Cinema con vista: Ted 2

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Irriverente, sboccato e demenziale, il fortunato franchise di Seth MacFarlane mira a stupire con una comicità a tratti disturbante, riflettendo ancora una volta sul valore dell’amicizia in una società in cui conta solo il singolo. Il desiderio fiabesco di un bambino alla ricerca di un orsetto parlante è svanito col primo capitolo, ma il legame uomo-peluche si è rafforzato, assumendo una nuova dimensione. La realtà ha bussato prepotentemente alla porta di festini e goliardiche serate, ricordando che la vita non può essere solo divertimento in un mondo afflitto da incomprensioni e mancanza di diritti.

I sopravvissuti al primo film gioiranno nel vedere che la comicità sguaiata e “sopra le righe” di Ted è rimasta un marchio di fabbrica, ma questa volta si cerca di elevare le aspettative, affrontando temi seri ed impegnati senza mai prendersi troppo sul serio. L’ orsacchiotto più maleducato di Hollywood diventa paladino delle minoranze, difendendo i Diritti Umani e rivendicando la sua necessità di essere una persona senziente agli occhi dello Stato. Si citano grandi autori letterari e vengono imbastiti processi in grande stile, ma la voglia di far satira rimane sempre troppo forte per cercare un salto di qualità. Il “demenziale” non viene mai abbandonato e tra droghe e spinelli alcune volte viene spontaneo chiedersi quale sia il filo conduttore, in una società fumosa e distorta.

Ted 2 rappresenta tutto ciò che un bambino non dovrebbe mai vedere, ma per un adulto piovono risate a scena aperta, dimenticando il perbenismo che talvolta affligge il nostro modo di vivere. La sospensione del giudizio è indispensabile e non bisogna interrogarsi troppo sul divario tra giusto e sbagliato perché, come dicono le nostre nonne, “ l’abito non fa il monaco”. Si deve andare oltre le apparenze per accettare una simile demenzialità, oppure prendere il tutto con leggerezza, con la stessa allegria con cui i due personaggi vivono le loro vite stravaganti.

L’effetto sorpresa del primo capitolo è sfumato nella nuvola di uno spinello, lasciando spazio ad un film più political correct, conscio delle proprie mancanze e dei limiti da non superare. Ted era arrivato nelle sale con la forza di una bomba ad orologeria, presentandosi come un flusso di simpatica maleducazione incapace di porsi alcun tipo di barriera, ma purtroppo le regole di mercato hanno imposto il loro corso. Ted 2 ha dovuto barattare la propria libertà per piegarsi ad un botteghino che impone certi canoni, anche per una pellicola la cui facciata grida all’anticonformismo.

Seth MacFarlane ha imparato da fallimenti come Un milione di modi per morire nel West ed ha costruito un prodotto carico di energia e citazioni cinematografiche, che regalano genuine emozioni. La sigla iniziale risveglia l’anima musical americana, omaggiando Fred Astaire e Ginger Rogers, mentre sterminati campi coltivati di marijuana si rivelano un’ottima occasione per ricordare il genio del compositore John Williams; senza dimenticare lo sfortunato destino riservato al campione di NFL Tom Brady ed il simpatico cameo di Liam Neeson in pieno stile Io vi troverò.

Ted 2 rappresenta il naturale processo degenerativo della commedia, in un turbinio di risate e indignazione capace di incollare ad una poltrona su cui è meglio accomodarsi senza troppe aspettative.

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