Venezia 2015. L’attesa

L'attesa 3

L’attesa **1/2

Liberamente tratto da La vita che ti diedi di Pirandello, L’attesa è il debutto alla regia di Piero Messina, assistente di Paolo Sorrentino sul set de La grande bellezza e This must be the place.

Subito accolto in concorso a Venezia, il film è ambientato tutto in una villa alle pendici dell’Etna, nella quale una giovane ragazza francese, Jeanne, vorrebbe raggiungere per Pasqua il suo fidanzato, Giuseppe.

Ad accoglierlo però trova solo la madre Anna, sconvolta da un improvviso lutto familiare.

Tra le due donne, entrambi francesi, si instaurerà un rapporto sempre più intenso, nonostante le parole non dette e una realtà che appare evidente a tutti, ma non ai protagonisti.

L’attesa si prolunga fino alla vigilia di Pasqua, durante la quale una grande processione travolge il paese.

La verità è insopportabile da dire prim’ancora che da vivere. Meglio rimuoverla finchè è possibile.

Il film di Piero Messina ha il ritmo secolare della Sicilia e della sua natura imperturbabile e assolata: il passo lento ed elegante coinvolge le due protagoniste in un gioco doloroso e struggente di verità e menzogne.

La composizione pittorica dei piani e lo scontro ideale tra la vitalità inarrestabile di Jeanne e la melanconia disperata di Anna, consentono a Messina una messa in scena impressionistica, che nell’impossibilità dell’elaborazione del lutto vorrebbe annegare persino il senso della realtà.

E se lo spettatore ha chiaro sin dalle prime scene il senso vano dell’attesa, non così i protagonisti che sembrano incapaci di vedere davvero i segni inequivocabili della verità.

Naturalmente per cercare di rendere credibile una sceneggiatura che si regge su una premessa così sottile, Messina ed i suoi sceneggiatori ambientano il film nei primi anni del nuovo secolo, quando l’uso dei telefoni cellulari non era così invadente e pervasivo come ora e sparire per un paio di giorni senza dar segno di sé non destava sospetti immediati.

Juliette Binoche è come sempre inarrivabile nei panni di Anna, la mater dolorosa: attraversa il film con una forza espressiva sconvolgente. Impossibile pensare a L’attesa senza di lei.

Quello di Messina è un cinema di pochissimi elementi, che fa i conti con l’assenza, oltre che con l’attesa, e su questa costruisce un dialogo sempre più necessario tra i suoi personaggi.

E’ cinema d’autore il suo, nel senso più classico del termine, che richiede allo spettatore una disponibilità e un’empatia che mal si conciliano con una visione distratta e superficiale.

Naturalmente L’attesa è un film che si può anche respingere, liquidandolo come un esordio pretenzioso e inconcludente, retto da uno spunto assai poco credibile, che mette a dura prova il patto con lo spettatore, ma a nostro avviso lo sguardo di Messina rivela invece una maturità e una sicurezza, anche nella direzione degli attori, che lasciano ammirati e che vorremmo ritrovare più spesso nel cinema italiano.

L'attesa

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