City of Lies – L’ora della verità

City of Lies – L’ora della verità **

Brad Furman regista di video e produttore, laureato alla Tisch di New York, aveva sinora al suo attivo soprattutto The Lincoln Lawyer del 2011: ovvero l’inizio della seconda fase della carriera di Matthew McConaughey, che in un paio d’anni lo avrebbe portato sino all’Oscar.

I successivi Runner Runner e The Infiltrator sono rimasti nell’ombra, fino a questo City of Lies – L’ora della verità, interpretato da Johnny Depp e Forest Whitaker, che vuole raccontare attraverso un ritratto del detective Russell Poole della LAPD, alcune delle pagine più controverse della storia criminale della città degli angeli degli anni ’90.

Il film è tratto dal saggio dello scrittore Randall Sullivan, LAbyrinth, che ricostruisce le ultime indagini assegnate a Poole, prima delle sue dimissioni dalla polizia di Los Angeles.

Gli anni ’90 erano anni difficili per l’LAPD: dopo il pestaggio dell’innocente Rodney King e il pasticcio dell’omicidio di Nicole Simpson e del processo a O.J., cominciavano a venire a galla la corruzione, il razzismo, l’incompetenza di un corpo infedele e marcio.

Nel marzo del 1997 a Russell Poole viene assegnato il caso di una sparatoria tra due agenti in borghese: il nero Kevin Gaines e il bianco infiltrato Frank Lyga. Un semplice alterco ad un semaforo finisce male, con Gaines che estrae la pistola e Lyga che lo fredda, in mezzo al traffico delle highway.

Il caso però diventa subito politico.

Pochi giorni prima Christopher Wallace, ovvero Notorius B.I.G., uno dei rapper più conosciuti del paese, era stato freddato all’uscita di un locale, con quattro colpi sparati da una berlina.

Poole, a cui viene assegnato il caso – dopo essere stato promosso alla divisione Robbery & Homicide – comprende che c’è un filo sottile che lega Kevin Gaines e alcuni poliziotti infedeli dell’LAPD, che lavorano anche per l’etichetta Death Row Records e per il suo capo, il criminale Suge Knight, e l’omicidio di Notorius B.I.G., ovvero il più acerrimo rivale dei rapper della Death Row, Tupac Shakur, MC Hammer, Snoop Dog.

Tupak era stato ucciso a Las Vegas sei mesi prima, in circostanze mai chiarite e la nuova esecuzione sembrava ristabilire un improbabile equilibrio sanguinario, nella faida tra rapper rivali.

Il film di Furman si muove su due piani temporali diversi: gli anni ’90 in cui le indagini di Poole portano alla luce connessioni pericolose e omertà e il presente, nel quale un giornalista investigativo cerca di far luce sui fatti accaduti vent’anni prima, proprio grazie all’ossessione di Poole, che pur in pensione, non ha mai smesso di accumulare prove e di indagare sui fatti.

Proprio queste ultime indagini di Poole furono decisive per far scoppiare il più grande scandalo nella polizia di L.A., quello della corruzione della divisione anti gang, la Rampart division.

Eppure secondo le teorie di Poole, quello scandalo, che coinvolse oltre 70 poliziotti, fu una sorta di copertura, per evitare di rivelare i legami ancor più profondi tra il dipartimento e la criminalità organizzata e di strada.

I film di Furman ricostruisce uno scenario ben poco conosciuto, almeno fuori dagli Stati Uniti. Regala inoltre a Johnny Depp un buon ruolo drammatico, in cui l’attore sembra mostrare lampi del talento passato ed ora sepolto in troppi ruoli puramente alimentari.

Il confronto con Forest Whitaker esalta lo stile trattenuto e l’understatement di Depp, qui imbolsito e invecchiato con un paio di baffetti assai poco glamour. Furman l’ha scelto a ragion veduta, per la sua abilità nel sembrare un corpo estraneo rispetto all’ambiente in cui si muove.

E se City of Lies non è particolarmente memorabile da nessun punto di vista, narrativo o stilistico, lascia tuttavia intuire che il talento di Depp arde ancora sotto la cenere.

Troppo poco?

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