Il ragazzo che catturò il vento

Il ragazzo che catturò il vento **

Il debutto alla regia dell’attore Chiwetel Ejiofor (12 anni schiavo, Inside Man, I figli degli uomini) è stato presentato prima al Sundance, quindi alla Berlinale, prima di approdare su Netflix per tutti dal 1 marzo.

Ispirato alla vera storia di William Kamkwamba e tratto dal romanzo autobiografico scritto con Bryan Mealer, The Boy Who Harnessed the Wind è ambientato in Malawi all’inizio del secolo.

Le piogge e la siccità mandano in rovina il raccolto nel villaggio dove vive il tredicenne William, interpretato dall’esordiente Maxwell Simba. Il solito presidente africano intrallazzatore e vigliacco, se ne frega del’imminente carestia, mentre i contadini muoiono di fame, le violenze si diffondono nei campi, le scuole di provincia chiudono e i bambini sono costretti a lavorare nei campi con i genitori.

William però sui libri della biblioteca scolastica aveva studiato un modo per realizzare con una batteria d’auto, una pompa rudimentale e una pala di fortuna, un rudimentale sistema d’irrigazione alimentandolo con l’energia del vento.

Perchè possa funzionare William ha bisogno però della bicicletta del padre, ovvero l’ultima proprietà rimasta alla sua famiglia…

Il film di Eljiofor è il solito deludentissimo esordio di un attore alla regia. Nessuna idea di messa in scena, una bella storia edificante, attenzione esclusiva al protagonista e ai comprimari, fotografia che più arida non si potrebbe, con la luce africana ad illuminare tutto e tutti.

Eljiofor, come molti che pensano di poter passare dietro la macchina da presa, non ha la minima idea di come impagini una storia come quella di William, senza farne l’ennesimo santino edificante, di stampo paratelevisivo. La stessa scelta di mescolare la lingua locale ad un inglese maccheronico, mostra tutti i limiti culturali dell’operazione, che non mostra neppure quell’urgenza narrativa che ci aspetterebbe in un caso come questo.

Il cinema sta da un’altra parte, nonostante l’immagine stretta – che in uno schermo tv non ha però alcun senso – e una drammaturgia che confonde il cinema classico con un catalogo pressochè infinito di banalità e scelte già viste un milione di volte.

Dopo 5 minuti sappiamo esattamente cosa ci racconterà il film, come lo farà e addirittura come terminerà con l’inevitabile foto del vero William e delle didascalie sul suo successo, dal piccolo villaggio fino alle conferenze del TED.

Noia mortale.

William and the Windmill di Ben Naboros è un documentario che racconta la stessa storia, uscito nel 2013.

 

 

 

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