Carlo Chatrian nuovo direttore della Berlinale

AGGIORNAMENTO 22.6.2018

Ora è ufficiale: terminato il 71 Festival di Locarno, Carlo Chatrian comincerà a lavorare per la Berlinale 2020, con il ruolo di direttore artistico della rassegna continentale.

L’olandese Marinette Rissenbeek lo affiancherà in qualità di responsabile amministrativa. Entrambi avranno un contratto quinquennale, subentrando a Dieter Kosslick, che aveva concentrato su di sè i due incarichi dal 2001.

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Sono i giornali tedeschi, subito ripresi dalla stampa inglese, ad annunciare che la Berlinale avrà un direttore italiano: Carlo Chatrian, attualmente alla guida del Festival di Locarno è stato individuato, dopo un lungo screening come l’uomo giusto per rilanciare una delle più grandi e prestigiose rassegne continentali.

La conferma ufficiale ancora non c’è, ma la strada sembra segnata. Chatrian concluderà il suo mandato di sei anni come direttore artistico a Locarno e dal 2020 guiderà la Berlinale.

Dieter Kosslick, che era in carica dal 2001, dopo aver sostituito Moritz De Halden, dovrebbe curare ancora l’edizione del prossimo anno: il suo contratto è in scadenza al 31 maggio 2019.

Ma negli ultimi tempi la sua direzione aveva sollevato più di qualche polemica, fino ad arrivare alla pubblicazione sullo Spiegel di una lettera aperta di 79 registi tedeschi, che chiedevano alla Berlinale un cambio di passo, “an outstanding curatorial personality who is passionate about cinema, well-connected internationally and capable of leading the festival into the future on an equal footing with Cannes and Venice.” 

Berlino, sotto la direzione De Halden, era diventato soprattutto il festival degli americani, che portavano al vecchio Zoopalast i loro film da Oscar. In quegli anni l’Orso d’Oro ha sorriso a John Cassavetes, Richard Pearce, Barry Levinson, Lawrence Kasdan, al Costa Gavras americano di Music Box, due volte ad Ang Lee, e poi ancora a Jim Sheridan, Milos Forman, Terrence Malick, Paul Thomas Anderson. Undici vittorie americane in vent’anni.

Dopo De Halden le cose sono cambiate, dal 2000 il festival si è trasferito nella nuova Potsdamer Platz e le scelte di Kosslick sono state molto più autarchiche e sempre più di ricerca.

Berlino è stato il primo festival a riconoscere l’animazione di Miyazaki, il nuovo cinema inglese di Winterbottom e Greengrass, la new wave turca e quella rumena, la vitalità sudamericana dei brasiliani Salles e Padilha e del cileno Lelio, ereditando dalla Venezia post-Mueller anche i cinesi più scomodi e un’attenzione inedita al cinema della realtà.

Il concorso tuttavia si è un po’ impoverito, a favore di una pletora di sezioni parallele, nelle quali scovare, come in una miniera, la pepita d’oro celata nel fango.

Per Carlo Chatrian è una grande sfida. Con lui a Berlino, Moretti alla Quinzaine e Barbera saldo alla Mostra, tutti e tre i grandi festival europei adesso parlano, almeno in parte, italiano.

Auguri di buon lavoro e congratulazioni!

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