Berlinale 2019. Querência

Querência **

“La querência è il luogo in cui il toro continua a tornare istintivamente nel corso della corrida. A poco a poco, mentre lotta col torero, nel suo cervello si ramifica un attaccamento a una determinata parte dell’arena, che diventa la sua casa. Qui, il toro sente di essere al sicuro.
Questa certezza lo rende molto più pericoloso e difficile da uccidere”
Morte a mezzogiorno, Hernest Hemingway (1932)

Marcelo de Sousa è attaccato alla sua terra. Minas Gerais gli ha dato i natali, qui è cresciuto, qui lavora nella sua hacienda allevando animali cui è tanto attaccato da poterli chiamare per nome uno ad uno, qui si dedica al rodeo, la sua passione. Una sera come tante, un gruppo di banditi fa incursione nella sua proprietà e saccheggia tutto ciò per cui ha lavorato duramente. Privato del suo bestiame, estraneo in casa propria, Marcelo si rimbocca le maniche e inizia la sua lotta per riuscire a voltare pagina.

Fra conversazioni smozzicate, sguardi acquosi e inquadrature brutalmente oneste, con Querencia il regista Helvecio Marin Jr fotografa l’essenza del Brasile rurale, una terra in cui gli abitanti vivono in accordo coi ritmi della natura, fatta di sudore e concretezza, a pochi chilometri di distanza dalla modernità del centro – dove “bere una birra con gli amici si chiama happy hour” – ma ostinata a rimanere autonoma, discostata da istituzioni vissute come “criminali” e inadatte.

Lentamente si rimane impastati in questo inesorabile incedere di giornate identiche fra loro, mentre l’appiattimento dell’uomo sulla natura risulta in una sequenza di primi piani sui tori indistinguibili da quelli sui protagonisti. Quando ormai siamo assuefatti e vagamente abbioccati sulle poltroncine della sala, la svolta!

I colori pastello esplodono, Marcelo raddrizza la schiena e si schiarisce la gola, è cominciato il rodeo e lui e l’amico Taic sono i presentatori urlanti, espansivi, adorati dalla folla. Persino la polvere che finora aveva ricoperto tutto di un velo di rassegnazione torna ad essere associata allo scalpitare di zoccoli, al movimento, alla festa. Fra sudore, ammicchi e commenti esaltati sulle performance dei contendenti, il nostro toro Marcelo si appropria del suo spazio, si costruisce la propria querencia sotto le luci dei riflettori e torna a splendere di luce propria.

Tirando le fila, la sensazione è che la pellicola si trascini più a lungo del dovuto, il che non è il massimo per un film che dura 87 minuti. Rimane notevole il finale.

Presentato alla 69esima edizione del Festival Internazionale di Cinema di Berlino.

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