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Points of view: Bridget Jones’s Baby

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Bridget Jones è tornata. La single più pasticciona, bizzarra e notoriamente sfortunata, archetipo femminile per la sua lotta alla diminuzione del girovita e alle divertenti vicende sentimentali, irrompe ancora una volta sul grande schermo con la sua esuberanza, simpatia ed ironia con un nuovo episodio: “Bridget Jones’s Baby”.

A 15 anni dal debutto al cinema con “Il diario di Bridget Jones” (2001) e a 12 anni dal suo sequel “Che pasticcio, Bridget Jones!” (2004), il terzo episodio non perde un colpo offrendo al grande pubblico una commedia brillante e frizzante legata al simpatico personaggio che quasi si era dimenticato ma che, ci si rende conto, ci era tanto mancato.

Si riparte dal trio amoroso: i due attori, intramontabili icone del film, Renée Zellweger (Bridget) e Colin Firth (Mark Darcy), mentre apparentemente “scomparso” risulta Hugh Grant, il latin lover Daniel Cleaver, il cui degno sostituto è Patrick Dempsey nei panni del nuovo ed affascinante spasimante americano Jack Qwant.

Ormai over quaranta e single, Bridget si ritrova a festeggiare l’ennesimo compleanno da sola in pigiama, nel suo salotto, al lume di una candelina. Questa volta, però, non canta “All by myself” ma “Jump Around”. Fin dalle prime scene, Bridget mostra una nuova energia. Ha rotto con Mister Darcy ed è impegnata nel nuovo lavoro di produttrice televisiva nel quale ne combina di tutti i colori.

Durante un weekend con la sua collega ed amica Miranda, Bridget incontra Jack Qwant, esperto in amore ed algoritmi, con il quale trascorre una focosa notte di passione. Perso di vista, pochi giorni più tardi Bridget ha un inaspettato ritorno di fiamma con Mister Darcy. Il risultato è, come suggerisce il titolo, un bambino in arrivo ma chi è il padre?

Sfortunata sì, ma allo stesso tempo fortunata perchè quale donna non vorrebbe essere contesa e divisa tra due spasimanti di alto livello? Il cavaliere british ed integerrimo senza macchia Darcy e l’americano affascinante, disinvolto e più alla mano Jack. Ma chi conquisterà definitivamente il cuore di Bridget? E a chi appartiene il bambino in arrivo?

Il pubblico affezionato propende per Mister Darcy ma bisogna riconoscere che Patrick Dempsey è un degno rivale nonchè un’ottima scelta per aggiungere un po’ di pepe alla vicenda e per mettere in crisi non solo Bridget ma anche gli spettatori (o meglio le spettatrici).

Il cast a tre è completato e condito da un cast di contorno altrettanto brillante: la svampita madre di Bridget (Gemma Jones), il padre un po’ più savio (Jim Broadbent), la collega Miranda (Sarah Solemani), pari a Bridget per follia, e la ginecologa (Emma Thompson), completamente coinvolta e rassegnata all’indecisione sentimentale e all’enigma sulla paternità della sua paziente.

Il tempo passa per i personaggi e per i loro intepreti ma il pubblico riconosce in essi volti e ruoli che è felice di rincontrare. Ritroviamo una Renée Zellweger in splendida forma, per nulla rovinata dagli interventi di chirurgia estetica che avevano fatto scandalo negli ultimi mesi, interprete di una Bridget che ha raggiunto il suo pesoforma ma che ha ben altri problemi. Colin Firth, con qualche capello bianco sulla fronte e abbastanza scavato in volto, è alto, magro (forse un po’ troppo), affascinante e perfetto nel suo stile british aderente ad una ferrea etichetta londinese. Sulla new entry Patrick Dempsey non c’è che dire: risplende di luce propria.

Icona femminile per la sua autoironia e rassegnazione ai suoi difetti, le sue gaffe e la sua goffaggine, l’energia e il divertimento della nuova Bridget deriva da una sceneggiatura creata ad hoc, firmata anche dall’attrice Emma Thompson, che diverte non tanto per azioni comiche o eccessivamente grottesche ma per la parola arguta e la battuta ironica pronunciata nel modo giusto e al momento giusto.

Il terzo capitolo di Bridget Jones non sbaglia un colpo, funzionante in ogni suo aspetto, entusiasma, diverte, fa ridere e sorridere. Bridget non poteva fare ritorno migliore.

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