Alex Ross Perry: Golden Exits / Her Smell

Continuiamo il viaggio nel cinema di Alex Ross Perry, a tre anni di distanza dalla prima ricognizione con Listen Up Philip e Queen of Earth, grazie ai suoi ultimi due film, entrambi inediti nel nostro paese: Golden Exits è uscito negli States nel febbraio 2018, dopo il debutto al Sundance e alla Berlinale, mentre Her Smell è stato distribuito la settimana scorsa, con un certo successo, dopo un’anteprima a Toronto e al NYFF.

Chiudevamo il primo pezzo dedicato ai suoi film, con la notizia che Perry, regista newyorkese d’adozione, indipendente vero, per spirito e ambizione, aveva accettato di scrivere l’adattamento, per la Disney, di Christopher Robin – Ritorno al bosco dei 100 acri, a partire dalla serie di romanzi dedicati a Winnie the Pooh.

La commessa prestigiosa e mainstream, che ha fruttato un film capace comunque di incassare 200 milioni di dollari nel mondo, non ha cambiato per nulla il suo percorso artistico e il rigore del suo cinema umanista, capace di indagare le fragilità dell’animo e i delicati equilibri familiari e professionali con grande sensibilità.

Golden Exits **

Il quinto film di Alex Ross Perry sembra uscito dalla vena più malinconica e bergmaniana del Woody Allen degli anni ’80: una ronde sentimentale e familiare che lega un piccolo gruppo di personaggi, le cui vite scorrono apparentemente posate e monotone, in una New York soleggiata e primaverile.

La routine solo di facciata si incrina e mostra le sue crepe profonde di insoddisfazione, noia, paure e infedeltà quando Naomi, una venticinquenne australiana, entra nelle loro vite.

Assunta da Nick, un archivista di mezz’età, al lavoro sui documenti lasciati dal suocero Timothy, Naomi lavora con lui in un piccolo ufficio in uno scantinato, suscitando i dubbi di Alyssa, la moglie di Nick e l’approvazione di Gwen, la sorella single che si è occupata di preservare la legacy del padre.

A New York Naomi ritrova Buddy, un ragazzo conosciuto da bambina in Australia: quest’ultimo è sposato con Jess, ed insieme gestiscono uno studio di registrazione.

La sorella di Jess, Sam, è l’assistente personale di Gwen, chiudendo così il piccolo cerchio all’interno del quale la presenza conturbante di Naomi, finisce per evocare fantasmi di tradimenti passati e di insicurezze mai veramente superate. Come in una sorta di Teorema, in cui il sesso è stato sostituito dalle chiacchiere esistenziali, Golden Exits, si prolunga in una teoria pressochè infinita di duetti e dialoghi tra i protagonisti, che finiscono presto per parlarsi addosso, costretti da Perry a girare attorno ad una drammaturgia minima, in cui non succede mai davvero nulla.

In fondo una frase di Naomi all’inizio del film sembra essere profetica, rispetto a quello che avremmo poi visto nei 90 minuti successivi: “Mi piacerebbe scrivere delle rappresentazioni non romanzate di gente ordinaria, in modo da renderli interessanti. Non ci sono molti film sulla gente ordinaria, che in effetti non fa nulla”.

Golden Exits è proprio questo: il tentativo non molto riuscito di raccontare le piccole grandi paure e i desideri di gente normale, in quella new york borghese che ha fatto la fortuna di molti registi e scrittori del novecento.

Tuttavia Perry questa volta pretende troppo dalla sua abilità nel dirigere gli attori e butta via un cast notevole e ispirato, guidato da Emily Browning, nel quale Mary Louise Parker giganteggia su tutti, costringendolo a vaneggiare e rimugginare pensosamente, senza mai muovere la trama di un millimentro.

Il film si svolge dall’8 aprile al 17 giugno, come ci informano le didascalie, ma non c’è mai una scossa, una deviazione, una deriva, un motivo che ci spinga non dico ad affezionarci, ma anche solo a partecipare allo struggimento dei suoi personaggi, che rimangono solo figure di un romanzo, che riporremmo volentieri in una libreria polverosa.

Decisamente più interessante l’ultimo film di Perry, Her Smell, che segna una sorta di svolta, almeno rispetto al milieu newyorkese, borghese e intellettuale, da sempre al centro della sua riflessione.

Her Smell **1/2

Sinfonia in cinque atti e quattro interludi, Her Smell racconta la vita spericolata di Becky Something, frontwoman del trio punk Something She, che nei primi anni ’90 si è conquistato il suo spazio nella scena del rock indie.

Il film si apre con il primo di quattro contributi homevideo, con le tre musiciste, Becky, Mari e Ali, che festeggiano la copertina di Spin, una rivista di settore. Poi il film ci fa piombare sul palco con loro e poi nel backstage influocato e lisergico, nel quale Becky si confronta con una separazione imminente e dolorosa, con una figlia piccola da accudire, con piccole e grandi rivalità professionali.

Circondata dal suo piccolo clan e da un santone contribuisce a creare un’atmosferma malsana e onirica.

Nuovo stacco: Beck e le altre distruggono il disco d’oro conquistato dal loro album e poi ci ritroviamo in sala di registrazione dove si consuma la rottura fra le tre e il disastroso fallimento del tentativo di produrre un nuovo disco, mentre il produttore disperato di Becky convoca in studio un nuovo gruppo al femminile, le Aker Girls, che sono in ascesa e potrebbero dare una mano alle Something She, se Becky non mandasse tutto a monte.

Un altro piccolo interludio familiare con la madre di Becky, introduce il terzo movimento, ancora in backstage di quello che dovrebbe essere il concerto del rientro della protagonista con le Aker Girls, ma le cose precipitano rovinosamente sino all’arresto della cantante, ormai fuori controllo.

Il quarto movimento è ambientato all’interno della casa di campagna Becky, quattro anni dopo: assediata da cause legali e riconquistata la sobrietà, Becky cerca di ricominciare a scrivere, per sè e per la sua bambina, affidata al padre. Toccato il fondo, bisogna risalire.

L’ultimo capitolo è quello della reunion delle Something She, per i 20 anni della loro etichetta storica la Paragon, per un concerto collettivo.

Perry racconta la caduta di Becky lungo la scala dell’autodistruzione: pur senza voler identificare la sua protagonista con personaggi realmente esistiti, ma cercando una strada propria nel mettere in scena la sua follia, Her Smell ci accompagna lungo una discesa comune a molte star, indie o mainstream poco importa. Il senso invincibilità, gli eccessi comportamentali, le droghe, la costruzione di un’identità continuamente oppositiva, il buco nero della creatività, le tensioni infinite della performance: tutto contribuisce al collasso emotivo di Becky.

Come è accaduto a molte icone rock bruciare velocemente i propri anni è l’unica cosa che conta e Becky ci riesce perfettamente. La ritroviamo poi negli ultimi due movimenti nei panni della sopravvissuta, della testimone di un tempo che non c’è più, nonostante siano passate poche stagioni, che appaiono invece come una vita intera.

I personaggi di Alex Ross Perry sono quasi sempre imperfetti e fallaci, fragili ed emotivamente instabili, ma il suo sguardo su di loro è sempre compassionevole: per raccontare il loro piccolo inferno quotidiano, la sua macchina da presa diventa mimetica e immersiva, si muove a fianco a loro, ne segue le derive, talvolta per offrire una seconda possibilità.

Il suo cinema, che certamente deve molto anche a Roth, De Lillo, Pynchon, è certamente influenzato dalla lezione di Cassavetes e dal suo lavoro sull’attore, ma anche dalle avanguardie europee degli anni ’60.

Qui, assieme al direttore della fotografia Sean Price Williams, suo storico collaboratore, decide di segnare il viaggio di Becky anche cromaticamente, annegando i primi tre capitoli in dominanti rosse e blu, che amplifano l’effetto infernale della discesa della protagonista. Il quarto capitolo invece, nel naturalismo delle luci chiare e degli interni della casa di campagna di Becky, mostra il suo equilibrio ritrovato. Infine il backstage finale illuminato a giorno dai neon freddi mostra la distanza abissale rispetto al punto di partenza.

Straordinaria Elizabeth Moss nei panni di Becky, umorale e insopportabile, eppure fragile, indifesa, imprevedibile nei suoi slanci affettivi. Già meravigliosa protagonista di Queen of Earth, il suo sodalizio con Perry è tra la cose migliori della sua carriera. Accanto a lei un cast di primissimo livello con Dan Stevens nei panni del marito, Amber Heard in quelli dell’amica e poi rivale Zelda. Cara Delevigne e Ashley Benson sono due delle Aker Girls, mentre Eric Stoltz è il manager della Paragon e VIrginia Madsen è la madre di Becky.

Musiche di Alicia Bognanno e Keegan DeWitt.

Il prossimo progetto di Alex Ross Perry sarà l’adattamento e la regia del racconto Rest Stop (Area di sosta), tratto dalla raccolta Al crepuscolo di Stephen King.

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