Cannes 2015. Taklub

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Taklub **1/2

Il nuovo film di Brillante Mendoza, racconta tre storie sullo sfondo del tifone Haiyan, che ha cambiato per sempre la vita degli abitanti di Tacloban nelle Filippine: 6.245 morti accertati, quasi 30.000 feriti e oltre 1.000 dispersi.

La vita di Bebeth, Larry e Erwin è cambiata per sempre, quando la furia della natura ha spazzato via le loro famiglie e le loro certezze.

I sopravvissuti cercano i famigliari dispersi e forse perduti.

Il film comincia con una tenda delle Nazioni Unite brucia intrappolando la famiglia di Renato, miracolosamente sopravvissuta al tifone.

E’ la beffa definitiva, che spinge Bebeth, a fare una colletta tra le macerie e nel suo piccolo locale dove continua a cucinare la colazione con quello che riesce a trovare.

Nel frattempo il religiosissimo Larry cerca di andare avanti dopo aver perduto la moglie e trova conforto nella sua chiesa.

Il piccolo Erwin ha perso invece i genitori.

Mendoza gira il suo film più semplice ed anche quello più tradizionale. Tre storie in uno scenario da tregenda. Tre storie necessarie, con il solito occhio al paesaggio ed al racconto etnografico, ma assai risaputo e con una vena cattolica che non gli riconoscevamo.

Nonostante la commozione e la bellezza terribile e spettrale della città di Tacloban, il film di Mendoza si rifugia in un simbolismo ed in un lirismo insistiti, che finiscono con l’appesantirlo.

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