Tabula Rasa: la verità attraverso i labirinti della mente

Verità e mistero: due serie Netflix tra reale e soprannaturale

Le case stregate, il soprannaturale e l’inquietudine ridestano i vostri sensi e tonificano a vostra mente? Adorate i drammi familiari? Netflix in queste settimane ci propone due prodotti che possono rispondere alle vostre esigenze: Requiem e Tabula Rasa. Con queste produzioni il canale continua, dopo la convincente esperienza di Dark (Germania) e 3% (Brasile) e la meno riuscita prova italiana di Suburra, a puntare su prodotti fortemente geo-caratterizzati, proseguendo il tour europeo con: la Gran Bretagna, peraltro protagonista anche della recente Collateral,  ed il Belgio.

Il percorso che segue Tabula Rasa è profondamente diverso da quello di Requiem. Là dove la serie inglese va progressivamente ampliando il peso dedicato al sovrannaturale, quella belga invece riesce a riassorbirlo in una dinamica equilibrata in cui è il dramma personale e familiare a svolgere la funzione di centro da cui si irradiano e a cui ritornano i raggi della vicenda.

I travagliati rapporti tra i personaggi, sospesi tra verità e menzogna, tra felicità ed infelicità, tra sanità e malattia fanno tutti riferimento alla famiglia come nucleo da cui tutto ha origine e a cui tutto ritorna. Ma il bello è che non stiamo parlando di un dramma familiare, ma di un thriller. E’ questo il valore aggiunto di una serie solida, costruita con sapienza e cura dei dettagli e che può riscontrare l’interesse di quanti sono appassionati di diversi generi.

Il fenomeno della contaminazione, che di per sé la serialità rende più semplice perché dilata la vicenda così da rendere possibile la contemporanea esplorazione di generi narrativi diversi, trova in questa serie una prova efficace e di grande tenuta cha sarà apprezzata da un pubblico che va dagli amanti dell’horror a quelli del thriller a del dramma familiare.

Già dal titolo è piuttosto chiaro il leit-motiv dei nove episodi che compongono la prima stagione dello show: la perdita di memoria; la mente della protagonista Mie (Veerle Baetens) è ridotta come una tabula rasa, come cioè una tavoletta cerata vuota su cui è possibile scrivere qualunque cosa. Ami più che scrivere disegna e nei disegni troverà molte risposte nella ricerca di verità sulla scomparsa di Thomas De Geest (Jeroen Perceval) di cui progressivamente si renderà conto di essere sospettata.

Chiusa in una casa di cura per malati di mente, aiutata da uno strampalato piromane, la donna progressivamente riesce a recuperare la memoria: in una sapiente alternanza di flash-back ripercorriamo con lei i mesi precedenti alla scomparsa di Thomas.

L’abilità della scrittura è quella di riuscire non solo a rendere credibile questo progressivo recupero della memoria, ma ad utilizzarlo come strumento per approfondire la personalità dei personaggi coinvolti. Ad ogni tuffo nel passato acquisiamo nuove informazioni sui protagonisti della vicenda, sempre però passando dalla mente di Ami e quindi da ricostruzioni che sono parziali e che con il passare del tempo e l’acquisizione di nuovi ricordi cambiano – anche radicalmente – fisionomia.

Vediamo ad esempio definirsi il carattere di Benoit (Stijin Van Opstal), il marito di Annemie. Riusciamo solo con il passare del tempo a capire il motivo della sua freddezza nei confronti della figlia, l’ansia di controllo verso la moglie, ad ogni ricordo lo vediamo acquisire un carattere più pieno, più articolato; ad ogni flash-bahk dubitiamo di lui e della sua fedeltà nei confronti di Ami; arriviamo perfino a pensare che sia stato lui ad uccidere Thomas in un eccesso di gelosia. Il tutto sempre passando dal lento e faticosa lavoro di ricostruzione compiuto dalla mente della protagonista e che noi condividiamo passo dopo passo.

La fatica di Mie è un po’ anche la nostra e la dilatazione del tempo narrativo (che certo avrebbe potuto essere più concentrato) è funzionale a far percepire questa fatica. Nel frammezzo non mancano i colpi di scena e le rivelazioni che cambiano la nostra percezione e che ridefiniscono il territorio in cui ci stiamo muovendo insieme ad Annemie. Il ritmo presenta qualche caduta di tensione, ma nel complesso anche quando la narrazione si focalizza sulle dinamiche familiari e dà ampio spazio al confronto verbale lo spettatore resta coinvolto nella vicenda.

Il resto lo fanno una prova attoriale convincente, non solo da parte dei protagonisti: anche personaggi con minore spazio come l’ispettore Wolkers (Gene Bervoets) o il piromane Vronsky (Peter Van Den Begin) sono caratterizzati da ottimi professionisti. La colonna su cui è poggiata la vicenda, proprio come in Requiem era Matilda, qui è Mie: la Veerle, forse poco conosciuta dal grande pubblico, ma peraltro già premiata come migliore attrice al Tribeca per Alabama Monroe, dimostra tutta la propria abilità nell’interpretare un personaggio che attraversa condizioni fisiche e psichiche tra loro molto diverse.

La fotografia è capace di muoversi con maestria tra le tonalità fredde della foresta e quelle algide della casa di cura, con l’irruzione del colore, soprattutto il rosso (basti pensare alla sabbia che percorre tutta la vicenda, alle croci sugli alberi della foresta tracciate da Ami per non perdere la strada di casa, al sangue che è ben presente, come da tradizione horror, in diverse forme e consistenze).

Un altro elemento caratterizzante la serie è l’importanza del sogno. Come e anche più dei disegni, sono proprio i sogni a rappresentare una via d’accesso alla memoria per Mie che passa attraverso stati che assomigliano ad allucinazioni, visioni, momenti onirici in stato di veglia. Tra i molti momenti onirici resta impresso quello della danza con la figlia, con le ripetute cadute che comportano la rottura di parti del corpo e infine della testa, come se Ami fosse una bambola di porcellana e non una donna in carne e ossa.

Un appunto sul finale che non ci è parso del tutto convincente: in questo caso la scrittura, che pure aveva sorretto con coerenza tutto il percorso, ci è sembrata debole e troppo ripiegata sui clichè propri del genere.

TABULA RASA
NUMERO PUNTATE: 9
DURATA MEDIA PER PUNTATA: CIRCA 55 MINUTI
DISTRIBUZIONE: NETFLIX
DATA DI USCITA IN ITALIA: 15 MARZO

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