Alex Ross Perry: Listen Up Philip / Queen of Earth

Listen Up Philip

Listen Up Philip **1/2

Alex Ross Perry è uno dei registi più interessanti e misconosciuti del panorama indie americano. Originario della Pennsylvania, laureato alla NYU, durante gli studi ha lavorato al Kim’s Video store dove ha conosciuto molti dei collaboratori, che l’hanno aiutato nel debutto dietro la macchina da presa e nei suoi primi film.

L’esordio del 2009, Impolex, è ispirato a L’arcobaleno della gravità di Pynchon, ma il suo nome comincia a comparire sul radar del cinema americano con il secondo tentativo The Color Wheel, una commedia che pesca a piena mani dall’universo narrativo di Philip Roth.

Il grande romanziere di Newark ha influenzato molto anche il suo terzo film, Listen Up Philip, che nel 2014 viene presentato al Sundance Film Festival.

Listen Up Philip 1E’ il suo primo film davvero distribuito e riceve un’ottima accoglienza. Interpretato d Jason Schwartzman, Krysten Ritter, Elisabeth Moss e Jonathan Pryce, racconta l’incontro tra un giovane aspirante romanziere che sta per pubblicare il suo secondo romanzo, Philip, ed un grande maestro, Ike Zimmerman, che vive upstate New York, in una casa in campagna e che ha apprezzato il suo lavoro.

Philip vive con una giovane fotografa, Ashley, che sembra affermarsi molto rapidamente di lui e che finisce per entrare in conflitto con la sue idiosincrasie e la sua misantropia.

Philip accetta l’invito a passare l’estate da Ike, qui conosce la figlia Melanie e comincia a lavorare all’università locale, grazie ai buoni auspici di Zimmerman.

Listen Up Philip, che sin dai nomi sembra richiamare il mondo del grande Philip Roth, non è tanto un omaggio allo stile o ai personaggi di quest’ultimo, quanto un racconto che chiama in causa il vero scrittore, i suoi rapporti umani contrastati, le sue fughe dalla grande città.

Non c’è sesso nel film di Perry e non c’è neppure molta ironia o compassione per i suoi personaggi: Philip fin dalla prima scena in cui rovescia tutte le sue frustrazioni su una malcapitata fidanzata, è un protagonista del tutto detestabile, supponente, apparentemente privo non solo qualunque simpatia umana, ma persino di un qualche comprensibile talento. listen-up-philip-feature

Pieno di sè, ben oltre ogni tolleranza, si crogiola nella propria infelicità auto inflitta, che neppure gli esistenzialisti franc
esi del dopoguerra avrebbero osato mettere in pubblico.

La vicinanza con Ike non fa che amplificare la misura del suo ego, inesorabilmente destinato alla sconfitta anche sentimentale, oltre che lavorativa.

Il film di Perry non è certo uno di quei tipici film da Sundance ed è molto lontano anche dall’universo chiuso e nostalgico di Baumbach, a cui pure si avvicina almeno per il milieu intellettuale e newyorkese di partenza.

Il suo character study è sgradevole e privo di concessioni allo spettatore.

Queen of Earth ***

Ancor più estremo è Queen of Earth, il suo ultimo film, che ha debuttato alla Berlinale, lo scorso mese di febbraio ed è arrivato in sala negli Stati Uniti solo a fine agosto.

Interpretato da Elisabeth Moss e Katherine Waterston, nei panni di due amiche, Catherine e Virginia, che trascorrono due lunghe estati assieme, nella casa di quest’ultima, il film racconta attraverso la contrapposizione parallela dei due piani narrativi lo sfaldarsi progressivo della loro amicizia.

Queen 1Catherine lavora come assistente del padre, un grande artista americano. Virginia vive della ricchezza dei suoi genitori, apparentemente senza far nulla.

Catherine ha un fidanzato, James. Virginia frequenta un odioso vicino, Rich.

La sicurezza apparentemente incrollabile di Catherine viene messa a dura prova quando il padre si uccide e il fidanzato la molla. Il film comincia proprio con il suo volto disfatto dalle lacrime, il trucco sfrangiato: il mondo che si era costruito e che indossava come una corazza è andato in frantumi.

L’estate da Virginia segna il suo definitivo isolamento dalla realtà, assalita da una depressione devastante e minacciosa, per l’amica e l’odioso Rich.

Perry dipinge un altro ritratto fuori dagli schemi e dai clichè, grazie alla prova maiuscola della Moss, già straordinaria in Mad men, come nel suo precedente Listen Up Philip.

Il film gioca sulle suggestioni del thriller psicologico e sta addosso ai suoi personaggi chiudendoli in una sorta di prigione invisibile da cui non riescono ad uscire.

Catherine e Virginia conducono una sorta di duello in cui attrazione e repulsione si compenetrano indissolubilmente e la crudeltà femminile esplode in tutta la sua silenziosa potenza. L’alienazione in cui Catherine finisce per rinchiudersi ha soluzioni imprevedibili.QUEEN_7

Il film si apre con pianto dirotto e si chiude su una risata fragorosa. Eppure il percorso non sarà così lineare.

Il modello di riferimento di Perry è questa volta il primo Polanski, quello di Cul de Sac e Repulsion, ma anche il Bergman più sperimentale degli anni ’60 e un certo cinema italiano degli anni ’70, a cui pure Peter Strickland, con The Duke of Burgundy e Berberian Sound Studio, sembra rendere omaggio, sia pure con una prospettiva più di genere.

Ad interrompere questo percorso autoriale così originale è però arrivata la Disney che ha ingaggiato Alex Ross Perry per scrivere un adattamento live action di Winnie the Pooh.

Nel frattempo il regista ha opzionato i diritti del romanzo I nomi, che Don De Lillo ha scritto nel 1982.

Non tutto è perduto…

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