Suicide Squad ancora in testa, ma gli incassi crollano…

Suicide Squad 2

Suicide Squad si conferma in testa al box office americano per la seconda settimana, con 43 milioni di dollari, 222 complessivi in 10 giorni e 465 in tutto il mondo.

Sarebbe un discreto risultato, se il film non fosse costato 175 milioni, escluse le riprese aggiuntive e il marketing…

L’accoglienza freddissima da parte della stampa, nonostante le proteste dei fans, si è rispecchiata in quella del pubblico, con un calo del 67% rispetto al primo weekend.

Il fatto che il film non avrà un’uscita in Cina renderà ancora più difficile alla Warner rientrare dei costi.

Al secondo posto debutta l’animazione sboccata e R-Rated, Sausage Party, scritta da Seth Rogen e Evan Goldberg (Superbad, Strafumati, The Green Hornet, Facciamola finita) con le voci di James Franco Kristen Wiig, Salma Hayek, Edward Norton, Jonah Hill: 19 milioni di budget, 33 l’incasso del primo weekend…

Al terzo posto Il drago invisibile della Disney, firmato da David Lowery, con 21 milioni, al quarto Jason Bourne con 13 milioni e 126 complessivi, che diventano 246 in tutto il mondo. Anche qui è difficile che la Universal recuperi le spese.

Così come accadrà alla Paramount con Star Trek Beyond, fermo a 139 milioni in patria e 211 nel mondo, con un budget di produzione di 185. E non parliamo neppure del flop della Sony con il nuovo Ghostbusters.

Niente di tragico, sono tutti film che hanno superato i 100 milioni, la soglia del successo solo qualche anno fa. Ma i costi sono diventati esponenziali, le major investono moltissimo su pochi consolidati film – franchise, sequel, animazioni, cinecomics – sperando sempre in un incasso da record nel primo weekend per rientrare delle enormi spese. Si scommette forte su pochi prodotti, con l’idea di recuperare tutto e subito. Il gioco però comincia a mostrare la corda.

Molti hanno scritto che questa è la peggiore estate di sempre per le major americane e per l’idea del blockbuster estivo. Non solo per i dati magri al box office, ma anche per la povertà dei prodotti serviti al pubblico americano.

Due soli film hanno funzionato ed erano entrambi sequel a prova di bomba: Alla ricerca di Dory e Captain America: Civil War. Entrambi della Disney, così come l’unico grande successo primaverile, Il libro della giungla, uscito in anticipo a metà aprile.

Tutto il resto ha faticato ad imporsi e forse finirà per restare nella colonna ‘loss’ dei bilanci di queste enormi corporation.

Qualche onesto impiegato degli uffici marketing perderà il posto, qualche executive faticherà a farsi assegnare nuovi progetti, ma i grandi capi delle major dormono apparentemente sonni tranquilli.

Ma è davvero questo il modello di business che Hollywood vuole perseguire? Per una Disney che riesce a gestire perfettamente le sue galline dalle uova d’oro – Marvel, Star Wars, Pixar, fiabe classiche e animazione tradizionale – ci sono altre cinque grandi che stentano e pestano il naso contro il muro.

In Italia intanto, Suicide Squad debutta con quasi 2 milioni in due giorni di programmazione, seguito da Il drago invisibile con 1,1 milioni: uniche forme di vita di un box office come al solito boccheggiante, eppure evidentemente recettivo alle novità.

 

 

 

 

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