colloquio privato, di fronte all’accusa di Daenerys che Tyrion abbia commesso molti errori, e anche gravi, Jorah infatti risponde: “Come tutti d’altronde. Ma lui li riconosce e ne trae insegnamento”.

Tyrion in effetti è quello che lo fa meglio di tutti. “Ho commesso un errore comune alle persone intelligenti: ho sottovalutato il mio avversario” dice al fratello, dimostrando di aver già analizzato il proprio errore di valutazione nei confronti della promessa d’aiuto della sorella Cercei. Rivedere il fratello maggiore, in un momento cruciale per la sopravvivenza non solo personale, ma di tutti i Sette Regni è per il Folletto l’occasione per riflettere su quanto sia cambiato dalla prima volta che ha messo piede a Grande inverno, quando non era altro che “un puttaniere ubriaco”. Ora non è più quel tempo, anche se allora tutto era più facile, “Migliorarsi a volte è pericoloso”, ma Tyrion sa benissimo che è l’unica strada da percorrere.

Tener traccia delle proprie esperienze, della propria storia è proprio quello che fa in senso estensivo anche Bran ed è il motivo per cui il Re della Notte vuole ucciderlo. “Vuole cancellare il nostro mondo. Io sono la sua memoria”. “In fondo la morte è questo – gli fa eco Sam Tarly – Dimenticare. Cadere nell’oblio”. Di fronte alla necessità di creare un “piano di battaglia” emerge con forza il “senso della battaglia” ed il ruolo che ciascuno giocherà.

Tyrion non parteciperà alla battaglia, ma resterà nelle cripte, con le donne ed i bambini.  A poco valgono le sue rimostranze: la Regina ha deciso. Daenerys riconosce la sua statura intellettuale, ma a suo modo, con rudezza, senza concessioni alla retorica: “Di loro (sta parlando degli uomini che si apprestano a rischiare la vita in battaglia) ce ne sono molti. Ma tu sei unico”.

Più di qualunque incarico e di qualunque carica, la frase che la Regina rivolge al Primo Cavaliere è l’attestazione di quanto Tyrion sia importante per lei e per il prosieguo della stagione.

Nel frattempo Winterfell è tutto un ribollire dei colpi dei fabbri che forgiano le armi per la battaglia, del lavoro dei soldati che preparano i fossati e si esercitano con le spade: questo tempo che Sandor Clagane paragona ad un matrimonio è una preziosa occasione (per noi spettatori) di avvicinamento alla battaglia. Ancora una volta va dato atto alla qualità incredibile dello staff di supporto: possiamo davvero immergerci in questo mondo e nella frenesia delle attività di preparazione della battaglia perché ciascuna comparsa rende la propria interpretazione speciale, curando i minimi dettagli affinché essa sia il più realistica possibile. E’ di questa assoluta dedizione che si nutre la serie e che ne costituisce la trama su cui si innestano tutte le altre eccellenze.

Al di là degli incontri (Jon con Tormund), degli abbracci (quello tra Sansa e Theon è uno dei più intensi), dei ricordi (Ser Davos che rivede in una bambina la piccola Shireen Baratheon e ci fa commuovere), delle soddisfazioni che si cerca di cogliere in quella che potrebbe essere l’ultima notte (Arya che si prende Gendry, ma anche Brienne che diventa cavaliere e ci regala il primo vero sorriso delle sue 39 apparizioni), l’aria si fa sempre più grigia e fredda: lo scontro finale è davvero alle porte.

Il secondo episodio ci regala anche tanta ironia: sono numerosi i momenti in cui si sorride e lo si fa con l’affetto compiaciuto che si riserva alle persone che conosciamo da tempo e che abbiamo imparato ad accettare per quello che sono. Parole, vino, battute, abbracci e anche una bella canzone in stile medievale per suggellare qualcosa che sta per finire per sempre. Non importa quale sarà l’esito della battaglia, questa è davvero l’ultima occasione per stare tutti insieme.

Sul finire c’è il tempo per una nuova agnizione, sempre nella cripta, nel buio illuminato dal fuoco, Jon rivela a Daenerys di essere il figlio legittimo di suo fratello e quindi un Targaryen. Aegon Targaryen. La Regina più che preoccupata di come questa rivelazione possa ostacolare il loro amore sembra interessata esclusivamente alle conseguenze per il Trono di Spade. Il segnale di pericolo costringe i due giovani a rimandare la discussione: ora c’è qualcosa di più urgente da affrontare.

Immaginiamo che a fronte di questi primi due episodi di incontro e preparazione, la grande battaglia contro il Re della Notte occuperà la terza e la quarta puntata cioè la parte centrale della stagione, per poi spingere la storia ed i protagonisti rimasti verso Approdo del Re e l’ultimo scontro prima di raggiungere il Trono di Spade.

Una curiosità: in questo episodio non compare Cercei che fino a questo momento era stata uno dei personaggi più presenti della serie, inferiore per numero di apparizioni solo a Tyrion Lannister.

IN PILLOLE

  • Dove: Sky Atlantic (lingua originale con sottotitoli, doppiato in italiano dal 29 aprile)
  • Durata: 50 minuti
  • La cosa che ci è piaciuta di più: la canzone di Jenny e l’indulgere sul privato dei protagonisti nell’ultima notte prima della battaglia.
  • Il personaggio: Tyrion
  • Il particolare: il meraviglioso corno da cui Tormund Giantsbane si ubriaca, dopo aver raccontato una storia su come sia stato allattato dai giganti.

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2 pensieri riguardo “Game of Thrones 8: secondo episodio”

  1. “Io ti affiderei la mia vita. Se tu affideresti la tua a lui, dovremmo farlo restare”.

    Riconoscere un mancato congiuntivo, pareva brutto?

  2. Sì, in effetti può suonare scorretto.
    Bisognerebbe chiederlo a chi si è occupato di sottotitolare e doppiare l’episodio.

    In originale la battuta era:
    I trust you with my life.
    If you trust him with yours,
    we should let him stay.

    Tu vorresti correggerlo in questo modo?
    Io ti affiderei la mia vita.
    Se tu affidassi la tua a lui,
    dovremmo farlo restare.

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